Sempre più vertenze da badanti contro famiglie italiane. Motivi, rischi e come difendersi

Sempre più vertenze dove si rischia di pagare molti e molti soldi portate avanti dalle badanti, ecco cosa fare se accade e come difendersi.

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Come difendersi da una vertenza di una badante in nero?

Il miglior modo per difendersi da una badante in nero che minaccia una vertenza e delle minacce da parte della badante in nero che chiede soldi per evitare la vertenza è quello di procedere ad una regolare assunzione di una badante, riconoscendo alla lavoratrice ogni diritto previsto da Ccnl, da retribuzione a ferie, permessi, malattia, ecc, e ‘pretendendo’ che assolva agli obblighi sempre previsti da contratto. 
 

Come difendersi da una vertenza di una badante in nero? Avere una badante rappresenta oggi per molte famiglia una vera e propria necessità se sono presenti nel nucleo familiari parenti anziani, sia autosufficienti che non. Avere una badante in nero implica, ovviamente, costi inferiori per la famiglia che la assume, ma assumerla con regolare contratto di lavoro protegge da una serie di rischi e sanzioni. 

  • Vertenza da badante in nero come difendersi
  • Badante in nero e vertenza cosa rischia datore di lavoro

Vertenza da badante in nero come difendersi

Se una badante che lavora in nero annuncia una vertenza, per difendersi il datore di lavoro dovrebbe immediatamente procedere alla regolare assunzione della lavoratrice, in modo da ‘mettersi al riparo’, stipulando un regolare contratto di lavoro per badanti e non correre rischi di alcuna sanzione. Dopodicchè, di fronte alle minacce di vertenza da parte di una badante, non si dovrebbe fare altro.

Può, infatti, spesso capitare che la badante in nero, prima di procedere ad una vera e propria vertenza nei confronti del datore di lavoro, chieda soldi per la liquidazione, cercando di avere il più possibile.

Ma, dal canto suo, il datore di lavoro sa bene che una vera e propria causa in tribunale una badante non potrà mai avviarla, per via degli elevati costi che potrebbe comportare, quindi il consiglio è quello di avviare una trattativa con la badante in nero che minaccia di fare una vertenza, non rispondere mai a telefonate o messaggi ammettendo l’assunzione in nero, in modo da non fornire prove che la badante potrebbe usare contro lo stesso datore di lavoro, e rispondere solo se dovesse arrivare una lettera di un legale o di un sindacato.

Per evitare questa trafila, nonché le minacce da parte della badante in nero che chiede soldi per evitare la vertenza, la migliore difesa è quella della regolarizzazione dell'assunzione di una badante in nero, riconoscendo alla lavoratrice ogni diritto previsto da Ccnl, da retribuzione a ferie, permessi, malattia, ecc, e ‘pretendendo’ che assolva agli obblighi sempre previsti da contratto. 

In genere, per fare una vertenza nei confronti del proprio datore di lavoro, la badante deve rivolgersi al sindacato di categoria che, a sua volta, raccoglie le prove necessarie fornite dalla badante a sostegno della sua denuncia e convoca il datore di lavoro per trovare una conciliazione. 

Se non si trova un accordo tra la badante e il datore di lavoro, il sindacato avvia un vero e proprio procedimento legale nei confronti del datore di lavoro. La durata dei processi per cause di lavoro è, in media, di due anni.

Badante in nero e vertenza cosa rischia datore di lavoro

Avere una badante in nero non è legale e se la stessa decide di fare una vertenza, il datore di lavoro potrebbe rischiare sanzioni pesanti che, come previsto dalle leggi in vigore, scattano per: 

  • mancata comunicazione dell’assunzione, e in tal caso la sanzione amministrazione oscilla da 200 a 500 euro per ogni lavoratrice in nero, da pagare al centro per l’impiego;
  • omessa iscrizione all’Inps, e in tal caso la sanzione va da 1.500 euro a 12mila per ogni lavoratrice in nero, maggiorata di 150 euro per ogni giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili previste contro il lavoro in nero.

Per l’omesso pagamento dei contributi previdenziali, le sanzioni sono pari al tasso del 30% su base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% e un minimo di 3mila euro, indipendentemente dalla durata del lavoro svolto effettivamente. Il datore di lavoro può, infatti, avere una sanzione di 3mila euro anche per una sola giornata di lavoro in nero. 


 





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il