Entro quanto prima deve essere fatta firmare lettera di licenziamento perché sia valida

Quanto tempo prima deve essere fatta firmare dal lavoratore affinché sia esecutiva? Il licenziamento di un dipendente è un'operazione delicata per tutti i soggetti coinvolti.

Entro quanto prima deve essere fatta fir

Anche per quanto riguarda le questioni inerenti al lavoro, l'aspetto formale è di fondamentale importanza. Significa ad esempio che la lettera di licenziamento del dipendente va predisposta nei modi corretti e deve essere inviate nei tempi previsti dalla legge affinché sia considerata valida.

Ma quanto tempo prima deve essere fatta firmare dal lavoratore licenziato affinché possa essere esecutiva? Lo scopriamo in questo articolo, ben sapendo che in ogni caso il licenziamento di un dipendente è senza dubbio un'operazione delicata per tutti i soggetti coinvolti.

La missiva deve contenere tutti i dettagli e dunque il nome del lavoratore, la posizione precedentemente ricoperta, il nome dell'azienda, la data della lettera di risoluzione e la data di cessazione se diversa da quella della lettera.

Naturalmente possono essere numerose che possono condurre al licenziamento, come la necessità dell'azienda di ridurre il personale per via di una crisi economica oppure per il comportamento indisciplinato del dipendente costantemente in ritardo al lavoro.

Se viene allontanato per giusta causa è necessario che il dipendente riceva il necessario preavviso e che sappia le ragioni che hanno spinto l'impresa ad adottare questa scelta estrema. Vediamo quindi

  • Lettera di licenziamento, entro quanto prima deve essere fatta firmare
  • Validità lettera di licenziamento e decorrenza

Lettera di licenziamento, entro quanto prima deve essere fatta firmare

Il primo aspetto di cui essere a conoscenza quanto si parla di lettera di licenziamento sono le ragioni che conducono all'allontanamento del lavoratore. Può infatti accadere per giusta causa o per giustificato motivo oggettivo.

Nel primo caso la responsabilità va ricondotta a un comportamento ritenuto incompatibile dall'azienda, nel secondo per ragioni oggettive ovvero per problemi economici o di riorganizzazione da parte della stessa impresa. In entrambe le circostanze occorre specificare le motivazioni nella lettera di licenziamento e spetta poi al dipendente decidere se impugnarla davanti a un giudice.

La differenza tra i due casi non è di certo di poco conto perché nel caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo occorre concedere un preavviso al dipendente che avrà diritto anche all'assegno di disoccupazione (la cui richiesta deve essere effettuata entro 68 giorni dal licenziamento) e al Trattamento di fine rapporto (da corrispondere entro 30 giorni dall'allontanamento del dipendente).

In caso contrario possono aggiungersi altri tipi di indennizzo sulla base delle dimensioni dell'azienda. Punto in comune sono i 60 giorni entro cui il lavoratore può presentare ricorso contro il licenziamento e per non perdere quindi questo diritto.

Ma entro quanto tempo far firmare la lettera di licenziamento affinché sia valida? La risposta può sorprendere perché la firma non è necessaria.

Validità lettera di licenziamento e decorrenza

La procedura di licenziamento prevede che la lettera venga preparata dal datore di lavoro e fatta firmare dal dipendente allontanato per giusta causa o per giustificato motivo oggettivo. Ma cosa succede se si rifiuta di firmarla? Come detto, la firma non è condizione necessaria per la validità del provvedimento.

L'azienda che assume questa decisione può infatti procedere in un secondo modo ovvero con l'invio di un raccomandata con ricevuta di ritorno.

In questo caso, come stabilito da una recente sentenza della Corte di cassazione, la lettera produce i suoi effetti nel momento in cui viene effettuato il tentativo di consegna all'indirizzo del lavoratore.

L'aspetto a cui prestare attenzione affinché il licenziamento sia valido è in realtà quello del preavviso, legato sia al tempo in cui si è lavorato in quell'azienda e sia al contratto collettivo nazionale di lavoro.

Pensiamo ad esempio che in Italia esistono quelli dei comparti terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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