Ferie possono essere revocate o no una volta date

Al lavoratore costretto a interrompere la propria vacanza spetta un risarcimento oppure una facilitazione di qualche tipo? Ma è davvero sempre possibile richiamarlo dalle ferie?

Ferie possono essere revocate o no una v

È possibile revocare le ferie ai lavoratori?

Il datore di lavoro ha il potere di revocare le ferie precedente concordate e accordate al lavoratore. Tuttavia non lo può fare a piacimento poiché devono sussistere valide ragioni per il richiamo in servizio. Pensiamo ad esempio a esigenze di produttività e di organizzazione che si sono manifestate proprio in quel periodo. Oppure alla contemporanea assenza improvvisa di altri colleghi, magari per un lutto o per un infortunio. In ogni caso deve pagare le spese di rientro sostenute dal dipendente.

Quando si parla di ferie ci sono tantissimi aspetti da prendere in considerazione che non si esauriscono con l'individuazione del periodo in cui il lavoratore può assentarsi.

E né dei giorni in cui è possibile prendere qualche giorno tutto per sé. La normativa in materia è molto fitta per tutti i contratti collettivi nazionali di lavoro. E anche se ci sono numerosi punti in comune, non mancano le differenze.

Pensiamo ad esempio al caso della revoca delle ferie: è sempre possibile? Al lavoratore costretto a interrompere la propria vacanza spetta un risarcimento oppure una facilitazione di qualche tipo?

La questione è molto delicata perché non solo le ferie sono considerate irrinunciabili (lo stabilisce addirittura la Costituzione italiana), ma allo stesso tempo c'è un periodo ben preciso entro il quale goderle.

Approfondiamo tutti gli aspetti della normativa in vigore, frutto di lunghe trattative comparto per comparto tra le varie organizzazioni sindacali di categoria e i governi che si sono succeduti nel tempo. Più precisamente vediamo in questo articolo due aspetti ovvero

  • Ferie revocate ai lavoratori: è possibile o no
  • Casi di revoca delle ferie una volta date

Ferie revocate ai lavoratori: è possibile o no

Spieghiamo subito che il numero di giorni di ferie è strettamente legato a legato a quelli di lavoro. Ricordando l'esistenza di possibili casi particolari contenuti nei vari Ccnl di categoria (terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici), nel caso di impiego full time per tutto l'anno ovvero fino a un massimo di 40 ore a settimana, i giorni di ferie di cui è possibile godere in un anno sono 28.

Come abbiamo premesso, la normativa in vigore si preoccupa di disciplinare anche i tempi di fruizione. Di queste 4 settimane, 2 vanno godute in maniera preferibilmente consecutive e altre 2 nell'arco dei successivi 18 mesi. Questi stessi giorni non possono essere monetizzati. Il lavoratore non può cioè rinunciare alle ferie in cambio di una maggiorazione dello stipendio.

Il solo caso di monetizzazione ammesso è quello delle dimissioni o del licenziamento con ferie residue da smaltire. Considerando questo rigido impianto normativo è allora possibile revocare le ferie al lavoratore?

La risposta è affermativa ma con alcune precisazioni. Il datore di lavoro ha il potere di revocare le ferie precedente concordate e accordate al lavoratore. Tuttavia non lo può fare a piacimento poiché devono sussistere valide ragioni per il richiamo in servizio.

Pensiamo ad esempio a esigenze di produttività e di organizzazione che si sono manifestate proprio in quel periodo. Oppure alla contemporanea assenza improvvisa di altri colleghi, magari per un lutto o per un infortunio.

Naturalmente la regola del buon senso è sempre decisiva affinché possano essere conciliate tutte le esigenze. Va da sé che i giorni di ferie non goduti nella sessione interrotta devono essere recuperati in seguito a una intesa successiva con l'azienda.

Casi di revoca delle ferie una volta date

La regola da seguire in questa delicata questione è quindi estremamente chiara: sì all'interruzione delle ferie del lavoratore, ma solo se esistono validi e urgenti motivi. C'è però un caso particolare della normativa in vigore da mettere in luce.

Se il datore richiama un dipendente in servizio deve non solo risarcire i danni (ad esempio se il lavoratore ha prenotato un soggiorno in una struttura turistica), ma anche ostenere le spese di rientro. Da parte sua il dipendente deve produrre tutti i documenti utili a dimostrarlo, come scontrini, fatture e ricevute.

Infine, un altro caso a parte è la possibilità concessa al lavoratore di cedere a titolo gratuito le ferie aggiuntive che il contratto collettivo nazionale di riferimento per consentire l'assistenza ai figli minori o bisognosi di cure mediche da parte dei colleghi.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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