I buoni pasto si possono convertire in soldi o non si può fare

Il buono pasto presenta alcune caratteristiche comuni ovvero l'indicazione del codice fiscale o della ragione sociale del datore e della società emittente, del suo valore espresso in euro.

I buoni pasto si possono convertire in s

Si possono convertire in soldi i buoni pasto?

In alcun caso i buoni possono essere comunque convertiti in denaro. E né è possibile ottenere il resto in denaro liquido nel caso in cui il prezzo da pagare sia inferiore rispetto al valore del ticket. Via libera invece all'utilizzo di più buoni in contemporanea. Sono infatti cumulabili fino a un massimo di 8.

Al contrario di quanto si possa immaginare, i buoni pasto non spettano solo ai lavoratori a tempo indeterminato. Si tratta di una regola che vale per tutti i Ccnl in vigore (terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici).

Ma come metterla con la possibilità di convertirli in soldi? Si tratta di una opzione ammessa o è vietata? Lo scopriamo in questo articolo, ma non prima di aver ricordato che i ticket spettano anche a chi ha instaurato con il committente un rapporto di collaborazione e ai lavoratori subordinati a tempo pieno o parziale anche se l'orario giornaliero non preveda una pausa per il pasto.

Non cambiano alcune disposizioni generali con il pubblico esercizio che, una volta ricevuti i buoni pasto dal lavoratore, è chiamato a emettere e rilasciare apposito scontrino o ricevuta fiscale così come a fatturare i buoni ricevuti dai clienti alla società che li ha emessi.

Ricordiamo quindi che quando parliamo di buoni pasto facciamo riferimento sia a quelli tradizionali cartacei e sia a quelli elettronici che hanno la forma di un tesserino con banda magnetica simile a un bancomat o carta di credito. Approfondiamo quindi

  • Si possono convertire in soldi i buoni pasto o no?
  • Valore dei buoni pasto al di là della conversione

Si possono convertire in soldi i buoni pasto o no?

La comodità dell'utilizzo dei buoni pasto si spiega con molta facilità perché di fatto rappresentano una valida alternativa alla mensa aziendale. Il fronte di utilizzo è infatti molto ampio e va al di là di bar e ristoranti.

In pratica possono essere sfruttati anche per fare la spesa al supermercato così come per acquistare al dettaglio o consumare prodotti provenienti dal fondo di imprenditori agricoli, coltivatori diretti o società agricole. In alcun caso i buoni possono essere comunque convertiti in denaro. E né è possibile ottenere il resto in denaro liquido nel caso in cui il prezzo da pagare sia inferiore rispetto al valore del ticket.

Via libera invece all'utilizzo di più buoni in contemporanea. Sono infatti cumulabili fino a un massimo di 8. In tutti i casi, il buono pasto presenta alcune caratteristiche comuni ovvero l'indicazione del codice fiscale o della ragione sociale del datore e della società emittente, del suo valore espresso in euro, del termine di utilizzo, dello spazio per apporre data di utilizzo, firma del lavoratore o del titolare, timbro dell'esercizio convenzionato in cui il buono è stato utilizzato.

Deve essere quindi presente la frase che, come abbiamo visto, è quella che fa la differenza ovvero che "il buono pasto non è cedibile, né cumulabile oltre il limite di 8 buoni, né commercializzabile o convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare". Differente nella forma ma non nella sostanza il caso dei buoni pasti elettronici in cui i dati relativi al datore, alla società di emissione e al titolare sono memorizzati nel supporto utilizzato.

Valore dei buoni pasto al di là della conversione

Il valore nominale del buono pasto è pari a 5,28 euro. Non costituisce reddito da lavoro fino all'importo esente previsto dalla normativa in vigore. Oltre questa soglia, la differenza forma reddito imponibile ed è assoggettato alle ritenute di legge.

Laddove possibile, nella maggior parte dei casi, l'erogazione dei buoni pasto ai dipendenti viene effettuata il mese successivo a quello di riferimento sulla base delle presenze così come rilevate dal sistema di gestione presenze. I buoni pasto possono essere spesi fino alla data di scadenza indicata dalla ditta fornitrice.

Se non utilizzati sono sostituiti con scadenza differita che dovrà essere prevista nella convenzione con la ditta appaltatrice. In alternativa ai buoni pasto, il datore può mettere a disposizione la mensa aziendale con gestione propria o affidata in appalto a società esterne o la mensa esterna in apposite strutture.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il