Cosa succede se muore il beneficiario del reddito di cittadinanza secondo leggi 2021

Reddito di cittadinanza può essere ereditato alla morte del beneficiario: condizioni, regole in vigore, casi decadenza

Cosa succede se muore il beneficiario de

Cosa succede se muore il beneficiario del reddito di cittadinanza?

Stando a quanto previsto dalle leggi 2021, il reddito di cittadinanza può essere ereditato, quindi alla morte del beneficiario del reddito di cittadinanza la moglie o i figli possono continuare a percepirlo. Non si tratta, però, di una regola assoluta.

Cosa succede se muore il beneficiario del reddito di cittadinanza? Il reddito di cittadinanza, stando a quanto previsto dalle norme in vigore, è una prestazione che può essere ereditata. Ciò significa che alla morte del beneficiario moglie o figli possono continuare a percepire il beneficio. Perché accade, però, è necessario che soddisfino determinate condizioni. Vediamo allora cosa prevedono le leggi 2021 su reddito di cittadinanza e morte del beneficiario.

  • Ereditare reddito di cittadinanza è possibile o no
  • Quando decade reddito di cittadinanza alla morte beneficiario

Ereditare reddito di cittadinanza è possibile o no

Il reddito di cittadinanza, come accennato, può essere ereditato, quindi alla morte del beneficiario del reddito di cittadinanza la moglie o i figli possono continuare a percepirlo. Non si tratta, però, di una regola assoluta.

Le leggi 2021 prevedono, infatti, che il reddito di cittadinanza alla morte del suo beneficiario possa essere ancora erogato ai familiari solo se si ritrovino in forti difficoltà economiche e soddisfino i requisiti per avere il reddito di cittadinanza.

Per legge, quando si verifica una variazione del nucleo familiare, bisogna presentare la Dsu (Dichiarazione Unica sostitutiva) aggiornata entro due mesi dalla variazione, altrimenti si rischia la decadenza del beneficio. 

Dopodicchè non è necessario presentare nuova domanda di reddito di cittadinanza, perché questa deve essere presentata solo se l’evento è diverso da nascita o morte. In caso di morte del beneficiario del reddito di cittadinanza, il beneficio viene sospeso in attesa di verificare se moglie o figli hanno diritto ancora a percepirlo nonostante la scomparsa del beneficiario e se l’esito della pratica risulta positivo, il reddito di cittadinanza viene nuovamente erogato ai familiari compresi gli arretrati dovuti per la precedente sospensione del beneficio.

Precisiamo che la comunicazione all’Inps dell’evento di morte del beneficiario del reddito di cittadinanza non deve essere presentata dai familiari del de cuius perché spetta alle anagrafi comunali o ai medici necroscopi occuparsene sia trasmettere la comunicazione all’Inps e sia inviare il certificato di accertamento del decesso. 

Quando decade reddito di cittadinanza alla morte beneficiario

Come spiegato, non è detto che il reddito di cittadinanza venga ereditato da moglie e figli alla morte del beneficiario. Non è legge, infatti, che quando muore il beneficiario del reddito di cittadinanza, la somma fino a quel momento erogata continui ad essere corrisposta ai parenti.

Se, infatti, moglie e figli non vivono in condizioni critiche economiche e se non soddisfano i requisiti richiesti per beneficiare del reddito di cittadinanza, il beneficio decade alla morte del beneficiario. Se, infatti, viene meno anche un solo requisito tra quelli richiesti per l’accesso al reddito di cittadinanza il beneficio decade, ma ciò non toglie che il nucleo familiare possa fare nuovamente richiesta se torna ad avere una situazione che permette di nuovo di accedere al beneficio.

Ricordiamo che i requisiti per avere il reddito di cittadinanza prevedono:

  • essere cittadini italiani o di un Paese UE o stranieri con regolare permesso di soggiorno;
  • avere residenza continuativa in Italia da almeno 10 anni;
  • avere un Isee entro 9.360 euro;
  • avere un reddito familiare inferiore a 6mila euro moltiplicato per il relativo parametro di scala di equivalenza;
  • avere patrimonio immobiliare, esclusa la prima casa, inferiore ai 30mila euro;
  • avere un patrimonio mobiliare inferiore a 6mila euro, aumentabile per i nuclei numerosi;
  • non avere un’auto o una moto immatricolati negli ultimi 6 mesi, oppure con cilindrata superiore a 1.600 cc o 250 cc immatricolati negli ultimi 2 anni;
  • nel nucleo familiare non ci devono essere soggetti che negli ultimi 12 mesi hanno presentato le dimissioni volontarie.


 

Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il