Dopo quanti giorni di malattia si può licenziare secondo leggi e contratti nazionali vigenti 2020

Dopo un certo numero di giorni di malattia, l'azienda assumere il potere di licenziare il dipendente secondo leggi e contratti nazionali vigenti 2020. Vediamo quando è possibile.

Dopo quanti giorni di malattia si può li

Il concetto chiave è quello del periodo di comporto. Si tratta di quel lasso di tempo in cui il datore di lavoro deve conservare il posto di lavoro del dipendente in malattia. Non è comune per tutte le aziende poiché è legato alle disposizioni contenute nel Contratto collettivo nazionale di lavoro di appartenenza.

E come è noto, in Italia esistono numerosi Ccnl tra terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici.

Tuttavia dopo un certo numero di giorni di malattia, l'azienda assumere il potere di licenziare il dipendente secondo leggi e contratti nazionali vigenti 2020. Non solo, ma come vedremo nel dettaglio in questo articolo, anche durante il comporto il datore di lavoro può procedere all'allontanamento del dipendente in maniera definitiva.

Succede in realtà in una sola circostanza ovvero quando ricorrono una giusta causa o un giustificato motivo oggettivo per via dell'impossibilità della prestazione o della cessazione dell'attività d'impresa.

Un secondo fondamentale aspetto di cui tenere conto è che la legge regolamenta non solo quanti giorni di malattia sono ammessi. Ma anche una durata differenziata del periodo comporto in base all'anzianità di servizio del lavoratore.

E in ogni caso fatte salve le disposizioni più favorevoli eventualmente contenute nel Contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento. Vediamo allora cosa prevedono le norme sul lavoro attualmente in vigore e analizziamo meglio

  • Licenziamento dipendente dopo quanti giorni di malattia
  • Casi malattia e licenziamento secondo contratti nazionali 2020

Licenziamento dipendente dopo quanti giorni di malattia

Il licenziamento del dipendente al termine del periodo di comporto per malattia è ammesso dall'ordinamento italiano. Ma i tempi sono differenti in base al Contratto collettivo nazionale di lavoro applicato.

Nel caso del Ccnl Scuola sono previste tre fasce ovvero di 18 mesi nel triennio per i lavoratori assunti a tempo indeterminato, la metà ovvero 9 mesi per i dipendenti a tempo determinato e 30 giorni per i lavoratori incaricati di supplenze brevi.

Nel caso dei dipendenti pubblici, la normativa di base prevede 18 mesi retribuiti, superati i quali se il lavoratore non può riprendere l'attività, può richiedere un periodo supplementare di 18 mesi non retribuito.

Decisamente particolareggiato è il caso del Ccnl Edilizia perché le distinzioni sono in base all'inquadramento. E dunque: 9 mesi nell'arco di 20 mesi per gli operai; 6 mesi per anzianità di servizio fino a 2 anni, 9 mesi dai 3 ai 6 anni e 12 mesi oltre i 6 anni per gli impiegati.

Sicuramente più semplificata è la situazione nel Ccnl Commercio e Terziario: 180 giorni per i lavoratori che non sono in prova.

Non va quindi dimenticato che la contrattazione collettiva può allungare il periodo in cui il datore di lavoro non può licenziare per malattia il dipendente in alcuni casi particolari. Pensiamo alle malattie lunghe con conseguente necessità di cure post-operatorie e terapie salvavita, molto comuni tra chi è alle prese con patologie oncologiche.

Casi malattia e licenziamento secondo contratti nazionali 2020

Quando si parla del rapporto tra malattia e licenziamento secondo contratti nazionali 2020 non bisogna dimenticare che sono escluse dal conteggio sia le assenze per infortunio e malattie professionali e sia quelle per sottoporsi a terapie salvavita come l'emodialisi, la chemioterapia e il trattamento riabilitativo.

Stessa cosa per le giornate di degenza ospedaliera per il prelievo del sangue midollare e quelle successive al ricovero nei casi di donazione di midollo osseo, le assenze per malattie imputabili al datore di lavoro per violazione degli obblighi di sicurezza, l'interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria.

Nessun conteggio pure per il periodo di convalescenza in caso di tubercolosi fino a un massimo di 6 mesi dalle dimissione.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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