I diritti di chi soffre di mal di schiena tra legge 104, agevolazioni, invalidità sul lavoro

Il mal di schiena può essere una delle situazioni più complesse da affrontare. Anche e soprattutto quando è tipo cronico. Ma quali sono i diritti dei lavoratori secondo leggi e CCNL 2022?

I diritti di chi soffre di mal di schien

Mal di schiena, quali sono i diritti dei lavoratori?

Il lavoratore ha diritto alla retribuzione con la malattia pagata dall'Inps che può essere integrata dallo stesso datore di lavoro. Ma sono anche tante altre le facilitazioni.

C'è una primissima norma di base da ricorda quando si parla di lavoratori con il mal di schiena e delle agevolazioni previste. Il datore di lavoro deve tutelare l'integrità fisica e quindi non assegnargli mansioni troppo pesanti dal punto di vista fisico.

In tutti i casi il datore deve essere informato della situazione e spetta naturalmente al dipendente fare questa comunicazione. Le parole da sole non bastano in quanto vanno accompagnate dal certificato medico che attesti l'incompatibilità delle mansioni del lavoratore con il suo stato di salute.

Si tratta di una regola generale che vale per ogni tipo di mal di schiena fra ernia, lombalgia, lombo sciatalgia, dolori alle vertebre, scoliosi. Approfondiamo quindi più specificatamente:

Mal di schiena, quali sono i diritti dei lavoratori

Altre agevolazioni per chi soffre di mal di schiena

Mal di schiena, quali sono i diritti dei lavoratori

Il mal di schiena è considerato una malattia. E lo è tal punto da rendere complessi anche i più semplici movimenti. Ecco quindi che chi soffre di mal di schiena può chiedere un certificato al proprio medico che assegna i giorni di malattia. Non cambia la procedura da seguire in quanto il certificato medico deve essere inviato telematicamente all'Inps dal medico di famiglia.

Spetta al lavoratore accertare che l'adempimento sia andato a buon fine e quindi informare il datore della propria impossibilità a recarsi sul posto di lavoro. Non solo diritti, ma anche doveri in quanto il lavoratore assente per malattia deve rispettare le fasce orarie di reperibilità previste per la visita fiscale. E naturalmente dovrebbe astenersi dal compiere quelle attività che potrebbero peggiorare la situazione ovvero ritardare la guarigione.

In definitiva, il lavoratore ha diritto alla retribuzione, la malattia viene pagata dall'Istituto nazionale della previdenza sociale e, a ben precise condizioni, integrata dallo stesso datore di lavoro. Al di là delle assenze, chi soffre di mal di schiena può chiedere al datore di lavoro di essere assegnato a mansioni differenti.

In tutti i casi, sarebbe un errore sottovalutare il mal di schiena sia perché da semplice dolore temporaneo può trasformarsi in un problema cronico e sia perché rappresenta uno dei motivi per ottenere il riconoscimento dell'invalidità. Se il dolore è intenso a tal punto da impedire di camminare, il dipendente può chiedere al medico una visita domiciliare. In ogni caso, la visita richiesta entro le ore 10 va eseguita nella stessa giornata altrimenti slitta al giorno successivo.

Il diritto a fruire delle agevolazioni legate alla legge 104 scatta invece quando il mal di schiena è tale da incidere sul piano fisico e su quello psicologico. E per cui è indispensabile il via libera della Commissione medica che esamina le condizioni di salute del lavoratore.

Altre agevolazioni per chi soffre di mal di schiena

C'è poi un'altra agevolazione da segnalare ed è quella relative alla detrazione delle spese mediche tra farmaci, consulti medici, risonanza magnetica, tac, ecografia. A cui aggiungere quella del 19% per l'acquisto di un materasso ortopedico. Purché sia presentata la prescrizione medica su carta intestata e sia prodotta la fattura intestata al contribuente in cui sia specifica il tipo di spesa.

La maggior parte delle malattie legate al mal di schiena ovvero di tipo muscolo-scheletriche da sovraccarico biomeccanico sono tabellate. Se il lavoratore sviluppa il mal di schiena per via delle attività svolte, può fare causa all'azienda e chiedere la rendita dell'Inail. Ma è possibile solo nel caso dei lavori di movimentazione manuale dei carichi svolti in modo non occasionale in assenza di ausili efficaci e dei lavori svolti in modo non occasionale con macchine che espongono a vibrazioni trasmesse al corpo intero.

Nessun indennizzo è invece riconosciuto se il mal di schiena, anche nel contesto lavorativo, sia da ricondurre a scelte personali e considerate irragionevoli dall'Inail ovvero prive di reale indispensabilità con la prestazione lavorativa e dunque tali da esporre l'interessato a un rischio determinato solo da queste scelte.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il