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Cosa devo fare se un giorno non vado al lavoro? A chi, in che modo ed entro quanto devo comunicare l'assenza?

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Hai avuto un imprevisto e non puoi andare al lavoro? Come comunicare l'assenza, rispettare i tempi, fornire la documentazione e quali possono essere le conseguenze
Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
e aggiornato con informazioni attualizzate il
Cosa devo fare se un giorno non vado al lavoro? A chi, in che modo ed entro quan

Per comunicare correttamente l’assenza dal lavoro, un dipendente deve rispettare alcune precise tempistiche, variabili a seconda del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicabile. Generalmente, è necessario avvisare il datore di lavoro immediatamente o comunque prima dell’inizio del turno lavorativo, qualora si preveda di non poter essere presente. Alcuni CCNL, inoltre, possono prevedere l’obbligo di inviare una giustificazione scritta entro 48 ore. Per eventi improvvisi come incidenti o ricoveri, è accettabile una comunicazione successiva, ma il lavoratore è tenuto a dimostrare l’impedimento con documentazione adeguata.

Come giustificare correttamente l'assenza, gli obblighi del lavoratore

Il lavoratore è tenuto a comunicare in maniera tempestiva l’assenza al datore di lavoro: qualsiasi ritardo nell’informare l’azienda può comportare sanzioni disciplinari. La comunicazione deve essere effettuata tramite i metodi previsti dal datore, come una chiamata telefonica, un’email o altri mezzi ufficiali.

Nel caso di assenza per malattia, il lavoratore è obbligato a fornire immediatamente il certificato medico, che deve essere redatto dal proprio medico curante e inviato telematicamente all’INPS. Il numero di protocollo generato deve essere comunicato al datore.

In altri casi, come per i permessi retribuiti (ROL, permessi studio, congedi per lutto o parentali), è necessario inoltrare apposita documentazione giustificativa, come richieste ufficiali oppure certificati relativi all’evento. Ove non sia previsto un modulo specifico, si può ricorrere a una dichiarazione sostitutiva.

Altro obbligo riguarda le tempistiche di preavviso: se l’assenza è programmata (ad esempio, ferie o congedi parentali), va comunicata in anticipo per consentire all’impresa di organizzarsi. Se invece è causata da un evento improvviso, come un lutto o un’emergenza familiare, la comunicazione deve avvenire il più rapidamente possibile, idealmente prima dell’inizio del turno. Tali obblighi, benché disciplinati in dettaglio dal CCNL, trovano fondamento anche nell’articolo 2104 del Codice Civile, che impone al lavoratore un obbligo di diligenza e buona fede durante il rapporto di lavoro.

Modalità di invio della giustificazione

Ogni azienda può avere regole specifiche per la comunicazione delle assenze. Per questo motivo, è sempre consigliabile consultare il regolamento interno o il contratto di lavoro per evitare problemi.Tra le opzioni più comuni, troviamo la comunicazione via email, fax, messaggi WhatsApp o SMS, messaggio tramite app aziendali (ad esempio Slack, Microsoft Teams, o gestionali specifici) o tramite una telefonata diretta. 

Documentazione necessaria

Per giustificare correttamente un’assenza dal lavoro, è necessario fornire la documentazione richiesta in base alla motivazione dell’assenza. In caso di malattia, occorre presentare il numero di protocollo del certificato telematico inviato dal medico all’INPS.

Per i permessi studio, è solitamente necessaria la documentazione che dimostri l’iscrizione a un corso di formazione o la presenza a esami universitari. In caso di congedi, come quello parentale, è indispensabile compilare i moduli previsti dal datore di lavoro o dall’ente competente.

Nei casi di assenze prolungate, come il congedo per gravi motivi familiari, possono essere richiesti documenti integrativi, quali certificazioni mediche o atti notarili che comprovino la necessità.

Per permessi specifici, come quelli legati alla legge 104/1992, lutti o motivi familiari, il lavoratore deve produrre certificati ufficiali o dichiarazioni sostitutive che attestino la situazione.

Conseguenze dell'assenza ingiustificata

L’assenza ingiustificata dal lavoro comporta conseguenze amministrative e disciplinari che variano in base alla gravità della violazione e alla durata del periodo di assenza. Il primo effetto è la mancanza del diritto alla retribuzione per i giorni non lavorati. Inoltre, durante tali giornate, il lavoratore perde i benefici contrattuali come la maturazione di ferie, permessi e rate della tredicesima o quattordicesima mensilità.

Dal punto di vista disciplinare, il datore di lavoro può adottare sanzioni progressive, a seconda del contratto collettivo di riferimento e della reiterazione dell’illecito. Possono includere richiami scritti, multe, sospensioni dal lavoro e, nei casi più gravi, il licenziamento per giusta causa. È prassi che, prima di applicare una sanzione grave, venga inoltrata una contestazione scritta, con un termine per consentire al lavoratore di presentare le proprie giustificazioni.

Se l’assenza ingiustificata si protrae per più di 15 giorni consecutivi, può essere interpretata come dimissioni volontarie secondo alcune normative. In tal caso, il rapporto lavorativo si considera interrotto e il lavoratore perde il diritto a richiedere la NASpI.

Situazioni particolari, come assenze che ledono in modo grave la fiducia del datore, ad esempio l’assenza senza preavviso per recarsi in ferie non autorizzate, possono accelerare l’applicazione di provvedimenti estremi come il licenziamento. Anche un’assenza ingiustificata reiterata, anche di breve durata, comporta un aumento delle sanzioni applicabili, secondo le disposizioni del CCNL o le esigenze specifiche dell’azienda.

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