Cosa si deve fare se muore un dipendente per leggi 2021. Tutti gli obblighi e procedura da seguire

Nel caso di morte di un dipendente è sempre meglio contattare la famiglia del dipendente il prima possibile anche per chiedere quante informazioni vogliono condividere.

Cosa si deve fare se muore un dipendente

Morte di un dipendente, cosa fare?

La morte di un dipendente comporta la cessazione del rapporto di lavoro e di conseguenza la primissima azione che un'azienda deve fare dal punto di vista procedurale è trasmettere la comunicazione al centro per l'impiego.

Poche cose come la morte di un dipendente sconvolgono la quotidianità lavorativa di un'azienda. C'è infatti la componente emotiva da gestire per via della dipartita di un componente dell'impresa.

Ma allo stesso tempo occorre fare i conti con una serie di obblighi procedurali da rispettare, senza tenere conto dell'eventuale necessità di procedere con un'assunzione per coprire il posto vacante. Vediamo dunque:

  • Morte di un dipendente, cosa fare: obblighi e procedura
  • Comportamento con la famiglia del lavoratore deceduto

Morte di un dipendente, cosa fare: obblighi e procedura

La morte di un dipendente comporta la cessazione del rapporto di lavoro e di conseguenza la primissima azione che un'azienda deve fare dal punto di vista procedurale è trasmettere la comunicazione al centro per l'impiego.

Ai familiari del dipendente deceduto (il coniuge, i figli e i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado se vivevano a suo carico) occorre corrispondere l'indennità di mancato preavviso, lo stipendio del mese di cessazione del rapporto, il trattamento di fine rapporto, le indennità per ferie e permessi non goduti, eventuali bonus e premi di produzione, da dividere sulla base del bisogno di ciascuno.

Il datore di lavoro deve chiedere agli aventi diritto lo stato di famiglia, l'atto di morte del defunto, l'atto notorio da cui risulti che tra il defunto e il coniuge non è mai stata pronunciata sentenza di divorzio o di separazione, l'atto notorio presentato da parenti o affini attestante il rapporto di parentale entro il terzo grado o di affinità entro il secondo nonché della vivenza a carico, la copia del testamento del dipendente.

Il punto di riferimento è quindi l'articolo 2122 del Codice Civile che, come abbiamo visto, fissa quattro principi ben precisi. Innanzitutto in caso di morte del prestatore di lavoro, le indennità devono essere al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del lavoratore, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado.

In seconda battuta, la ripartizione delle indennità, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, deve essere fatta tenuto conto delle reali necessità dei familiari che ne avrebbero diritto.

Quindi in assenza dei beneficiari, le indennità sono attribuite secondo le norme della successione legittima. Infine è considerato nullo qualsiasi patto precedente alla morte del prestatore di lavoro in merito all'attribuzione e alla ripartizione delle indennità. Nella successione legittima l'eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, in questo preciso ordine.

Comportamento con la famiglia del lavoratore deceduto

Nel caso di morte di un dipendente è sempre meglio contattare la famiglia il prima possibile anche per chiedere quante informazioni vogliono condividere. La famiglia potrebbe desiderare che alcuni dettagli siano mantenuti privati, ad esempio la causa della morte, ed è importante rispettare i loro desideri.

Dopodiché bisogna informare i dipendenti della morte il prima possibile. L'attenzione è in particolare per le risorse umane e i dipendenti che hanno lavorato a stretto contatto con il lavoratore deceduto. Se il dipendente ha avuto rapporti d'affari con clienti o fornitori esterni, il suggerimento è di informarli in modo semplice e rispettoso.

Il computer del dipendente e l'accesso all'edificio dovrebbero essere chiusi e alcuni dispositivi elettronici potrebbero dover essere cancellati da remoto.

Meglio accordarsi con la persona di contatto della famiglia per la restituzione di tutti i beni aziendali e il recupero di eventuali oggetti personali che conservava sul posto di lavoro. Le apparecchiature aziendali possono includere un laptop, un cellulare o altri dispositivi elettronici, chiavi, carte di credito aziendali o carte di acquisto.

Un collega di fiducia può essere l'opzione migliore se la famiglia preferisce non essere coinvolta nello scambio di proprietà aziendali e personali.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il