I buoni pasto o benzina possono essere scaricati da chi ha partita iva forfettaria nel 2020-2021

Scegliere il regime forfettario comporta comunque per i contribuenti forfettari una serie di facilitazioni, a iniziare dall'esonero dalla tenuta di registri contabili.

I buoni pasto o benzina possono essere s

Partita Iva forfettaria 2020-2021: si possono scaricare buoni pasto o benzina?

Le partite Iva forfettarie non possono scaricare i costi sostenuti per l'esercizio della propria attività, compresi i buoni pasto e le spese per la benzina. Normativa 2020-2021 aggiornata alla mano, il solo onere deducibile è quello dei contributi previdenziali.

Aprire una partita Iva significa farsi carico di numerosi adempimenti burocratici, ridotti nel caso di adesione al regime forfettario. Non si tratta di semplice scartoffie ovvero di oneri da rispettare in sé, ma anche della possibilità di recuperare parte delle spese effettuate.

Pensiamo ad esempio ai costi per il carburante, benzina e diesel, che possono essere ingenti e costanti per le partite Iva che trascorrono molto tempo in auto per andare da un cliente all'altro. Ma possiamo pensare anche ai buoni pasto, quelli che in un rapporto di lavoro di tipo dipendente è un'alternativa al servizio mensa.

Ricordiamo subito che i buoni pasto o benzina possono essere scaricati da chi ha una partita Iva in regime ordinaria, ma la stessa disposizione si applica anche con il forfettario? Vediamo tutto:

  • Partita Iva forfettaria 2020-2021: si possono scaricare buoni pasto o benzina
  • Spese partita Iva forfettaria nel 2020-2021 può scaricare

Partita Iva forfettaria 2020-2021: si possono scaricare buoni pasto o benzina

Chi attiva una partita Iva forfettaria 2020-2021 accede a numerose agevolazioni. La più importante è la tassazione ridotta al 15%. Allo sesso tempo deve accettare molte limitazioni, tra cui il limite di ricavi e compensi fissati a 65.000 euro.

Ma ce n'è anche un'altra ovvero l'impossibilità di scaricare i costi sostenuti per l'esercizio della propria attività, compresi i buoni pasto e le spese per la benzina. Normativa aggiornata alla mano, il solo onere deducibile da parte delle partite Iva forfettarie è quello dei contributi previdenziali.

Scegliere il regime forfettario comporta comunque per i contribuenti una serie di facilitazioni, a iniziare dall'esonero dalla tenuta di registri contabili anche se resta l'obbligo di tenere e conservare i registri previsti e da disposizioni diverse da quelle tributarie, dall'obbligo di emissione della fattura elettronica nei rapporti B2B, dai versamenti periodici Iva (mensile o trimestrale), dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva, dalla registrazione dei corrispettivi, dalle liquidazioni periodiche, dal versamento annuale dell'Iva, dalla registrazione delle fatture emesse, dalla registrazione degli acquisti.

Tuttavia non mancano alcuni obblighi, come la certificazione dei corrispettivi e conservazione dei relativi documenti, purché si rispetti l'obbligo di annotazione degli incassi in un apposito registro cronologico, l'integrazione delle fatture relative agli acquisti intracomunitari superiori a 10.000 euro e per le altre operazioni di cui risultano debitori d'imposta e l'emissione della fattura elettronica nei rapporti con la pubblica amministrazione. 

Ma anche la conservazione e numerazione delle fatture ricevute e delle bollette doganali, la presentazione dei modelli Intrastat laddove previsti, l'adozione del registratore telematico e l'iscrizione all'archivio Vies. Infine, sulle fatture emesse non deve essere esposta l'Iva ma occorre riportare una specifica annotazione.

Spese partita Iva forfettaria nel 2020-2021 può scaricare

Né i buoni pasto e né le spese per la benzina per l'auto possono così essere scaricati da chi ha partita Iva forfettaria nel 2020-2021.

Tuttavia dal reddito è possibile dedurre i contributi previdenziali, compresi quelli corrisposti per conto dei collaboratori familiari fiscalmente a carico o non a carico se il titolare di un'impresa familiare non abbia esercitato il diritto di rivalsa sui collaboratori.

L'eccedenza è deducibile ai sensi sulla base della capienza del reddito. Le partite Iva in regime forfettario non sono considerati sostituti d'imposta e di conseguenza non effettuano la ritenuta. Devono però indicare in dichiarazione dei redditi il codice fiscale del percettore delle somme non assoggettate a ritenuta.

I ricavi e compensi non subiscono la ritenuta. Sono però tenuti a rilasciare al committente una dichiarazione in cui indicare che nessuna ritenuta è dovuta, altrimenti il contribuente in regime forfettario risulterebbe sempre a credito.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il