Diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di sede dell'ufficio o dell'azienda

Se l'azienda trasferita conserva la propria autonomia e viene mantenuta come unità operativa, il datore di lavoro deve preservare lo status del dipendente.

Diritti dei lavoratori in caso di trasfe

Trasferimento di sede, quali diritti dei lavoratori?

Se la nuova destinazione supera la soglia di 50 chilometri ovvero 80 minuti di distanza con mezzi pubblici, il lavoratore conserva il diritto di rifiutare lo spostamento. In caso contrario il datore conserva la facoltà di licenziarlo per giusta causa. Ma se non c'è altra soluzione del trasferimento in questa sede, per il dipendente si prospetta lo scenario del licenziamento involontario.

L'organizzazione del lavoro in Italia è in continua mutazione con le disposizioni legislative che viaggiano di pari passo. Ecco dunque che le aziende cambiano sede all'interno o in un comune differente e ai dipendenti sono riconosciuti diritti e doveri.

Li esaminiamo nel dettaglio ma alcune indicazioni di base sono consolidate. In caso di trasferimento dell'azienda, i rapporti di lavoro dei dipendenti trasferiti proseguono automaticamente con il datori e i dipendenti trasferiti conservano tutti i diritti derivanti da tali rapporti come la retribuzioni pattuita ed eventuali benefit.

In fondo c'è anche una normativa europea che stabilisce come ai dipendenti trasferiti in altra sede o ufficio, l'azienda deve riconoscere i medesimi termini e le condizioni di lavoro esistenti. Tutti i diritti e gli obblighi derivanti dai contratti di lavoro di tali dipendenti trasferiti o dai rapporti di lavoro più in generale sono anch'essi rinnovati.

Salvo disposizione contraria, sempre secondo le disposizioni comunitarie, i diritti di un dipendente alle prestazioni di vecchiaia o di invalidità nell'ambito di regimi pensionistici si trasferiscono automaticamente per legge.

Più in generale il datore di lavoro è tenuto a continuare a osservare i termini e le condizioni concordati in qualsiasi contratto collettivo nazionale di lavoro applicato ai dipendenti trasferiti alle stesse condizioni fino alla risoluzione o alla scadenza dell'accordo.

Se l'azienda trasferita conserva la propria autonomia e viene mantenuta come unità operativa separata dopo il trasferimento, il datore di lavoro deve preservare lo status e la funzione dei rappresentanti dei lavoratori. Vediamo quindi nel dettaglio

  • Trasferimento di sede e ufficio, quali diritti dei lavoratori
  • Cosa può fare e non fare il dipendente in caso di trasferimento

Trasferimento di sede e ufficio, quali diritti dei lavoratori

Il primo fondamentale aspetto a cui prestare attenzione riguarda la distanza della nuova sede dell'azienda o dell'ufficio in cui viene trasferito il lavoratore. Il valore da ricordare è di 50 chilometri ovvero 80 minuti di distanza con mezzi pubblici.

Se la nuova destinazione supera questa soglia, il lavoratore conserva il diritto di rifiutare lo spostamento. In caso contrario il datore conserva la facoltà di licenziarlo per giusta causa. Ma se non c'è altra soluzione del trasferimento in questa sede, per il dipendente si prospetta lo scenario del licenziamento involontario.

A differenza dell'allontanamento per giusta causa, gli permette di accedere trattamenti integrativi della retribuzione persa.

Pensiamo ad esempio all'assegno di disoccupazione Naspi. In ogni caso il lavoratore può fare valere l'illegittimità del provvedimento se i motivi alla base del trasferimento non sussistono realmente, se non c'è davvero bisogno della sua professionalità nella nuova sede, se l'azienda non ha adottato criteri oggettivi e rispettosi dei principi di buona fede e correttezza.

Cosa può fare e non fare il dipendente in caso di trasferimento

Dal punto di vista pratico, nella lettera di assunzione il datore di lavoro deve indicare una sola sede di lavoro. Nel tempo e per una infinità di ragioni può però capitare che si prospetti l'esigenza di uno spostamento.

In questo caso è fondamentale per l'azienda segnalare al lavoratore in quale unità produttiva viene trasferito, la data di inizio lavoro nella nuova sede, le ragioni tecniche, organizzative e produttive che rendono indispensabile il trasferimento, così come prescritto dal Codice civile ("Il lavoratore non può essere trasferito da un'unità produttiva a un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive").

In ogni caso è fondamentale consultare il Ccnl applicato - terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici - per capire quali sono i margini di azione del lavoratore ovvero cosa può fare o non fare.

Sulla base delle motivazioni indicate nel precedente paragrafo, il dipendente può quindi contestare la legittimità del provvedimento e presentare ricorso in fase stragiudiziale.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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