Dove destinare il Tfr? Tutte le soluzioni possibili previste per leggi 2022

Il lavoratore conserva il diritto di scegliere la destinazione del Tfr? Ma quali sono le opzioni possibili?

Dove destinare il Tfr? Tutte le soluzion

Tfr, dove destinarlo nel 2022-22?

Il Tfr può essere destinato ai Fondi di previdenza complementare. Possono essere di categoria o di settore, destinati a lavoratori che hanno sottoscritto contratto collettivo di lavoro di quella specifica categoria o settore; aziendali che sono frutto di accordi che riguardano specifiche aziende e i lavoratori; territoriali, sottoscrivibili da lavoratori presenti su una area geografica predeterminata.

Spetta al lavoratore decide dover destinatare il Tfr (Trattamento di fine rapporto) e lo deve fare entro 6 mesi dall'assunzione. Il bivio presenta due opzioni principali: lasciarlo in azienda o investirle in un fondo pensione.

Nel caso di mancata effettuazione della scelta, resta in azienda. Vediamo quindi cosa prevede la normativa vigente tra:

  • Tfr destinato a Fondi di previdenza complementare

  • Altre destinazioni possibili per il Tfr

Tfr destinato a Fondi di previdenza complementare

Il Tfr può essere destinato ai Fondi di previdenza complementare. Possono essere di categoria o di settore, destinati a lavoratori che hanno sottoscritto contratto collettivo di lavoro di quella specifica categoria o settore; aziendali che sono frutto di accordi che riguardano specifiche aziende e i lavoratori; territoriali, sottoscrivibili da lavoratori presenti su una area geografica predeterminata.

Nei Fondi negoziali o di categoria è previsto il versamento di una quota a carico del datore di lavoro. Sono forme di investimento agevolate a cui partecipa lo stesso datore di lavoro, riconoscendo una quota aggiuntiva di contribuzione a favore del dipendente.

C'è la possibilità di scelta tra linee garantite di investimento e linee con diversi profili di rischio, Gli utili e le perdite conseguite dall'investimento in Fondi pensione incidono sul valore del capitale.

I Fondi negoziali hanno spesso minori costi di gestione rispetto ai Fondi non negoziali. La fiscalità è conveniente: deduzione dal reddito imponibile dei contributi versati fino a euro 5.164,57 annui; tassazione dei rendimenti al 20%, salvo gli investimenti in titoli di Stato, obbligazioni emesse da Paesi in white list che mantengono il 12,5%; tassazione delle prestazioni finali alla fonte, mediante trattenuta a titolo d'imposta, con l'aliquota del 15%, ridotta all'aumentare degli anni di partecipazione al Fondo.

In ogni caso l scelta è irreversibile, salvo l'opzione per l'erogazione mensile. I Fondi non offrono garanzie sul potere d'acquisto reale del capitale investito al momento del riscatto. Prevista comunque la vigilanza del Covip.

Questa destinazione è strategica per i lavoratori che dispongono di un fondo pensione negoziale: possono usufruire di una maggiore quota investita, integrata dal datore di lavoro e di minori costi di gestione dei Fondi.

Ma anche a chi ha un contratto a tempo indeterminato con prospettive di lavoro stabili; a chi ha più di 20 anni dal pensionamento: nel lungo periodo le eventuali fluttuazioni negative dei mercati finanziari potrebbero essere compensate da altri periodi caratterizzati da alti rendimenti, in modo da ottenere, presumibilmente, un buon capitale da riscuotere al momento della pensione.

E poi a chi predilige un investimento più redditizio, seppure più rischioso; in scenari economici previsionali con ciclicità abbastanza regolare o in scenari prospettici stabili o in fasi economiche espansive, caratterizzate da alti rendimenti finanziari. Infine, in periodi deflattivi o di inflazione stabile.

Altre destinazioni possibili per il Tfr

Il Tfr rimane una forma di retribuzione differita, liquidata al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Viene rivalutato annualmente, su base composta, pari ad una percentuale costituita dall'1,5% in misura fissa e dal 75% dell'indice Istat dei prezzi al consumo. La tassazione è separata del Tfr liquidato, secondo scaglioni di reddito Irpef, con applicazione dell'aliquota media, in genere con un minimo del 23%.

E poi, le altre caratteristiche sono la tassazione della rivalutazione del Tfr al 17%; la reversibilità della scelta; l'intervento del Fondo di garanzia Inps in caso di insolvenza dell'imprenditore. Si tratta di una formula suggerita a chi ha un contratto a tempo determinato e a chi ha prospettive di lavoro discontinue e instabili; a chi predilige un investimento meno redditizio, ma più garantito; in scenari economici previsionali turbolenti e irregolari e in fasi economiche recessive, caratterizzate da numerose perdite finanziarie; oltre che in periodi di inflazione.

Il lavoratore ha il diritto di scegliere la destinazione del TFR? Ma quali sono le possibili opzioni?





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il