Come posso difendermi se sono licenziato in azienda per cancellazione mansione e ruolo nel 2021

Prima di procedere al licenziamento, il datore di lavoro deve attivare una procedura per l'esame congiunto dei motivi che hanno spinto al recesso.

Come posso difendermi se sono licenziato

Cancellazione mansione, come difendermi dal licenziamento?

Il lavoratore può difendersi dal licenziamento impugnando il provvedimento se il datore non dimostrare i motivi alla base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, non c'è alcuna relazione tra la posizione lavorativa del dipendente licenziato e la ragione del licenziamento, non viene rispettato l'obbligo di repechage.

Sono tante le ragioni che possono condurre al licenziamento di un lavoratore e la cancellazione di una mansione rientra tra le circostanze più spiacevoli per un dipendente. Il suo allontanamento dall'azienda non si basa infatti su motivazione di carattere personale, ad esempio mancanza di produttività o per via di un comportamento disciplinare sanzionabile.

Ma perché, per ragioni legate all'organizzazione interna del lavoro, il datore o l'imprenditore decide che di quella mansione se ne può fare a meno. Più facile a farsi che a dirsi in quanto anche il datore di lavoro è chiamato al rispetto della normativa in materia.

Vogliamo allora capire cosa può fare il dipendente nel caso in cui consideri illegittimo il provvedimento e dunque:

  • Cancellazione mansione, come difendermi dal licenziamento
  • Procedura di conciliazione per cancellazione mansione

Cancellazione mansione, come difendermi dal licenziamento

Il licenziamento per giustificato motivo deve essere determinato da ragioni inerenti l'attività produttiva, l'organizzazione del lavoro e il suo regolare funzionamento.

La comunicazione del licenziamento deve contenere la specificazione dei motivi che lo hanno determinato, ad esempio la cancellazione della mansione, non essendo possibile comunicarli in un momento successivo.

Prima di assumere la decisione definitiva, il datore deve quindi assicurarsi che il lavoratore non possa essere destinato a un'altra attività. Si tratta del cosiddetto repechage. Ecco quindi che il lavoratore può difendersi dal licenziamento impugnando il provvedimento se

  • il datore non dimostrare i motivi alla base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo
  • non c'è alcuna relazione tra la posizione lavorativa del dipendente licenziato e la ragione del licenziamento
  • non viene rispettato l'obbligo di repechage

In termini concreti, per contestare il licenziamento, il dipendente deve presentare opposizione entro 60 giorni facendo in modo che, la raccomandata arrivi alla sede legale dell'azienda. Nei 180 giorni seguente, il legale del lavoratore licenziato è quindi chiamato a depositare l'atto di ricorso in tribunale.

Procedura di conciliazione per cancellazione mansione

Prima di procedere al licenziamento, il datore di lavoro in possesso dei requisiti dimensionali previsti dalla legge per le aziende con più di 15 dipendenti nella singola unità produttiva o nell'ambito comunale o più di 60 nell'ambito nazionale, deve attivare una procedura per l'esame congiunto dei motivi che hanno spinto al recesso e finalizzata al raggiungimento di un eventuale accordo tra le parti.

Il datore di lavoro deve inviare alla Direzione territoriale del lavoro del luogo dove il lavoratore presta la propria attività una comunicazione in cui dichiara l'intenzione di procedere al licenziamento e indica i motivi del licenziamento e le misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore. La comunicazione deve essere trasmessa per conoscenza anche al lavoratore stesso.

L'incontro si svolge davanti alla Commissione di conciliazione in cui le parti possono farsi assistere da rappresentanti sindacali, avvocati o consulenti del lavoro. La procedura deve concludersi entro 20 giorni dal momento in cui la Direzione territoriale del lavoro trasmette la convocazione, a meno che le parti decidono di proseguire la discussione finalizzata al raggiungimento di un accordo.

Se il tentativo di conciliazione fallisce viene redatto un verbale negativo e il datore di lavoro può comunicare il licenziamento al lavoratore.

Se la conciliazione ha esito positivo e prevede la risoluzione consensuale del rapporto, il lavoratore ha diritto all'indennità di disoccupazione. In caso di esito negativo, il giudice tiene conto del comportamento complessivo delle parti ai fini della determinazione dell'indennità risarcitoria. La procedura di conciliazione costituisce per i datori di lavoro la condizione per procedere ai fini dell'intimazione del licenziamento. In caso di omissione della procedura il provvedimento è inefficace.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il