Controlli Agenzia Entrate se Pos non usato o pochi pagamenti e transazioni effettuate

Sono obbligati all'utilizzo del Pos i prestatori di servizi di pagamento autorizzati che svolgono la propria attività in Italia nell'ambito di controlli più severi.

Controlli Agenzia Entrate se Pos non usa

I controlli dell'Agenzia delle entrate per il mancato utilizzo del Pos diventano più serrati. C'è una ragione ben precisa per cui la lente di ingrandimento riesce adesso a posizionarsi con maggiore facilità nelle casse dei commercianti ed è la possibilità di utilizzare i dati relativi al credito di imposta sui costi dei Pos, in vigore dal mese di luglio potranno essere utilizzati dal fisco.

Come ricordato dall'Agenzia delle entrate, sono obbligati all'utilizzo del Pos i prestatori di servizi di pagamento autorizzati che svolgono la propria attività in Italia e che consentono l'accettazione dei pagamenti elettronici effettuati in relazione a cessioni di beni e prestazioni di servizi rese nei confronti dei consumatori finali.

Le informazioni trasmesse comprendono l'ammontare dei costi fissi periodici che ricomprendono un numero variabile di operazioni in franchigia anche se includono il canone per la fornitura del servizio di accettazione. Ma anche l'importo delle commissioni addebitate per le operazioni di pagamento riconducibili a consumatori finali.

Sono quindi compresi il numero totale delle operazioni di pagamento riconducibili a consumatori finali nel periodo di riferimento e il numero totale delle operazioni di pagamento effettuate nel periodo di riferimento. Infine, trovano spazio nella lista dei dati anche il codice fiscale dell'esercente e il mese e l'anno di addebito. Vediamo quindi

  • Pos non usato o pochi pagamenti, nuovi controlli Agenzia Entrate
  • Nuove disposizioni sui sistemi di pagamento elettronici tracciabili

Pos non usato o pochi pagamenti, nuovi controlli Agenzia Entrate

A fissare la possibilità di effettuare nuovi controlli se il Pos non viene usato o i pochi pagamenti sono pochi, è stata la a stessa Agenzia delle entrate.

E lo ha fatto formalmente fissando modalità e limiti nel documento con cui illustra i nuovi adempimenti da rispettare per poter fruire del credito di imposta al 30% delle commissioni per le transazioni realizzate con carte di credito, di debito, prepagate e strumenti tracciabili. Come abbiamo visto, soo numerose le informazione da trasmettere utilizzando il Sistema di Interscambio Dati.

Il fisco specifica che in caso di errori è possibile trasmettere una comunicazione di annullamento, entro lo stesso termine che cancella i dati già acquisiti riferiti a quella mensilità, e inoltrare una nuova comunicazione entro 20 giorni del mese successivo al periodo di riferimento.

Di più: entro il terzo mese successivo è comunque ammessa la rettifica o la cancellazione dei dati trasmessi relativi a singoli esercenti per il mese e l'anno indicati nella comunicazione. Per farlo il negoziante deve spedire una comunicazione di modifica che sostituisce in tutto in parte quanto già comunicato.

Nel caso di mancato rispetto dei tempi, la comunicazione di rettifica viene scartata e dunque non presa in considerazione dall'Agenzia delle entrate.

Nuove disposizioni sui sistemi di pagamento elettronici tracciabili

La normativa sul credito d'imposta del 30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate con pagamenti elettronici tracciabili si intreccia con quella del cosiddetto bonus Pos che spetta agli esercenti che dimostrano di aver registrato ricavi o compensi fino a 400.000 euro.

Erogato solo in compensazione, i tempi sono rapidi poiché il commerciante potrà fruirne già dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa professionali. Nel documento di 7 pagine con cui l'Agenzia delle entrata illustra le modalità per la comunicazione dei dati delle commissioni applicate su cui calcolare il credito d'imposta, c'è anche un riferimento sulla conservazione dei documenti.

Gli esercenti sono chiamati a farlo per un periodo di 10 anni dall'anno in cui è stato utilizzato. La sicurezza nella trasmissione dei dati - promette infine in fisco - è garantita dal canale di trasmissione del sistema informativo dell'Anagrafe Tributaria. Agisce in modalità automatizzata attraverso la piattaforma di File Transfer Protocol su Virtual Private Network.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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