Il marito, la moglie, figli e parenti possono aiutare nel lavoro senza essere assunti o vietato

Marito, la moglie, figli e parenti possono aiutare nel lavoro senza assunzione ma solo in alcuni casi: quali sono e quando è vietato

Il marito, la moglie, figli e parenti po

Il marito, la moglie, figli e parenti possono aiutare nel lavoro senza essere assunti?

La possibilità per marito, moglie, figli e altri parenti di aiutare nel lavoro senza assunzione sussiste e vale solo nel caso in cui l’aiuto interessi un’attività autonoma. E’, invece, assolutamente vietato per i parenti, marito, moglie, figli o altri che siano, aiutare nel lavoro senza assunzione nel caso di aiuto in un lavoro da dipendente. 
 

I parenti possono aiutare a lavoro senza essere regolarmente assunti? La legge prevede norme specifiche sulla possibilità per marito, moglie, figli o altri parenti che aiutano nel lavoro senza assunzione, distinguendo anche tra aiuti nel settore autonomo o dipendente. A seconda dei diversi casi, infatti, sussistono notevoli differenze. Vediamo allora se e quando marito, moglie, figli possono aiutare nel lavoro senza essere assunti.

  • Parenti possono aiutare nel lavoro senza essere assunti o è vietato
  • Moglie, marito, figli, parenti possono aiutare nel lavoro senza assunzione per attività autonoma

Parenti possono aiutare nel lavoro senza essere assunti o è vietato

La possibilità per marito, moglie, figli e altri parenti di aiutare nel lavoro senza assunzione sussiste e vale solo nel caso in cui l’aiuto interessi un’attività autonoma. E’, invece, assolutamente vietato per i parenti, marito, moglie, figli o altri che siano, aiutare nel lavoro senza assunzione nel caso di aiuto in un lavoro da dipendente. 

Stando, infatti, a quanto previsto dalle norme attualmente in vigore, è vietato per i parenti aiutare nel lavoro quando si tratta di aiuto per marito, moglie, figli o altri parenti dipendenti di un’altra azienda, per esempio nel caso di una cassiera di un supermercato che si fa sostituire dal marito o dal figlio.

In tal caso, considerando che la cassiera è una dipendente di un’attività, farsi aiutare delegando un parente al proprio posto, senza regolare assunzione, significherebbe parlare di lavoro nero che, come ben sappiamo, è penalmente perseguibile e prevede anche pesanti sanzioni per il datore di lavoro. 

Inoltre, in tal caso, se datore di lavoro o azienda si accorge che il proprio dipendente si fa aiutare nel lavoro da marito, moglie, figli o altri perenti, anche se saltuariamente, è tenuta a prendere provvedimenti che, nella maggior parte dei casi, possono prevede anche il licenziamento del dipendente stesso.

Moglie, marito, figli, parenti possono aiutare nel lavoro senza assunzione per attività autonoma

Del tutto diversa, invece, è la situazione di marito, moglie, figli o altri parenti che aiutano senza assunzione in un’attività autonoma. In questo caso, la legge permette di aiutare nel lavoro anche senza alcuna assunzione, gratuitamente e senza alcuna comunicazione necessaria ai relativi uffici del lavoro, a condizione, però, che si tratti di un aiuto considerato collaborazione occasionale.

Deve cioè trattarsi di lavoro prestato occasionalmente dai familiari conviventi con il lavoratore che si fa aiutare fino a massimo 90 ore all’anno. Se, infatti, si supera questo periodo di tempo si passa nella cosiddetta impresa familiare e le cose cambiano. Generalmente, per marito, moglie, figli o altri parenti aiutare nel lavoro senza essere assunti, spontaneamente, significa adempiere a doveri familiari e assolvere quasi ad un compito familiare.

Il lavoratore o l'impenditore che si fa aiutare dai parenti non deve retribuire il coniuge, il figlio o un altro parente che lo aiuta sul lavoro, né è tenuto al versamento dei contributi previdenziali versargli all’Inps. Ciò che, invece, toccherebbe è l’iscrizione all’Inail per prestazioni ricorrenti, rese, cioè, almeno una o due volte durante lo stesso mese, a condizione che nell’anno le prestazioni non superino le 10 giornate lavorative.

La legge permette di aiutare senza essere assunti in un’attività autonoma marito, moglie, figli e altri parenti entro il terzo grado, agli affini entro il secondo grado e ai figli. Tale possibilità, precisiamo, non vale per conviventi e fidanzati. Dunque, marito, moglie, figli o altri parenti che aiutano nel lavoro autonomo senza alcuna regolare assunzione non sono considerati, per la legge, lavoratori in nero né si corre il rischio di subire alcuna sanzione.

Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il