Cosa rischio se scoperto a prendere bustarelle, regali illeciti, tangenti o favori extra

Ecco le pene civili, penali e non solo aggiornate. Sono assai variabili i rischi per chi viene scoperto a prendere bustarelle, regali illeciti, tangenti o avere favori extra.

Cosa rischio se scoperto a prendere bust

Bustarelle e tangenti, quali rischi per chi viene scoperto?

Il rischio per chi viene scoperto a prendere bustarelle, regali illeciti, tangenti o avere favori extra è la condanna per corruzione.

Verrebbe da dire che la correttezza paga sempre o almeno fa vivere meglio. Stare alla larga da bustarelle, regali illeciti, tangenti o avere favori extra consente al lavoratore di affrontare con maggiore serenità la propria quotidianità.

Resta infatti al riparo delle conseguenze che va inevitabilmente incontro nel caso in cui venga scoperto. Le pene sono infatti molto severe per chi guadagna denaro (o cerca di farlo) e di trarre dei benefici in modo illecito durante l'esercizio della propria funzione ovvero approfittando della propria posizione. Approfondiamo con maggiore attenzione in questo articolo:

  • Bustarelle e tangenti, quali rischi per chi viene scoperto

  • Norme severe su regali illeciti e favori extra per i lavoratori

Bustarelle e tangenti, quali rischi per chi viene scoperto

Nel caso in cui un pubblico ufficiale, nell'esercizio della propria funzione, riceve bustarelle, regali illeciti, tangenti o avere favori extra, va incontro a una condanna per corruzione ovvero alla reclusione da 1 a 6 anni. Senza dimenticare che anche il corruttore rischia la condanna, seppure alleggerita di un terzo rispetto a quella a carico del corrotto.

Se invece il reato viene commesso nel momento in cui il pubblico ufficiale omette o ritarda un atto del suo ufficio o ne compie uno contrario al suo dovere per garantire a sé stesso una qualche utilità economica e non, la pena aumenta. Più precisamente è la reclusione da 6 a 10 anni. Non solo, ma può addirittura essere maggiore se la corruzione ha riguardato l'assegnazione di pubblici impieghi, stipendi o pensioni.

E se di mezzo c'è la corruzione in atti giudiziari per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, ecco che la situazione si aggrava. Le pene vanno infatti da 6 a 14 anni di reclusione se il fatto provoca una ingiusta condanna alla reclusione non superiore a 5 anni ovvero da 8 a 20 anni di reclusione se il fatto provoca l'ingiusta condanna alla reclusione superiore ai 5 anni o all'ergastolo.

Un altro caso da segnalare è l'induzione indebita a fare o promettere utilità per cui è prevista la condanna della reclusione da 6 anni a 10 anni e 6 mesi.

Norme severe su regali illeciti e favori extra per i lavoratori

Oltre alle leggi 2022 in materia di conseguenze a carico di chi viene scoperto a prendere bustarelle, regali illeciti, tangenti o avere favori extra, ci sono anche numerose sentenze della magistratura.

Come quella secondo cui in tema di delitto di corruzione, l'accertamento dell'avvenuto pagamento degli eventuali intermediari non consente ex se l'individuazione del momento consumativo del reato, in mancanza di altri elementi che possano ragionevolmente indurre a ritenere che il denaro sia stato cumulativamente corrisposto sia per gli intermediari che per il corrotto o, in ogni caso, perché i primi compensassero quest'ultimo.

Sempre per i giudici della Cassazione, ai fini della configurabilità tanto delle corruzione impropria, quanto di quella propria, è sufficiente che vi sia stata ricezione della indebita retribuzione o accettazione della relativa promessa, restando quindi indifferente che ad essa abbia fatto poi seguito o meno l'effettivo compimento dell'atto conforme o contrario ai doveri d'ufficio, in vista del quale la retribuzione è stata elargita o la promessa formulata.

E soprattutto, in tema di corruzione propria sono atti contrari ai doveri d'ufficio non soltanto quelli illeciti o illegittimi, ma anche quelli che, pur formalmente regolari, prescindono, per consapevole volontà del pubblico ufficiale, dall'osservanza dei doveri istituzionali, espressi in norme di qualsiasi livello, compresi quelli di correttezza e d'imparzialità.

Ne consegue, ai fini della distinzione tra corruzione propria ed impropria, che nella prima il pubblico ufficiale, violando anche il solo dovere di correttezza, connota l'atto di contenuto privatistico, così perseguendo esclusivamente o prevalentemente, l'interesse del privato corruttore; nella seconda, invece, il pubblico ufficiale, che accetta una retribuzione per l'unico atto reso possibile dalla sue attribuzioni, viola soltanto il dovere di correttezza.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il