Come fare a sapere quanto si è guadagnato realmente primo anno apertura partita iva. Calcolo ed esempi

Con il forfettario non c'è la possibilità di detrarre le spese effettuate per l'esercizio della propria attività, ma solo i contributi previdenziali versati nell'anno di imposta.

Come fare a sapere quanto si è guadagnat

Partita Iva, come conoscere guadagni primo anno?

Per sapere quali sono i guadagni effettivi ottenuti con il regime fiscale della partita Iva è indispensabile distinguerli dai ricavi. Perché con guadagno si intente la cifra effettiva che verrà intascata mentre il ricavo equivale alla somma dei valori finali presenti in fattura, da cui vanno sottratti tutte le voci aggiuntive ovvero l'Iva, i contributi previdenziali a carico del committente, l'importo della marca da bollo (se presente). Non solo, ma per calcolare il guadagno effettivo è necessario sottrarre anche le tasse da pagare e i contributi previdenziali. Alcuni esempi aiutano a comprendere le modalità di calcolo.

Nulla è più importante dei numeri come per i possessori di partita Iva. Anzi, nel caso di chi ha aderito al regime forfettario sono vitali poiché la permanenza nella condizione agevolata è ammessa solo entro un limite di reddito. Ecco quindi che diventa essenziale sapere quanto si è guadagnato realmente, soprattutto primo anno di apertura partita Iva poiché la situazione può non essere completamente chiara.

Per intenderci sulla complessità dei calcoli, nel regime forfettario il reddito viene calcolato non sulla differenza tra ricavi e costi come avviene nel regime ordinario. Il criterio seguito è quello del calcolo forfettario. In pratica viene applicato un coefficiente di redditività sul reddito complessivo dato dalla somma di ricavi e compensi.

Non c'è la possibilità di detrarre le spese effettuate per l'esercizio della propria attività, ma solo i contributi previdenziali versati nell'anno di imposta. Sul reddito così calcolato si applica l'aliquota del 15% sostitutiva di Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche), addizionali regionali e comunali e Irap (Imposta regionale sulle attività produttive).

Ben diverso è il caso del regime ordinario in cui sono applicate aliquote differenti sulla base degli scaglioni di reddito. Non solo, ma come precisato dall'Agenzia delle entrate, a differenza di quanto accade con il regime forfettario sono rilevanti le plusvalenze e le minusvalenze anche se relative a beni acquistati in anni precedenti così come le sopravvenienze attive e passive.

Rispetto a questo labirinto di regole e calcoli cerchiamo allora di fornire indicazioni utili e quindi

  • Partita Iva, come conoscere guadagni primo anno
  • Calcolo ed esempi guadagni partita Iva

Partita Iva, come conoscere guadagni primo anno

Per sapere quali sono i guadagni effettivi ottenuti con il regime fiscale della partita Iva è indispensabile capirne il significato e distinguerli dai ricavi.

Perché con guadagno si intente la cifra effettiva che verrà intascata mentre il ricavo equivale alla somma dei valori finali presenti in fattura, da cui vanno sottratti tutte le voci aggiuntive ovvero l'Iva (se applicata), i contributi previdenziali a carico del committente, l'importo della marca da bollo (se presente).

Non solo, ma per calcolare il guadagno effettivo è necessario sottrarre anche le tasse da pagare e i contributi previdenziali. Nel caso del regime forfettario si applica un coefficiente di redditività sul reddito totale dato dalla somma di ricavi e compensi. Sul reddito imponibile - da calcolare con il principio di cassa ovvero tendendo conto degli incassi effettivi e non del valore delle fatture - si applica l'aliquota fissa del 15%.

Il regime ordinario delle partite Iva presenta invece un sistema di contabilità più complesso. Le aliquote variano in base ai ricavi, le spese sostenute per la propria attività possono essere detratte e nel conteggio rientra anche l'Iva. Punto in comune sono i contributi previdenziali su cui ci applica una quota fissa.

Di conseguenza maggiori sono i guadagni e più alta è la cifra da corrispondere. E soprattutto nel caso di chi sceglie il regime ordinario, che non obbliga a limitare i ricavi entro un certo tetto di redditi, non bisogna dimenticare le spese per il commercialista.

Calcolo ed esempi guadagni partita Iva

Provando a fare un esempio concreto, nel caso di compensi per 20.000 euro e coefficiente di redditività al 78%, il reddito imponibile è di 13.320 euro. Su questa cifra si applica l'aliquota sostitutiva del 15% e dunque le tasse da corrispondere ammontano a 1.998 euro.

Ma dalla cifra finale va sottratta anche la contribuzione previdenziale ordinaria Inps pari al 33% della retribuzione lorda o del compenso (23,81% è a carico del committente il 9,19% è a carico del lavoratore) e la spesa per il commercialista per la tenuta della contabilità.

Solo nel caso del forfettario sono previsti l'esonero dall'obbligo di fatturazione elettronica, l'esenzione dal pagamento dell'Iva e la gestione semplificata della contabilità.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il