I lavoratori a chiamata sono dipendenti o ci sono differenze secondo legge 2021 e CCNL

I turni in alcune aziende sono stabili e prevedibili e non si prospetta in alcun caso l'esigenza di un lavoratore a chiamata. Ma non sempre è così.

I lavoratori a chiamata sono dipendenti

Lavoro a chiamata è per i dipendenti?

La giurisprudenza si è espressa diverse volte, ma a mettere un punto fermo sulla questione è stata la Corte di Cassazione secondo cui l'essere chiamati a lavorare solo quando occorre né include e né esclude un rapporto di tipo dipendente.

Non sempre le aziende sanno con esattezza di quante persone hanno bisogno per l'esecuzione di un lavoro. In base al tipo di attività possono infatti essere necessarie forze aggiuntive, ad esempio nel caso di una nuova commessa. Ecco quindi che i lavoratori a chiamata rappresentano una delle soluzioni a cui fanno maggiormente ricorso.

Resta però un dubbio di fondo: in base ai vari Ccnl 2021 (terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici) i lavoratori a chiamata sono dipendenti o no?

Le ore di chiamata richieste devono essere stabilite preventivamente per evitare che il lavoratore possa sentirsi ingannato. La legge stabilisce alcune regole che definiscono il lavoro a chiamata e stabiliscono gli standard che i datori di lavoro devono rispettare. Vediamo quindi:

  • Lavoro a chiamata è per i dipendenti o no
  • Differenze nel contratto per lavoratori a chiamata

Lavoro a chiamata è per i dipendenti o no

I turni in alcune aziende sono stabili e prevedibili e non si prospetta in alcun caso l'esigenza di un lavoratore a chiamata. Le società di contabilità, ad esempio, non scoprono da un giorno all'altro di aver bisogno di qualche forza lavoro in più.

Negli ospedali o nei negozi al dettaglio, un incidente in autostrada o una vendita può portare a una emergenza o a una situazione improvvisa da affrontare. Senza considerare che nelle situazioni di oggettiva difficoltà economica è ancora più difficile riuscire a fare previsioni sicure e affidabili sulla forza lavoro di cui c'è via via bisogno.

Poiché la pianificazione delle chiamate è sempre più diffusa sono sorte molte controversie, a iniziare da quella più note e che diverse volte ha investito il mondo del lavoro: i lavoratori a chiamata sono considerati dipendenti oppure no?

Le aziende sostengono che i lavoratori a chiamata sono indispensabili per affrontare situazioni di emergenza, ma che non possano essere considerati lavoratori dipendenti proprio per via dell'eccezionalità della situazione. Inevitabile allora che la situazione sia spesso finita all'attenzione dei giudici che si sono espressi in materia.

Per comprendere il rapporto che intercorre è innanzitutto indispensabile capire un aspetto ovvero quando si configura il rapporto di lavoro di tipo subordinato e dunque quando i lavoratori sono dipendenti. Non c'è una ragione unica perché è necessario che si concretizzino più elementi in contemporanea, ad esempio l'osservanza di un orario di lavoro, l'assunzione del rischio d'impresa da parte del datore di lavoro, l'esistenza di direttive tecniche e poteri sanzionatori e di controllo.

Ma anche la sistematicità e la continuità nello svolgimento della prestazione, lo svolgimento del lavoro con attrezzature fornite dal datore, il pagamento preordinato dello stipendio, l'inserimento del lavoratore nell'organizzazione del datore di lavoro.

Fissati questi punti, la giurisprudenza si è espressa diverse volte, ma a mettere un punto fermo sulla questione è stata la Corte di Cassazione secondo cui l'essere chiamati a lavorare solo quando occorre né include e né esclude un rapporto di tipo dipendente.

Differenze nel contratto per lavoratori a chiamata

Il contratto di lavoro a chiamata è soggetto a due regole fondamentali. La prima è che può essere sottoscritto per le esigenze individuate dai contratti collettivi nazionali di lavoro, anche con riferimento a prestazioni in periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno. La seconda nel caso di lavoratori fino a 24 anni oppure oltre 55 anni. L'attività dei lavoratori a chiamata va conclusa entro il compimento dei 25 anni.

Tenendo conto di queste basi è preferibile lavorare su un insieme di regole quando si stabilisce un regime di rotazione e retribuzione su chiamata. Soprattutto se le dimensioni dell'azienda sono limitate, le differenze nella frequenza delle ore a chiamata può avere un impatto sul morale.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il