Come fare ad avere una pensione più alta possibile simile all'ultimo stipendio

Quali sono i sistemi che permettono di avere un pensione più alta del previsto una volta a riposo: cosa fare e cosa c’è da sapere

Come fare ad avere una pensione più alta

Come fare ad avere una pensione più alta possibile simile all'ultimo stipendio?

Esistono sistemi che permettono ai lavoratori di crearsi forme alternative di accumulo soldi per riuscire ad avere pensioni sostanziosi a fine carriera lavorativa e si tratta delle forme di previdenza complementare che sono fondo pensione aperto, fondo negoziale, per cui ne esistono di specifici in base alla categoria di lavoratori, Pip (Piano individuale pensionistico).

Quanto avremo di pensione quando smetteremo di lavorare? Le prospettive attuali di calcolo della pensione finale non sono certamente positive, soprattutto alla luce del fatto che presto tutte le pensioni saranno risultato unicamente di un calcolo contributivo, cioè di importo calcolato esclusivamente sulla base dei contributi versati che per tante carriere discontinue, o precarie, o per chi non è riuscito a versare chissà quanti contributi si tradurranno in piccole pensioni.

C’è tuttavia la possibilità di riuscire ad avere una pensione più alta simile all'ultimo stipendio. Vediamo allora come fare.

  • Come avere una pensione più alta possibile simile all'ultimo stipendio
  • Esempi per avere pensione più alta simile all’ultimo stipendio


Come avere una pensione più alta possibile simile all'ultimo stipendio

Esiste la possibilità di riuscire ad avere una pensione più alta rispetto a quanto risulterebbe, arrivando anche al 90% dell’ultimo stipendio. Per riuscire ad avere una pensione più alta la soluzione è da ricercare sicuramente nella previdenza integrativa, perché se si spera di riuscire ad avere una pensione molto dignitosa solo dall’ente cui si versano i contributi previdenziali si rischia di rimanere molto delusi.

Scegliere la previdenza complementare nel corso della propria vita lavorativa, preferibilmente a inizio carriera significa versare soldi in maniera volontaria:

  • o presso un fondo pensione aperto;
  • o presso un fondo negoziale, per cui ne esistono di specifici in base alla categoria di lavoratori;
  • o presso un Pip (Piano individuale pensionistico).

Queste forme di previdenza complementare prevedono:

  • versamento di un contributo che può essere stabilito in maniera fissa o meno e su base volontaria da parte dell’aderente;
  • agevolazioni fiscali, perché permettono di dedurre i versamenti dal reddito fino ad un importo massimo annuale di 5.164,57 euro e perché prevedono una tassazione al 15% che può arrivare anche al 9% per l’erogazione della rendita in base agli anni di permanenza al fondo;
  • rendimenti annuali soggetti ad un imposta annua del 20% invece del 26% prevista dall’aliquota standard.

Esempi per avere pensione più alta simile all’ultimo stipendio

Per fare qualche esempio pratico di come potrebbe aumentare la pensione di un lavoratore o una lavoratrice a fine carriera arrivando ad essere di importo addirittura simile all’ultimo stipendio, prendiamo i casi di un uomo, nato nel 1984, che ha iniziato a lavorare come dipendente a 35 anni e di una donna, nata nel 1994, che ha iniziato a lavorare come dipendente a 25, entrambe con un reddito lordo annuo di 30 mila euro, una crescita futura del 2% e inflazione anch’essa ipotizzata al 2%, e reversibilità al 100%.

Stando a quanto attualmente previsto dai calcoli per il pensionamento, andando in pensione a 67 anni di età (considerando i futuri adeguamenti all’aspettativa di vita), l’uomo avrà una pensione netta annua di 20.447 euro, a fronte di un ultimo reddito netto di 34.141 euro, mentre la donna avrà una pensione netta annua di 28.647 euro contro un ultimo reddito netto di 39.766 euro.

Per arrivare ad avere una pensione che sia di circa il 90% dell’ultimo stipendio percepito, come sopra detto, entrambe possono aderire ad un fondo aperto e in tal caso o senza versare il Tfr per avere a disposizione una sorta di tesoretto, o versando la liquidazione.

Possono poi aderire ad un fondo negoziale di categoria dove versare anche il trattamento di fine rapporto per beneficiare del contributo aggiuntivo del datore di lavoro, e la cui percentuale è stabilita dallo Statuto del fondo); o ad un Piano individuale pensionistico, piani proposti da compagnie di assicurazione e che, come i fondi aperti, rappresentano un patrimonio autonomo per il pagamento delle prestazioni agli iscritti.

Scegliendo di aderire ad un Pip il lavoratore ha anche la possibilità di decidere se versare il Tfr e non lasciarlo in azienda insieme a versamenti aggiuntivi volontari.

Se consideriamo l’ipotesi di adesione ad un fondo pensione aperto con versamento del Tfr in azienda (nel caso dell’uomo 35enne, al momento del pensionamento il Tfr lordo accumulato sarà di 96.883 euro, 77.302 netti; nel caso della donna 25enne sarà di 142.855 lordi, 114.676 netti), scegliendo un comparto bilanciato azionario, il 35 enne dovrebbe versare circa 10.491 euro all’anno, cioè 874 euro al mese arrivando alla pensione, ipotizzata nel 2051, con 20.447 euro l’anno e una rendita integrativa di 10.280 euro, per un importo complessivo annuo di 30.727 euro, a fronte di un reddito da lavoro netto di 34.141 euro. Ciò significa che la pensione finale sarebbe decisamente molto simile all’importo dell’ultimo stipendio.

La donna 25enne, invece, dovrebbe versare nel fondo circa 6.579 euro l’anno, cioè548,25 euro al mese, per arrivare ad un assegno integrativo di 7.142 euro che insieme alla pensione pubblica di 28.647 euro porterebbe l’importo complessivo annuo a 35.789 euro, pari al 90% dell’ultimo reddito (39.766 euro).

Anche l’adesione ad un fondo negoziale permette di ottenere una buona pensione finale. In questo caso si può beneficiare del contributo aggiuntivo del datore di lavoro, la cui percentuale è stabilità dallo Statuto del fondo e bisogna obbligatoriamente versarvi anche il Tfr maturato.

Considerando il fondo Cometa (metalmeccanici), comparto reddito (per l’80% in obbligazioni e per il restante 20% in azioni), il versamento di un contributo minimo volontario dell’1,20% e un contributo aggiuntivo del datore di lavoro del 2%, tra il Tfr, contributo minimo volontario e quello aggiuntivo del datore di lavoro, per il primo anno di adesione si accumula una somma 3.033 euro e al momento della pensione la donna 25enne arriverebbe a 9.614 euro di rendita netta annua da previdenza integrativa da sommare ai 28.647 euro della pensione pubblica per un totale di pensionamento di 38.261 euro, rispetto ai 39.766 euro derivanti dai redditi da lavoro, arrivando, dunque, a prendere anche più del 90% dell’ultimo stipendio.
 

Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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