Contributi volontari pensioni conviene o non conviene versare

Cosa sono i contributi volontari e a cosa servono: quando e a chi conviene versarli. Tutto quello che c’è da sapere e chiarimenti

Contributi volontari pensioni conviene o non conviene versare

Cosa sono i contributi volontari?

I contributi volontari sono versamenti Inps che permettono al lavoratore di maturare la pensione finale nel caso in cui non ci arrivi con i contributi obbligatori e permettono di aumentare l’importo della pensione finale a chi, invece, matura la pensione con i contributi obbligatori.

 

Per aumentare l’importo della pensione finale o maturare i contributi necessari a raggiungere la pensione finale ci sono lavoratori che versano i cosiddetti contributi volontari, versamenti che vengono effettuati all’Inps il cui calcolo segue regole precise in base alla tipologia di lavoratore che intende versare. Ma conviene o no versare i contributi volontari ai fini del calcolo della pensione finale?

Chi può versare i contributi volontari

Non tutti possono decidere autonomamente di versare i contributi volontari: per farlo, infatti, bisogna presentare domanda all’Inps e possono presentare tale domanda solo coloro che soddisfano determinati requisiti.

Per poter versare i contributi volontari per aumentare o raggiungere la pensione finale, bisogna avere innanzitutto cessato il rapporto di lavoro, aver maturato almeno 5 anni di contributi, o 3 anni di contributi negli ultimi 5 anni prima della presentazione della richiesta di versamento dei contributi volontari.

Possono accedere alla contribuzione volontaria anche gli iscritti alla Gestione separata dell’Inps che non siano iscritti ad altra cassa e che non siano titolari di pensione.   

Versare contributi volontari conviene?

Potremmo dire, in generale, che versare contributi volontari conviene perché in ogni caso permettono di ricevere una pensione finale più alta, nel caso in cui il lavoratore in questione abbia maturato i requisiti pensionistici, e di raggiungerla se con i soli contributi obbligatori non vi si arriva.

I contributi volontari servono in tal caso, dunque, per evitare buchi contributivi e arrivare alla pensione, come nel caso di lavoratori disoccupati cui manchino pochi mesi al raggiungimento dei requisiti pensionistici, o nel caso di lavoratori che hanno maturato 17, 18, 19 anni di contributi e devono raggiungere i 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia.

In altri casi, però, il versamento dei contributi volontari può risultare decisamente poco conveniente: in base, infatti, alla tipologia di lavoro che si svolge si effettuano i versamenti tenendo conto di determinate aliquote. In alcuni casi i versamenti possono essere anche elevati per cui se si sceglie di versare i contributi volontari per aumentare la pensione finale, come fosse una forma di integrazione pensionistica, meglio pensarci due volte, perché i costi potrebbero essere alti e non convenienti.

E’ bene, infine, sapere che nel momento in cui si fa domanda per il versamento dei contributi volontari e si inizia a pagare non si può più smettere: l’unica condizione per non pagare più i contributi volontari è che si torni a lavoro, in alternativa non c’è alcuna possibilità di smettere di pagare i contributi volontari e se per caso ci si ritrovasse in condizioni economiche difficili, tali da non permettere di continuare a pagare, si corre il rischio di essere soggetti a sanzioni che possono essere anche pesanti.

Come si calcolano i contributi volontari

I contributi volontari si calcolano, come detto, in base alla tipologia di lavoro che si svolge e si parte con il determinare l’imponibile cui si applicano le aliquote, che vengono decise ogni anno dall’Inps in base all’aggiornamento Istat:

  1. per i lavoratori dipendenti, l’importo del contributo da versare è settimanale e si calcola sulla base delle ultime 52 settimane di contribuzione obbligatoria anche se non collocate temporalmente nell’anno immediatamente precedente la data di presentazione della domanda;
  2. per i lavoratori autonomi, l’importo del contributo da versare è mensile e si calcola sulla media dei redditi da impresa denunciati ai fini Irpef negli ultimi 36 mesi di contribuzione precedenti la data della domanda;
  3. per i coltivatori diretti, l’importo del contributo da versare è settimanale e si calcola sulla base della media dei redditi degli ultimi tre anni di lavoro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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