Cosa fare se il datore di lavoro mi chiede di licenziarmi volontariamente e cerca di obbligarmi

Non solo il licenziamento del datore di lavoro e le dimissioni del dipendente, tra le situazioni anomale c'è la richiesta di licenziamento volontario.

Cosa fare se il datore di lavoro mi chie

Come difendersi dal datore che mi obbliga a licenziarmi?

Nel caso di irregolarità ovvero di forzatura nel firmare la lettera di dimissioni, il dipendente può denunciare il datore di lavoro e chiedere l'annullamento della decisione.

Il licenziamento è il provvedimento più drastico che può assumere un datore di lavoro. Al di là delle ragioni che possono portare all'allontanamento del dipendente, le conseguenze che derivano dall'assunzione di un provvedimento di questo tipo sono su più livelli.

Per il lavoratore stesso perché si trova senza impiego e con una possibile ferita psicologica. Ma anche per la stessa azienda sia perché si ritrova con una figura vacante nella pianta organica e sia perché subito dopo il licenziamento non può procedere con un'assunzione.

Anche se non c'è una durata prestabilita in base alle norme in vigore, la prassi vuole che trascorrano almeno 60 giorni. Si tratta di un periodo non casuale perché corrisponde al tempo concesso al dipendente per impugnare il provvedimento nei suoi confronti.

Ecco quindi che per aggirare il problema, i datori di lavoro possono fare indebite pressioni al lavoratore affinché si licenzi volontariamente ovvero si dimetta. In questo modo il datore conserva libertà di manovra, ma il dipendente va incontro a una serie di limitazioni, tra cui la possibilità di richiedere l'assegno di disoccupazione. Vediamo allora:

  • Come difendersi dal datore che mi obbliga a licenziarmi volontariamente
  • Motivi soggettivi e oggettivi licenziamento individuale

Come difendersi dal datore che mi obbliga a licenziarmi volontariamente

Ci sono pochi dubbi sulla liceità di questo comportamento perché il datore di lavoro non può chiedere a un dipendente di licenziarsi volontariamente. Non può obbligare a firmare la lettera dimissioni. Quest'ultima è un atto volontario che non deve essere in alcun modo indotta, né in maniera diretta e né indiretta.

Diverso è il caso in cui il datore cerca di raggiungere un accordo con il lavoratore, anche sotto il profilo economico. Nel caso di irregolarità ovvero di forzatura, il dipendente può denunciare il datore di lavoro.

Sulla questione è intervenuta anche la Corte di Cassazione, secondo cui i reati configurabili sono quelli di minaccia e di estorsione. Il lavoratore può così impugnare la propria lettera di dimissioni e chiedere l'annullamento. Ma naturalmente deve dimostrare di essere stato obbligato.

Motivi soggettivi e oggettivi licenziamento individuale

Ben diverso è il caso del licenziamento individuale di un lavoratore che può essere sorretto da motivi soggettivi ovvero mancanze del dipendente e dunque per giusta causa o giustificato motivo soggettivo.

Oppure da motivi oggettivi ovvero circostanze indipendenti dalla volontà del dipendente e dunque inerenti all'azienda, come la soppressione della posizione e la cessazione dell'attività o inerenti al dipendente ovvero eccessiva morbilità e e dunque impossibilità sopravvenuta della prestazione.

Il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento. Pensiamo ad esempio al riassetto organizzativo dell'impresa per una più economica gestione, alla redistribuzione delle mansioni, alla contrazione dell'attività produttiva, all'informatizzazione dei servizi o alla esternalizzazione.

Sulla base di una nota sentenza della Cassazione, il giustificato motivo oggettivo di licenziamento non implica non un disagio futuro e ipotetico per l'organizzazione lavorativa dell'impresa, ma una situazione di pregiudizio attuale e suscettibile di verifica al momento stesso dell'intimazione del recesso.

Con una successiva sentenza, gli Ermellini avevano quindi precisato che ai fini della legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo ci deve essere uno stretto nesso di consequenzialità e necessità tra esigenze produttive ed eliminazione del rapporto lavorativo.

La sussistenza è sottoposta alla verifica giudiziale, la quale non intacca l'autonomia dell'imprenditore, in quanto rimane libero di assumere le scelte ritenute idonee ai fini della gestione dell'impresa. Da segnalare anche l'esistenza dell'offerta facoltativa a iniziativa datoriale entro 60 giorni dal licenziamento.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il