Come funziona l'indennità di contingenza in busta paga nel 2021

Il calcolo della retribuzione prevede di solito l'accredito dello stipendio al dipendente all'inizio del mese successivo rispetto a quello a cui fanno riferimento le presenze.

Come funziona l'indennità di contingenza

Indennità di contingenza in busta paga, come funziona?

L'indennità di contingenza rivestiva fino ad alcuni anni fa un ruolo ben preciso ovvero l'adeguamento della retribuzione alla variazione del costo della vita. Oggi non viene più aggiornata e rimane fissa.

La busta paga è il documento che il datore di lavoro ha l'obbligo di consegnare periodicamente al lavoratore che indica i compensi percepiti, le ritenute fiscali e i contributi previdenziali versati.

L'attenzione del lavoratore è immediatamente catturata da una voce ovvero ben precisa ovvero l'importo netto che riceverà per l'attività svolta in quel mese di lavoro.

Tuttavia si tratta solo della punta dell'iceberg poiché quella cifra è il risultato finale a cui hanno contribuito indennità, trattenute, bonus, detrazioni e diverse altre voci eventualmente applicate. Approfondiamo adesso propria una voce che, fino a qualche anno fa, era centrale ovvero il funzionamento dell'indennità di contingenza in busta paga. Vediamo quindi:

  • Indennità di contingenza in busta paga, come funziona
  • Come si arriva al risultato finale in busta paga

Indennità di contingenza in busta paga, come funziona

La parte superiore della busta paga contiene l'anagrafica del lavoratore e del datore di lavoro, oltre agli elementi retributivi riferiti al contratto di lavoro applicato tra le parti. Il calcolo della retribuzione di un lavoratore prevede di solito l'accredito dello stipendio al dipendente all'inizio del mese successivo rispetto a quello a cui fanno riferimento le presenze.

L'indennità di contingenza rivestiva fino ad alcuni anni fa (esattamente fino al 2001) un ruolo ben preciso ovvero l'adeguamento della retribuzione alla variazione del costo della vita. Oggi non viene più aggiornata e rimane fissa.

Insieme alla paga base, al terzo elemento, agli scatti di anzianità, al superminimo individuale e all'indennità per mansioni specifiche è una delle voci che compongono la retribuzione del lavoratore.

Se la paga base rappresenta la retribuzione minima dovuta al lavoratore fissata in base alla qualifica e del livello, il terzo elemento è il risultato di accordi sindacali che si traduce oggi nella corresponsione di importi retributivi fissi.

Gli scatti di anzianità sono quindi aumenti della retribuzione che definiscono gli importi, il numero massimo raggiungibili e ogni quanto maturano. Il numero massimo di scatti è limitato dai contratti con il periodo di apprendistato non conta per la maturazione dell'anzianità di servizio.

Il superminimo viene quindi previsto nel caso in cui datore di lavoro e dipendente concordino un aumento oltre i minimi contrattuali. Può fare la propria comparsa sia al momento della retribuzione e sia successivamente.

Nella parte centrale della busta paga è descritto l'attività del dipendente nel mese di riferimento e dunque le prestazioni lavorative e le assenze. Per ciascuna di queste voci viene quindi assegnata una retribuzione reale.

Come si arriva al risultato finale in busta paga

Nella parte finale della busta paga è indicato il calcolo della contribuzione a carico del dipendente. Il risultato è il frutto della somma di tutti gli importi riportati nella colonna competenze relativi alle voci soggette a contributi.

Da cui si sottraggono gli importi riportati nella colonna trattenute relativi alle voci soggette a contributi. In questo modo si ottiene l'imponibile previdenziale o contributivo a cui applicare l'aliquota prevista per la contribuzione a carico del dipendente. Si ottiene così l'importo della contribuzione previdenziale.

Il calcolo dell'Irpef si basa invece su un sistema di aliquote progressive che aumentano al crescere del reddito imponibile fiscale e che consentono di determinare l'imposta lorda. La determinazione dell'Ipef va effettuata sul reddito imponibile annuo, anche se il datore di lavoro è obbligato a effettuare il calcolo, trattenere gli importi e versarlo ogni mese.

Il datore di lavoro, alla fine del rapporto di lavoro o del periodo di imposta è obbligato a calcolare l’imposta annua e a procedere al conguaglio per rimediare a eventuali disallineamenti per via del calcolo mensile. Calcolata l'imposta lorda, la determinazione dell'imposta netta avviene con un sistema di detrazioni fiscali che alleggerisce il carico fiscale.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il