Entro quando deve essere pagato rimborso chilometrico dipendenti

Basta una semplice moltiplicazione per conoscere il risultato e sapere quanto essere pagati. Se il funzionamento è così, possiamo dire altrettanto del pagamento?

Entro quando deve essere pagato rimborso

Rimborso chilometrico dipendenti: entro quando deve essere pagato?

In linea teorica non occorre attendere molto perché dal punto di vista operativo è sufficiente controllare chilometri, data e tratta del lavoratore e, in assenza di inesattezza, disporre il pagamento. Di conseguenza il lavoratore che ha utilizzato la propria vettura per motivi aziendali potrebbe essere rimborsato sin dal mese successivo con una maggioranza di stipendio.

Il sistema dei rimborsi chilometrici sembra funzionare alla perfezione perché da una parte ci sono i lavoratori dipendenti che mettono a disposizione la propria auto per la propria azienda. E dall'altra ci sono le aziende che riescono a compensare la mancanza di auto da assegnare ai lavoratori.

Il tutto con un ordine terzo, l'Aci, che fissa le modalità di calcolo ovvero il rimborso chilometrico. Ogni anno elabora infatti una dettagliatissima tabella in cui sono presenti i modelli di tutti i brand auto, anche fuori produzione e a loro volta distribuiti per alimentazione, motore e caratteristiche, con il costo per ogni per ogni chilometro percorso.

Basta una semplice moltiplicazione per conoscere il risultato e sapere quanto essere pagati (dal punto di vista del lavoratore) o quanto pagare (dal lato dell'azienda). Per avere un'idea del funzionamento, una piccola city car ha diritto a un rimborso sicuramente inferiore rispetto a quello associato a un suv più potente.

Se l'organizzazione di questo strumento è così semplice possiamo dire altrettanto del pagamento? Scopriamo in questo articolo:

  • Rimborso chilometrico dipendenti: entro quando deve essere pagato
  • Vari tipi di rimborso chilometrico per i lavoratori dipendenti

Rimborso chilometrico dipendenti: entro quando deve essere pagato

Punto di riferimento per la gestione del rimborso chilometrico dei dipendenti sono la tabelle Aci. Sono aggiornate due volte all'anno e rappresentano la strada ufficiale per quantificare il rimborso per il dipendente nel caso di utilizzo dell'auto propria per ragioni lavorative.

Basta selezionare la categoria di veicolo, la marca, l'alimentazione e la data di calcolo. Individuato l'importo corrispondente è sufficiente moltiplicare per il numero di chilometri percorsi per ragioni di lavoro. Dal punto di vista fiscale si tratta di una soluzione che viene concorrono a formare il reddito e al di fuori del territorio comunale.

Il tutto senza dimenticare, come vederemo nel paragrafo successivo, che esistono anche altre tipologie di rimborso. Le stesse aziende preferiscono puntare sui rimborsi spese per via del regime fiscale di deducibilità. Se questa è la situazione, quali sono i tempi di pagamento?

In linea teorica non occorre attendere molto perché dal punto di vista operativo è sufficiente controllare chilometri, data e tratta del lavoratore e, in assenza di inesattezza, disporre il pagamento. Di conseguenza il lavoratore che ha utilizzato la propria vettura per motivi aziendali potrebbe essere rimborsato sin dal mese successivo con una maggioranza di stipendio.

Vari tipi di rimborso chilometrico per i lavoratori dipendenti

Il rimborso delle spese per la trasferta - pedaggi autostradali, costi di carburante, telefonate e Internet, vitto e alloggio - può avvenire in più modi: in maniera forfettaria, a piè di lista o analitico, con sistema misto.

Nel primo caso il rimborso spese concorre alla formazione del reddito del lavoratore fino all'importo di 46,48 euro al giorno per le trasferte fuori dal territorio comunale, 77,46 euro al giorno per le trasferte all'estero.

Anche nel secondo caso non concorrono a formare il reddito, devono essere documentate e sono rimborsabili fino a un massimo di 15,49 euro per le trasferte in Italia, 25,82 euro per le trasferte all'estero. Il rimborso misto è invece una combinazione delle precedenti.

L'azienda può riconoscere una indennità aggiuntiva di trasferta forfettaria non tassabile di 30,99 euro al giorno per le trasferte in Italia e 51,65 euro all'estero ovvero pari a due terzi rispetto all'applicazione del forfettario puro. Può anche riconoscere una indennità di trasferta forfettaria di 15,49 euro al giorno per le trasferte in Italia e 25,82 euro per le trasferte all'estero.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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