Cosa fare se la badante non vuole uscire di casa dopo la morte di chi curava

Il rapporto è regolato in base a quanto specificato nel contratto collettivo nazionale di lavoro dei badanti. Ma possono sorgere controversie in ambito lavoro domestico.

Cosa fare se la badante non vuole uscire

Badante non esce di casa dopo la morte di chi curava, cosa fare?

La normativa parla chiaro e prevede che la badante esca da casa nel caso di morte dell'assistito. Anche in caso di trasferimento della residenza e di convivenza 24 ore su 24. L'abbandono non avviene il giorno successivo al deciso ma è legato al tempo di preavviso indicato nel contratto di lavoro. Fino a 5 anni di servizio il preavviso minimo è di 15 giorni, oltre 5 anni è di 30 giorni.

La situazione è tutte le volte di diventare imbarazzante perché se la persona assistita muore e a prendersi cura era solo la badante, cosa fare se quest'ultima rifiuta di uscire da casa?

Per maggior tranquillità del datore di lavoro, soprattutto se anziano e non nel pieno della salute, la migliore opzione è infatti quella dell'assunzione della badante affinché diritti e doveri siano chiari per entrambe le parti. Il contratto del lavoro domestico regola il rapporto di lavoro tra il datore e più in generale la famiglia e chi svolge il ruolo di badante.

Il rapporto è regolato in base a quanto specificato nel contratto collettivo nazionale di lavoro dei badanti. Eventuali controversie in ambito lavoro domestico possono sorgere quando il lavoratore si sente leso nei propri diritti, sulla base delle leggi, del contratto del lavoro domestico o dell'accordo individuale.

Può riferirsi sia al trattamento economico, previdenziale e normativo di un rapporto di lavoro in corso sia di uno già cessato e sia nel caso di decesso del datore di lavoro. Vediamo tutti i dettagli della situazione:

  • Badante non esce di casa dopo la morte di chi curava, cosa fare
  • L'importanza del contratto tra badante e datore di lavoro

Badante non esce di casa dopo la morte di chi curava, cosa fare

La badante è una figura che si rivela spesso essenziale per la persona assistita e per gli equilibri all'interno della famiglia. Chiamata a gestire il rapporto di lavoro in maniera ottimale, entrano in gioco anche componenti relazioni ed empatiche altrettanto fondamentali.

Se dal punto di vista formale si tratta di quella persona che, nel contesto domestico, si occupa dell'assistenza e della cura di persone bisogno di un supporto per motivi di salute o di età avanzata, da quello concreto è fondamentale individuare la figura più adatta per aiutare i nostri cari con continuità.

La persona assistita o un membro della famiglia (ad esempio, il figlio o il fratello) ricopre il ruolo di datore di lavoro e dunque dietro pagamento di un compenso organizza il lavoro, formulano richieste, spiegano le mansioni da svolgere e applicano il contratto del lavoro domestico.

La persona assistita può richiedere che la badante svolga un lavoro a tempo parziale o a tempo pieno. Ma soprattutto decide se sia convivente nella stessa abitazione della persona da assistere, offrendole vitto e alloggio, o meno.

Non solo, ma può concedere di trasferire la residenza nel proprio domicilio. Cosa succede se la badante non vuole uscire di casa dopo la morte di chi curava?

La normativa parla chiaro e prevede che la badante esca da casa nel caso di morte dell'assistito. Anche in caso di trasferimento della residenza e di convivenza 24 ore su 24. L'abbandono non avviene il giorno successivo al deciso ma è legato al tempo di preavviso indicato nel contratto di lavoro. Fino a 5 anni di servizio il preavviso minimo è di 15 giorni, oltre 5 anni è di 30 giorni.

L'importanza del contratto tra badante e datore di lavoro

Si capisce quindi l'importanza del contratto di lavoro ovvero della regolare assunzione della badante per evitare situazioni difficili da gestire.

I contratti possono essere di tre tipi: B Super per l'assistenza a persone autosufficienti con stipendio mensile di 845,80 euro, C Super per l'assistenza a persone non autosufficienti e stipendio mensile di 958,58 euro per badanti non formate, D Super per l'assistenza a persone non autosufficienti e stipendio mensile di 1.350,88 euro per badanti formate ovvero in possesso del diploma di assistenza a persone non autosufficienti.

Ed è fondamentale precisare nel contratto di lavoro alla badante l'indicazione dell'alloggio a disposizione del lavoratore nel caso di convivenza con la persona da assistere, il giorno di riposo settimanale e la mezza giornata di riposo settimanale aggiuntiva, la previsione di eventuali spostamenti per vacanza o cure fuori dal domicilio.

Non devono mancare il periodo concordato di godimento delle ferie annuali, il livello di appartenenza cui corrispondono retribuzioni diverse, l'eventuale convivenza, specificando se con vitto e alloggio.

E naturalmente la retribuzione pattuita con la badante, la data di inizio del rapporto di lavoro, la durata del periodo di prova e l'orario giornaliero di lavoro.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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