Come funziona la reperibilitÓ sul lavoro secondo CCNL e normative

Per il lavoratore si tratta di prestare un impegno supplementare e di conseguenza l'istituto della reperibilitÓ sia attentamente normato dai contratti collettivi nazionale di lavoro.

Come funziona la reperibilitÓ sul lavoro

ReperibilitÓ sul lavoro, come funziona?

La reperibilità è la disponibilità del lavoratore a prestare servizio anche al di fuori del proprio orario di lavoro. Si tratta di una prestazione strumentale e accessoria e come tale non può essere considerata un obbligo. Dipendente e datore devono rispettare norme rigorose in merito a obbligo e possibilità di rifiuto di accettare la reperibilità.

C'è sempre più spazio per l'istituto della reperibilità nel mondo del lavoro. Si tratta di quello strumento prezioso per i datori di lavoro per rispondere all'esigenza di assicurare la continuità di un'attività lavorativa ovvero l'erogazione di un servizio in maniera tempestiva.

Può infatti capitare che l'azienda si trovi in una situazione di emergenza o di urgenza e che la tradizionale organizzazione del lavoro non sia in grado di assicurare le risposte necessarie.

Per il lavoratore si tratta di prestare un impegno supplementare e di conseguenza questo istituto sia attentamente normato sia dai vari contratti collettivi nazionale di lavoro (terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici) e sia dalle disposizioni generali per consentire il corretto rispetto di diritti e doveri.

Vediamo quindi come funziona lo strumento della reperibilità, quando è attivabile e quando è vietato e più precisamente analizziamo

  • Reperibilità sul lavoro, come funziona
  • Casi particolari reperibilità sul lavoro

Reperibilità sul lavoro, come funziona

Lo strumento della reperibilità è di facile comprensione e non è altro che la disponibilità del lavoratore a prestare servizio anche al di fuori del proprio orario di lavoro. Pensiamo ad esempio al caso di un medico chiamato per un'operazione d'urgenza o anche di un tecnico specializzato per la risoluzione di un problema non rinviabile.

Il dipendente non sarà sempre e comunque disponibile, ma solo in orari e giorni ben definiti. La questione si intreccia infatti con quella del diritto al riposo settimanale dei lavoratori e di conseguenza la reperibilità è uno strumento da utilizzare con cautela e nel rigoroso rispetto delle normative in vigore.

E il tutto senza dimenticare le regole sul lavoro prevedono un orario massimo su base settimanale di 40 ore, a cui aggiungere non più di 8 ore di straordinario per un totale di 48 ore, così come quelle che prevedono l'obbligo di fruire di almeno 11 ore consecutive di riposo.

Sulla base di queste premesse e come confermato dai giudici della Corte di Cassazione, viene definito il principio alla base della reperibilità ovvero che si tratta di una prestazione strumentale e accessoria e come tale non può essere considerata un obbligo.

Casi particolari reperibilità sul lavoro

La reperibilità sul lavoro, sempre basata sui principi di urgenza e di indifferibilità, è un istituto da utilizzare con cura e che può essere considerata anche l'altra faccia della medaglia della richiesta da parte dello stesso dipendente dell'inserimento nei turni di reperibilità.

Il lavoratore non è obbligato ad accettare la reperibilità, ma non può pretendere l'inserimento nei turni, la cui decisione finale spetta sempre al datore di lavoro. In tutti i casi ovvero sulla base dei vari Ccnl tra terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici, è previsto il pagamento di una indennità di reperibilità a carico del datore per l'impegno fuori orario del dipendente.

L'importo viene definito sulla base della contrattazione collettiva.

Un altro caso particolare sul tema della reperibilità riguarda gli esclusi. Sono infatti in genere esonerati coloro che per difficoltà logistiche ovvero di distanza non riescono a raggiungere la sede di lavoro.

Così come gli assenti per situazione specifiche, come malattia e congedo di maternità. Al netto delle particolarità, il rapporto viene considerato sospeso con il dipendente esonerato dalla reperibilità per l'intera durata della sospensione.

A maggior ragione rientrano in questa casistica i lavoratori in ferie. Questo è un istituto garantito anche dalla Costituzione a cui nessun lavoratore può rinunciare e che deve essere goduto fino in fondo.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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