Come funziona la copertura delle perdite nei Pir 2021 con il tax credit

Per accedere alla copertura delle perdite nei Pir 2021 con il tax credit occorre innanzitutto essere persone fisiche residenti in Italia e non detenere più di un Pir.

Come funziona la copertura delle perdite

Copertura per la perdita dei Pir 2021, come funziona?

Il tax credit scatta per coprire perdite, minusvalenze e differenziali negativi realizzati con riferimento a strumenti finanziari qualificati. Le condizioni sono due: la detenzione per almeno 5 anni e la copertura per un massima del 20% delle somme investite.

C'è una importante novità che trova spazio nei Pir 2021 ovvero i Piani individuali di risparmio che permettono ai sottoscrittori di ottenere rilevanti benefici fiscali. Si tratta del tax credit contro le perdite ovvero di un credito d'imposta equivalente alle minusvalenze derivanti dai piani di risparmio a lungo termine.

Ci sono naturalmente alcuni requisiti da cui non si può prescindere, ma l'intenzione è chiara ed è incentivare il risparmio all'economia reale con una tutela maggiore. Analizziamo in questo articolo:

  • Copertura per la perdita dei Pir 2021: come funziona
  • Oltre la copertura del tax credit, Pir e agevolazioni fiscali

Copertura per la perdita dei Pir 2021: come funziona

Per accedere alla copertura delle perdite nei Pir 2021 con il tax credit occorre innanzitutto essere persone fisiche residenti in Italia e non detenere più di un Pir. Di conseguenza sono escluse le sottoscrizioni nell'ambito di un'attività di impresa.

In seconda battuta, questo opportunità è strettamente collegato alle tempistiche poiché la copertura è ammessa solo per i Piani individuali di risparmio costituiti dal primo gennaio 2021 per gli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2021.

Il funzionamento è allora presto detto: il tax credit scatta per coprire perdite, minusvalenze e differenziali negativi realizzati con riferimento a strumenti finanziari qualificati (quote di fondi di investimento, azioni, obbligazioni e anche conti correnti bancari).

Le condizioni sono due: la detenzione per almeno 5 anni e la copertura per un massima del 20% delle somme investite. Fissati requisiti e condizioni si passa alla parte esecutiva: il credito può essere fruito in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta in cui si sono realizzate le componenti negative. L'alternativa è la compensazione mediante F24.

In caso di disinvestimento del Piano individuali di risparmio prima dei 5 anni viene innanzitutto a cadere l'agevolazione fiscale ovvero l'esenzione dalle imposte sulle rendite finanziarie generate dall'investimento, tassate al 12,5% o al 26%, e dalle imposte di successione.

Dopodiché vanno le imposte in misura ordinaria. Infine non si può fruire della copertura per la perdita dei Pir. L'aliquota applicabile sarà quella in vigore al momento della riscosso dei proventi con l'imposta che andrà versata insieme agli interessi per il ritardato pagamento.

In ogni caso, il beneficio fiscale decade nel caso in cui l'investitore non rispetti i requisiti previsti dalla legge.

Oltre la copertura del tax credit, Pir e agevolazioni fiscali

Di particolare interesse sono quindi le istruzioni fornite dall'Associazione bancaria italiana in relazione ai Piani individuali di risparmio. Lo sono perché rappresentano una sorta di vademecum da non perdere di vista.

In particolare ricorda che per accedere alle agevolazioni fiscali è indispensabile che l'investimento non superi l'ammontare di 30.000 euro all'anno e di 150.000 euro complessivi. Allo stesso tempo può essere investito in strumenti emessi dallo stesso emittente fino al 10% del portafoglio.

Ecco quindi che almeno il 70% dell'investimento deve essere destinato a strumenti finanziari qualificati ovvero emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia. Dopodiché, di questa quota, il 25% deve essere investito in strumenti finanziari di imprese diverse.

Si tratta da quelle presenti nell'indice FTSEMib di Borsa italiana o equivalenti ovvero diverse dalle imprese italiane a elevata liquidità racchiuse in questo indice azionario o equivalenti. E ancora: almeno il 70% dell'investimento deve essere destinato a strumenti finanziari qualificati e dunque emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia.

Infine, il 5% va investito in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle presenti nell'indice FTSEMib e FTSEMid Cap di Borsa Italiana o indici equivalenti di altri mercati regolamentati ovvero in piccole e piccolissime imprese. In tutti i casi gli strumenti devono essere detenuti per almeno 5 anni.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il