Curiosità e storia delle targhe automobilistiche italiane

Un viaggio nella “babilonia” delle targhe automobilistiche italiane, dal design ai materiali, usate come fonte di finanziamento passando per la sigla fascista fino a oggi.

Curiosità e storia delle targhe automobilistiche italiane

Cosa sono le targhe automobilistiche italiane?

La storia ci mostra i cambiamenti e gli sviluppi delle automobili, spesso i documentari parlano dei progressi legati al sopraggiungere degli eventi che hanno portato alle vetture attuali. Meno frequente si occupano del vero pilastro che è stato travolto dai cambiamenti fino ai giorni nostri. Parliamo delle targhe automobilistiche italiane che vengono normalmente apposte alla parte esterna della vettura, sembra un optional, ma senza di esse è vitato circolare.

Dall’istante in cui la vettura ha fatto il suo ingresso nella società è nata la necessità d'identificare le vetture in circolazione. Travolti dalla vortice della "Babilonia" i cambiamenti sono stati molteplici, investendo in pieno le targhe automobilistiche italiane, dalle misure ai vari generi, distinte tra design e materiali. In sostanza di tratta di un suppletivo del veicolo, ma senza il quale non è possibile circolare. Un “dettaglio” che non sembra suscitare molto interesse, forse, perché di base non si conoscono gli aspetti legati alla sua creazione, e ai suoi sviluppi nel tempo.

Curiosità e storia delle targhe automobilistiche italiane

La storia delle targhe automobilistiche italiane risale al 1900, quanto fecero il loro ingresso sui veicoli pubblici utilizzati per il servizio. Successivamente nel 1903 con l’articolo 91 del “Regolamento per la circolazione degli automobilisti”, fu esteso l’obbligo di apporre l’apposita targa al veicolo circolante a tutte le vetture indistintamente.  

In quegli anni il proprietario del veicolo aveva l’obbligo di fissare la targa di metallo sulla parte posteriore della vettura, essa doveva contenere l’indicazione della provincia e il numero identificativo di licenza. Potrebbe sembrare un sistema quasi perfetto, ma ovviamente non fu così, se da un lato i numeri venivano concessi dalle Prefetture, da l’altro lato le targhe venivano realizzate a mano, di solito servivano per la classica uscita domenicale. La particolarità di allora era dovuta all’originalità che investiva in pieno le targhe create all’occorrenza dai “tocchi artistici”.

Erano i primi anni in cui le automobile prendevano leggermente “aria” tra le strade, e non vi furono grossi problemi, del resto si contavano sulle punte delle dita. La coscienza della serietà che circondava il mondo delle targhe prese piede, tanto che i cambiamenti furono impressionanti.

Targhe automobilistiche italiane: dal passato a oggi un viaggio solo in salita

Nel 1905 partono le prime regole serie che portarono all’iscrizione del veicolo presso la Prefettura della provincia di residenza, comparve la prima targa apposta sulla parte anteriore del veicolo. Le auto circolavano con le targhe di metallo bianco, con impresse numeri di una altezza pari agli 8 centimetri. Nonostante l’ingresso delle prime regole, il proprietario del veicolo poteva gestire le targhe a suo piacimento cambiando il colore o la qualità del modello.

Le Prefetture nel 1927 delegano al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), coordinato dal Regio Automobile Club Italia la gestione delle targhe. Dopo anni di equivoci e perplessità si giunse nel 1931, quando si stabilì unica misura di grandezza 32x22 cm, quindi compare la sigla della provincia e i numeri di combinazioni. Seguirono ancora nuovi cambiamenti che travolsero le targhe automobilistiche. Si rimpicciolirono, alle dimensioni di 25x17,5 cm, in cui la sigla della provincia posta nella parte superiore, mentre nella zona sottostante quattro numeri. In un contesto tutto italiano le nuove rivoluzioni non tardarono, nel 1934 le targhe anteriore cambiano di misura portandosi alle dimensioni di 26,2 x 5,7 cm. Compaiono i primi caratteri bianchi in evidenza su fondo nero, la stravaganza di quegli anni era legata alla sigla del CONI affisso sulle targhe, successivamente tale “simbolo” venne abolito.

Tasse automobilistiche italiane: dal fascismo a oggi

Con la guerra fu proclamato il divieto di acquisto dei veicoli. Le stranezze di quei momenti così difficili, furono una ventina di auto immatricolate a Cremona, forse per i fascisti. Sopraggiunta la fine della guerra viene eliminato l’effige fascista dalle targhe, sostituito dalla sigla dell’Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra, dopo abolito.

La proclamazione della Costituzione Italiana segnò le targhe con il simbolo della Repubblica Italiana una stella a cinque punte cinta da una ghirlanda. Si modificano ancora di grandezza e di materiale passando dal metallo alla plastica. Successivamente nel 1974, visto i fallimenti delle targhe di plastica che per lo più si scioglievano per il calore dei motori, subiscono ulteriori cambiamenti dovendo rispettare le direttive CEE.

La svolta arrivò nel 1985, quando cambiarono ancora questa volta in autoriflettenti di metallo, mutano le dimensioni. Purtroppo, la vernice utilizzata tendeva a ingiallire, così negli anni 80 fu sostituita.  Nel 1994 arriva la svolta decisiva dell’’immatricolazione, diventano anonime, niente più sigla della provincia solo una numerazione alfanumerica semplici caratteri neri apposto su un fondo bianco.

La nuova formula in vigore oggi è quella introdotta nel 1999.

Autore: Antonella Tortora
pubblicato il