Cosa si deve pagare per guadagni non dichiarati tra multa, tasse, iva e contributi

Esistono alcuni strumenti per prevenire le controversie con l'Agenzia delle entrate per prevenire o per chiudere le controversie dopo che sono iniziate.

Cosa si deve pagare per guadagni non dic

Guadagni non dichiarati, cosa si deve pagare?

Se il contribuente non paga le tasse è soggetto a sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato, anche se, dopo aver corretto errori materiali o di calcolo, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile.

Non pagare le tasse sui guadagni ottenuti espone il contribuente a inevitabili conseguenze. Sotto questo profilo le norme in vigore non ammettono alcuna giustificazioni, anche nel caso di difficoltà economica.

Certo, ci sono strumenti per aiutare il cittadino a trovare la migliore soluzione, ma l'evasione delle imposte, dell'Iva o dei contributi non è di certo una buona idea.

Come vedremo in questo articolo, i guadagni vanno comunicati attraverso la dichiarazione dei redditi ovvero il modello Persone fisiche nel caso dei lavoratori autonomi e il modello 730 dei lavoratori dipendenti. Ma non cambia il principio di fondo che regola i rapporti fiscali tra Stato e cittadino. Approfondiamo quindi in questo articolo alcuni aspetti:

  • Guadagni non dichiarati, cosa si deve pagare
  • Come prevenire e chiudere le controversie con il fisco

Guadagni non dichiarati, cosa si deve pagare

Nell'attuale sistema tributario i contribuenti sono tenuti a determinare il proprio imponibile e liquidare le imposte da versare in base al principio di autotassazione. La dichiarazione dei redditi è il documento attraverso il quale comunicare i propri guadagni ovvero il proprio reddito.

La dichiarazione deve essere sempre presentata dagli imprenditori e dagli esercenti arti e professioni. I lavoratori dipendenti e i pensionati la presentano se hanno redditi non dichiarati oppure per sfruttare i vantaggi di deduzioni e detrazioni.

I modelli variano a seconda che si tratti della dichiarazione di persone fisiche, di società di persone e di società di capitali. Per le persone fisiche il modello da utilizzare può essere Unico PF (persone fisiche) oppure il modello 730 se è un lavoratore dipendente o un pensionato.

Provando a fare esempi concreti, il mancato versamento dell'Iva prevede la condanna del contribuente a una multa del 30% di ogni importo non versato. La cifra viene ridotta a un quindicesimo per giorno di ritardo nel caso di pagamento entro 15 giorni.

Va ancora peggio nel caso di mancato pagamento dei contributi: multa fino a 1.032 euro e reclusione fino a 3 anni. Più in generale, se il contribuente non paga le tasse è soggetto a sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato, anche se, dopo aver corretto errori materiali o di calcolo, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile.

Tuttavia la sanzione è ridotta al 15% nel caso di versamenti effettuati con un ritardo fino a 90 giorni dalla scadenza. In questo caso entra in gioco il ravvedimento operoso con cui ridurre l'importo della sanzione dovuta dal contribuente che non ha regolarmente e puntualmente pagato le imposte.

Per le controversie tributarie esistono due gradi di giudizio. Il primo è la Commissione tributaria provinciale, che decide in primo grado sui ricorsi contro gli atti emessi dagli uffici dell'Agenzia delle entrate o dagli agenti della riscossione. Il secondo è la Commissione tributaria regionale che ha la competenza a decidere sulle sentenze emesse dalle Commissioni tributarie provinciali impugnate dal contribuente o dall'amministrazione finanziaria.

Come prevenire e chiudere le controversie con il fisco

Esistono alcuni strumenti per prevenire le controversie con l'Agenzia delle entrate o per chiudere le controversie dopo che sono iniziate. Sono l'accertamento con adesione, la mediazione, la conciliazione giudiziale e l'autotutela.

L'accertamento con adesione consente di concordare la definizione delle imposte dovute quando si è ricevuta una notifica di un atto di accertamento e quando si è subito un controllo da parte dell'Agenzia delle entrate. La mediazione tributaria è obbligatoria per le controversie di valore fino a 20.000 euro.

Con la conciliazione giudiziale si può mettere fine a una controversia già avviata presso la Commissione tributaria provinciale, evitando le spese dei vari gradi di giudizio. L'autotutela è il potere dell'amministrazione finanziaria di correggere un atto che risulti illegittimo o infondato, evitando così il contenzioso tributario.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il