Sembra complicato, ma non lo è ovvero pagare meno tasse con uso di marchi e loyalty

Ci sono alcune soluzioni utili, non costose, per contenere il carico delle tasse ovvero sfruttare i marchi in ottica di pianificazione fiscale.

Sembra complicato, ma non lo è ovvero pa

Marchi e loyalty: come pagare meno tasse?

Nell'ottica di pagare meno tasse, la registrazione di un marchio d'impresa permette di ottenere una detassazione del 25% dei canoni derivanti dallo sfruttamento economico del diritto di autore su marchi e brevetti.

Le soluzioni fiscali per contenere le tasse ovvero per una differenza programmazione sono numerose e spesso molto efficaci. Occorre solo averne piena conoscenza e farsi affiancare da un esperto in materia per non sbagliare colpo. Tuttavia, prima di intraprendere qualunque percorso è importante sapere quali sono le opportunità.

Ad esempio, in quanti sanno che è possibile sfruttare i marchi d'impresa in ottica di pianificazione fiscale? Chi sa che il percepimento a titolo personale di royalty su marchi può essere il punto di partenza di una sapiente pianificazione fiscale per la gestione delle tasse? Approfondiamo allora nel dettaglio questi aspetti e più specificatamente osserviamo da vicino:

  • Marchi e loyalty: come pagare meno tasse

  • Norme 2022 su tasse, marchi e loyalty

Marchi e loyalty: come pagare meno tasse

La prima informazione da sapere in relazione al pagamento di meno tasse in modo semplice adatto a tutti con uso di marchi e loyalty è che gli importi che le società italiane pagano a titolo di royalty su marchi sono dei costi deducibili. In pratica, la corresponsione di royalty su marchi può portare a ottimizzare il carico fiscale di un'azienda. Passo preliminare di qualsiasi azione è la registrazione di un marchio d'impresa.

Si tratta infatti di un'azione che può portare la possibilità di sfruttare economicamente il marchio attraverso la concessione in uso a terzi, il diritto esclusivo di utilizzare il marchio registrato, l'opportunità di tutelarsi, anche per vie legali, nei confronti di terzi che utilizzino impropriamente tale marchio.

Nell'ottica di pagare meno tasse, questo passaggio permette di ottenere una detassazione del 25% dei canoni derivanti dallo sfruttamento economico del diritto di autore su marchi e brevetti. Ma solo nel caso della creazione di un nuovo business, di un nuovo brand o di un nuovo prodotto.

Di più: anche una persona fisica può pagare meno tasse dallo sfruttamento economico del marchio. Più esattamente, la tassazione ai fini Irpef varia da un minimo del 17,25% ovvero il 75% dell'aliquota del 23% a un massimo del 32,25% ovvero il 75% dell'aliquota più elevata al 43%.

Il tutto senza dimenticare l'importanza di evitare di registrare un marchio già utilizzato sul mercato da tempo e il rispetto del principio di inerenza per la deduzione dei canoni pagati al concedente. Si tratta di quello che stabilisce un collegamento tra i costi e i ricavi del periodo di imposta in generale tra i componenti reddituali negativi e quelli positivi di un'attività di impresa.

Norme 2022 su tasse, marchi e loyalty

A norma di legge su come pagare meno tasse in modo semplice adatto a tutti con uso di marchi e loyalty nel 2022, i redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, se non sono conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali.

E ancora: in difetto dei requisiti per l'applicazione del regime di esenzione previsto dalla direttiva comunitaria interessi, canoni, nelle ipotesi di pagamento di royalties (canoni), i compensi percepiti per l'utilizzazione di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di marchi d'impresa nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico, corrisposti a non residenti sono soggetti ad una ritenuta del 30% a titolo di imposta sulla parte imponibile del loro ammontare.

Dopodiché, si considerano prodotti nel territorio dello Stato, se corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti: le pensioni, gli assegni a esse assimilati e le indennità di fine rapporto; i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente; i compensi per l’utilizzazione di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di marchi d'impresa nonché di processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il