In quali casi se muore un genitore, figlio o altro parente posso chiedere risarcimento? Tutti i casi 2021

Danni economici, di salute, comportamento illecito di terzi: quali sono i casi in cui si può chiedere risarcimento quando muore un genitore, figlio o parente

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Quando si può richiedere risarcimento se muore un genitore, un figlio o altro parente?

Stando a quanto previsto dalle norme attuali, il risarcimento per la morte di un genitore, un figlio o altro parente si può richiedere quando la morte sia stata causata da comportamento illecito di terzi, o quando crea danni e perdite economiche ai superstiti, o quando infligge sofferenze talmente grandi da provocare problemi di salute. 
 

Quali sono i casi in cui se muore un genitore, figlio o altro parente posso chiedere risarcimento? Il risarcimento per la morte di un genitore, figlio o altro parente spetta, per legge, a coloro che sono riconosciuti come prossimi congiunti, e quindi coniugi, figli, genitori e fratelli, ma in realtà può essere richiesto anche da altri familiari o conviventi che non sono legati da un vincolo matrimoniale ma che hanno un rapporto affettivo molto stabile e duraturo da poter essere paragonato ad un matrimonio.

Non sempre, però, quando muore un genitore, un figlio o un altro parente si ha diritto a chiedere il risarcimento. Vediamo allora se muore un genitore, figlio o altro parente quando è possibile chiedere un risarcimento nel 2021.

  • Quando si può chiedere risarcimento se muore un genitore, figlio o altro parente
  • Come calcolare risarcimento se muore un genitore, figlio o altro parente


Quando si può chiedere risarcimento se muore un genitore, figlio o altro parente

Stando a quanto previsto dalle norme attualmente in vigore, è possibile chiedere un risarcimento quando muore un genitore, un figlio o altro parente quando la morte avviene a causa di terzi e quando si accerta la convivenza tra il defunto e l’eventuale parente che chiede il risarcimento.

Per la legge, infatti, la convivenza è il presupposto necessario per chiedere il risarcimento del danno da perdita del coniuge, figlio o altro parente ma secondo la Corte di Cassazione il risarcimento spetta solo se la morte del genitore, figlio o altro parente deriva dal comportamento illecito di terzi e colpisce in maniera particolare anche in virtù del forte legame esistente tra deceduto e chi vuole chiedere il risarcimento, non solo coniugi, figli, fratelli o genitori ma, per esempio, il risarcimento può essere richiesto anche da nipoti per la morte dei nonni con essi non conviventi, o dal coniuge anche legalmente separato, per il precedente e lungo rapporto affettivo vissuto con il coniuge defunto, così come da fidanzato convivente. 

Il risarcimento del danno si può chiedere in diversi casi che sono:

  • nel caso di sofferenze fisiche patite defunto prima di morire e meritevoli di tutela;
  • se vengono meno con la morte del coniuge o altro parente, tutte le entrate economiche che avrebbero continuato ad esserci se il parente non fosse defunto e che contribuivano a garantire il buon andamento economico della famiglia o della coppia;
  • se il dolore derivante dalla perdita di genitore, figlio o altro parente crea un danno alla propria integrità psicofisica e sofferenza soggettiva tale da portare ad un peggioramento della propria salute psichica.

Il risarcimento quando muore un genitore, figlio o altro parente tra genitori e fratelli non viene riconosciuto automaticamente e il congiunto deve dimostrare il danno subito. Spetta poi al giudice decidere se riconoscere, o meno, il risarcimento e calcolare l’importo da liquidare.

Come calcolare risarcimento se muore un genitore, figlio o altro parente

Il risarcimento nei casi di morte di un genitore, un figlio o altro parente si calcola considerando specifici criteri come:

  • rapporto di parentela esistente con il defunto per cui più prossimo è il parente e maggiore è l’entità del risarcimento da riconoscere;
  • qualità e intensità della relazione affettiva;
  • età di defunto e congiunto;
  • presenza nel nucleo familiare di altri conviventi o di altri familiari non conviventi fino al secondo grado di parentela.
     

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il