Conviene di più per una azienda assumere con contratto stagionale o a tempo determinato nel 2021? I pro e contro

Sono quattro le caratteristiche deve considerare al momento della scelta dell'assunzione con contratto stagionale o a tempo determinato nel 2021.

Conviene di più per una azienda assumere

Contratto stagionale o a tempo determinato, quale conviene a un'azienda?

Rispetto al contratto a tempo determinato, in quello stagionale le aziende pagano meno contributi. Più esattamente, non sono chiamate a versare il contributo addizionale per finanziare l'indennità di disoccupazione Naspi. Occorre poi tenere conto delle spese indirette.

Non si tratta di fare una scelta a cuor leggero perché quando si parla di contratti di lavoro occorre tenere conto di tutti gli aspetti, compreso quello economico. Sebbene il contratto stagionale sia a tutti gli effetti un contratto a tempo determinato, ci sono una serie di particolarità di cui tenere conto. Non sono solo di tipo economico, rispetto a cui le differenze sono in realtà limitate.

Ma anche di gestione nel tempo ovvero di stacco temporale tra la scadenza e il rinnovo e l'indicazione della causale. I recenti aggiornamenti della materia hanno infatti rimesso in discussione questi aspetto ovvero introdotto novità che possono rivelarsi decisive per un'azienda sulla convenienza di una scelta tra contratto stagionale e contratto a tempo determinato. Approfondiamo quindi:

  • Contratto stagionale o a tempo determinato, quale conviene a un'azienda
  • Pro e contro contratto stagionale o a tempo determinato

Contratto stagionale o a tempo determinato, quale conviene a un'azienda

Rispetto al contratto a tempo determinato, in quello stagionale le aziende pagano meno contributi. Più esattamente, non sono chiamate a versare il contributo addizionale per finanziare l'indennità di disoccupazione Naspi (Nuova assicurazione sociale per l'impiego) pari all'1,40% da calcolarsi sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali e da versare all'Inps con modello F24.

Tuttavia i lavoratori stagionali possono accedere agli strumenti di sostegno al reddito che la normativa vigente riconosce ai disoccupati. In termini pratici si tratta di una deroga alla disciplina di base.

Quando si parla di costo di lavoro occorre tenere conto anche delle spese indirette. Pensiamo ad esempio ai costi della gestione del Libro unico del lavoro e di tutti gli adempimenti previsti dalla disciplina inerenti l'amministrazione del personale e alle spese relative alla redazione delle buste paga e agli altri adempimenti amministrativi legati alla gestione del personale.

Ma anche alle spese legate a possibili contenziosi con i dipendenti, ai corsi di formazione per i dipendenti e a quelli per gli adempimenti richiesti dalla normativa relativa alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;

Pro e contro contratto stagionale o a tempo determinato

Sono quattro le caratteristiche deve considerare al momento della scelta dell'assunzione con contratto stagionale o a tempo determinato nel 2021. A differenza di quanto avviene per altri tipi di contratti a tempo determinato, non c'è alcuno stacco temporale tra il rinnovo di un contratto di lavoro a termine che ha come oggetto l'attività stagionale e un altro con le stesse caratteristiche. Ecco quindi la non indispensabilità dell'indicazione della causale in quanto la natura dell'attività è causa del contratto.

Dopodiché registriamo il mancato versamento dei contributi aggiuntivi rispetto a quelli ordinari. E infine, ecco il diritto di precedenza che il lavoratore può esprimere a prescindere dalla durata del contratto senza alcun periodo minimo.

Un altro aspetto da considerare riguarda la possibilità per il lavoratore di proporre una vertenza sindacale se l'azienda ha commesso una irregolarità, anche nei casi di malattia o infortunio. Se al lavoratore non sono state riconosciute in tutto o in parte tali indennità, di astensione obbligatoria o facoltativa per maternità e di anomalie relative a ferie e permessi. Pensiamo ad esempio al caso se il lavoratore non ne ha usufruito nella misura in cui ne aveva diritto o non percepisce alcuna retribuzione.

A tal proposito, si ricorda che la vertenza va in prescrizione dopo 5 anni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, per le aziende fino a 15 dipendenti, dal giorno o dal mese di maturazione della retribuzione richiesta, per le aziende con più di 15 dipendenti. Il passo precedente alla vertenza è il tentativo di conciliazione con il datore. Se riesce, viene redatto un verbale sottoscritto dalle parti in cui appaiono gli elementi della conciliazione. Se non riesce si può passare al ricorso giudiziario vero e proprio con l'affiancamento di un legale.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il