Come funzionano i ristorni delle cooperative secondo leggi e CCNL 2021-2022

Chi ha diritto ai ristorni delle cooperative, ripartizione per risultati conseguiti e criteri di calcolo: regole previste per ristorni delle cooperative

Come funzionano i ristorni delle coopera

Come funzionano i ristorni delle cooperative?

I ristorni delle cooperative sono sorte di premi che vengono distribuiti tra i soci delle cooperative in caso di conseguimento di risultati positivi o possono anche essere accantonati in vista di futuri investimenti o esigenze societarie. Il calcolo dei ristorni tra ripartire nelle cooperative segue criteri specifici la loro distribuzione deve essere entro non il limite del 30% dei trattamenti retributivi complessivi.

Come funzionano i ristorni delle cooperative? I ristorni sono somme di denaro ridistribuite ai soci derivanti dal profitto realizzato dalla cooperativa e calcolate in proporzione al valore degli scambi mutualistici che i soci hanno intrattenuto con la cooperativa durante l'esercizio e sottoposta a limiti fissati dalla legge e dal mercato.

Il ristorno può essere o un'integrazione dei salari, come nel caso delle cooperative di lavoro, che non può comunque essere superiore al 30% dei salari correnti, o un rimborso dei prezzi pagati dal socio.

  • Ristorni cooperative leggi in vigore
  • Come avviene divisione ristorni cooperative
  • Come si calcolano ristorni delle cooperative


Ristorni cooperative leggi in vigore

Il Ccnl cooperative comprende, tra gli istituti regolamentati, quello del ristorno e prevede, in particolare, che i ristorni, sorta di premi spettanti ai soci di cooperative, siano ripartiti in maniera proporzionale alla quantità e qualità degli scambi mutualistici.

Se la cooperativa raggiunge risultati positivi di gestione, i soci della stessa possono ricevere somme di denaro come premio per il lavoro prestato, puntando così sullo scopo mutualistico a beneficio dei soci stessi. Il diritto al ristorno non è, però, secondo quanto previsto dalle leggi in vigore, universale e fisso ma dipende e soprattutto viene assegnato solo ed esclusivamente in caso di risultati positivi.

Precisiamo, inoltre, che in caso di risultati positivi della cooperativa e buon andamento economico della società, è anche possibile decidere, e in tal caso è l’assemblea che decide, di non attribuire ristorni ai soci, ma di mettere da parte il risultato economico conseguito per investimenti futuri aziendali.

Come avviene divisione ristorni cooperative

La divisione dei ristorni ai soci delle cooperative deve seguire criteri precisi e sono previsti anche diversi limiti che, in particolare, sono:

  • mantenere il pareggio di bilancio, perché non vengono erogati ristorni quando possono causare, al netto delle imposte di competenza, la chiusura del bilancio in perdita;
  • assicurare continuità aziendale;
  • rispettare il principio della prudenzialità, per cui non è mai possibile dividere tra i soci tutti i soldi derivanti dal risultato positivo della cooperativa ma bisogna sempre mantenere soldi da parte per eventuali esigenze societarie e per garantire il conseguimento dello scopo mutualistico;
  • inammissibilità della ripartizione dei ristorni ai soci se i risultati netti non derivano dall’attività dei soci stessi, ma dall’attività svolta con i terzi, per cui gli utili devono essere accantonati come riserve indivisibili;
  • distribuzione dei ristorni entro non il limite del 30% dei trattamenti retributivi complessivi.

Il ristorno, quando viene assegnato ai soci lavoratori subordinati, non costituisce base imponibile per l’applicazione dei contributi previdenziali e assicurativi.

Come si calcolano ristorni delle cooperative

Regole specifiche sono previste da leggi e Ccnl anche relativamente ai criteri da calcolo da seguire per la determinazione degli importi dei ristorni da erogare. In particolare, per calcolo e divisione dei ristorni delle cooperative bisogna considerare in generale quantità e qualità del lavoro svolto nella cooperativa e, in particolare:

  • ore effettivamente lavorate, nell'anno di riferimento, con esclusione di quelle retribuite e non lavorate, per esempio per infortunio, malattia, maternità, congedi, ecc;
  • anzianità maturata come socio lavoratore; 
  • tipologia di rapporto;
  • qualifica; 
  • partecipazione alle assemblee dei soci; 
  • produttività.
     

Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il