Insulti e offese online su Internet su Facebook, WhatsApp o email quando sono reato

In fin dei conti un insulto è sempre un insulto, anche quando viene formulato su Facebook, WhatsApp o email e più in generale su Internet. Regole aggiornate 2019.

Insulti e offese online su Internet su Facebook, WhatsApp o email quando sono reato

Cambiano gli strumenti di comunicazione e oltre alla classica dicotomia tra comunicazione verbale e comunicazione scritta occorre tenere conto dei tanti modi in cui è possibile comunicare nero su bianco. Accanto all'inchiostro classico c'è anche quello elettronico che passa anche dalle varie piattaforme social come Facebook, dai software di messaggistica istantanea come WhatsApp e più in generale da Internet e dai messaggi di posta elettronica. Il punto è che spesso e volentieri anche la comunicazione scritta attraverso questi strumenti travalica i limiti della continenza.

E quello che vogliamo adesso capire sia in base alle leggi aggiornate 2019 e alle ultime sentenze in materia, è quando gli insulti e le offese online costituiscono un reato e possono essere puniti.

Insulti su Internet: diffamazione e ingiuria

In fin dei conti un insulto è sempre un insulto, anche quando viene formulato su Facebook, WhatsApp o email e più in generale su Internet. La giurisprudenza è stata in grado di aggiornarsi tempestivamente e prevedere sanzioni per chi viene riconosciuto colpevole? La risposta è affermativa e anche gli insulti e le offese possono essere diffamanti e come tali da perseguire. Secondo i giudici non c'è alcuna differenza dal punto di vista sostanziale tra uno scritto su un giornale cartaceo e uno un giornale pubblicato sulla Rete.

Il problema è in realtà un altro ed è come fare a dimostrare di essere stato oggetto di diffamazione nel caso di una conversazione via WhatsApp, di una email, di un messaggio spedito via chat o di un semplice sms.

Un chiarimento è necessario: si parla di diffamazione quando l'insulto è pronunciato (anche in forma scritta) in assenza del destinatario e davanti ad almeno due persone. L'ingiuria - di recente penalizzata - è rivolta alla vittima, indipendentemente dalla presenza di altre persone. Essendo reato, la procura procede obbligatoria all'azione nel caso di presentazione di querela per diffamazione. Se l'accusa è di ingiuria occorre invece muoversi con un atto di citazione notificato dal proprio legale.

La prima procedura non prevede costi da parte del querelante, a meno di richiesta di risarcimento danni per cui è necessario farsi affiancare da legale, altrimenti occorre anticipa i costi della causa.

Quando sono reato offese su Internet su Facebook, WhatsApp o email

Fatta questa distinzione, diventa chiaro che tutti i messaggi privati via Facebook, WhatsApp o email sono solo ingiurie per cui la sanzione è solo civile e non penale. L'eventuale risarcimento può essere chiesto solo con l'avvio di un'azione legale. La diffamazione scatta nel caso in cui a leggere il messaggio sono altri destinatari (pensiamo ai gruppi Facebook o WhatsApp) o due indirizzi di posta elettronica, come nelle mailing list.

Esiste anche una terza ipotesi: l'invio di messaggi tramite sms, Facebook o WhatsApp con cui una persona riferisce di insulti nei confronti di un terzo. In questo caso non si parla né di ingiuria e né di diffamazione e l'azione non è perseguibile.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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