L'azienda può sostituire un dipendente in aspettativa retribuita o non retribuita o è vietato secondo leggi 2021

Per la durata massima di 2 anni e una sola volta nell'arco della vita lavorativa, per gravi e documentati motivi di famiglia, i lavoratori hanno diritto all'aspettativa.

L'azienda può sostituire un dipenden

Aspettativa retribuita o non, l'azienda può sostituire il dipendente?

Sì, nel caso in cui un dipendente decida di fruire dell'aspettativa, sia essa retribuita o meno, un'azienda può legittimamente pensare alla sua sostituzione ovvero all'assunzione a tempo determinato di un'altra unità lavorativa.

I motivi per cui un dipendente può chiedere l'aspettativa retribuita o non sono numerosi. Ma come può comportarsi l'azienda? Può cioè procedere con la sua sostituzione ovvero con l'assunzione di un nuovo dipendente? Cosa prevedono le leggi 2021 in materia? Ricordiamo che nel caso di ottenimento dell'aspettativa, il lavoratore conserva il posto e, solo nel caso in cui sia retribuita, anche lo stipendio.

Approfondiamo la questione e più esattamente vediamo da vicino in questo articolo:

  • Aspettativa retribuita o non, l'azienda può sostituire il dipendente o no

  • Quando anticipare il periodo di aspettativa

Aspettativa retribuita o non, l'azienda può sostituire il dipendente o no

Nel caso in cui un dipendente decida di fruire dell'aspettativa, sia essa retribuita o meno, un'azienda può legittimamente pensare alla sua sostituzione ovvero all'affidamento delle mansioni a un altro lavoratore. Le strade percorribili sono due. Da una parte incaricare un altro lavoratore interno dello svolgimento dell'attività. Dall'altra procedere con l'assunzione a tempo determinato di un'altra unità lavorativa. Il dipendente in aspettativa ha infatti il diritto alla conservazione del posto.

Per le disposizioni vigente, il dipendente può chiedere l'aspettativa per una lunga serie di altri motivi. Ad esempio per riavvicinarsi al coniuge o convivente stabile in servizio all'estero. Il lavoratore può chiedere l’aspettativa per il tempo di permanenza all'estero del coniuge o convivente stabile, ma non c'è retribuzione né decorrenza dell'anzianità di servizio. Stessa cosa in caso di cooperazione con paesi in via di sviluppo o per cariche pubbliche elettive.

Esattamente nel caso di elezione come membri del Parlamento europeo, membri del Parlamento italiano, membri dei Consigli regionali, sindaci di Comuni, presidenti di Province, presidenti di Consigli comunali e provinciali, presidenti di Consigli circoscrizionali nelle città con più di 500.000 abitanti, presidenti delle Comunità montane e delle Unioni di comuni, membri delle Giunte comunali e provinciali, consiglieri comunali, provinciali, di Comunità montane e Unioni di comuni. Pure per la durata del corso di studio ai dipendenti ammessi ai dottorati di ricerca o che usufruiscono di borse di studio i dipendenti possono ottenere l'aspettativa.

Per la durata massima di 2 anni, anche frazionabili, e una sola volta nell'arco della vita lavorativa, per gravi e documentati motivi di famiglia, i lavoratori hanno diritto alla medesima opportunità. Qualche esempio? Handicap, decesso di familiari, patologie gravi o acute, gravi patologie dell'infanzia e dell'età evolutiva. In queste circostanze, l'aspettativa può essere cumulata con la tradizionale aspettativa per motivi di famiglia se utilizzata allo stesso titolo

Quando anticipare il periodo di aspettativa

Ci sono alcuni casi previsti dalla legge in cui il lavoratore può anticipare l'anno di aspettativa non retribuita spettante nel quinquennio successivo e di conseguenza l'azienda può procedere con le pratiche per la sua sostituzione.

Si tratta dei cosiddetti gravi motivi ovvero situazioni derivanti da una patologia acuta e cronica dei familiari, che comportano la perdita permanente o temporanea dell'autonomia funzionale, come le affezioni croniche di natura congenita, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivante da dipendenze.

Ma anche situazioni di grave disagio personale, esclusa la malattia, nelle quali incorra il dipendente; necessità della presenza e dell'impegno per la cura o l'assistenza dei familiari; necessità familiari a seguito della morte di uno dei familiari sotto indicati. Stessa cosa anche per i membri della propria famiglia anagrafica; dei familiari anche non conviventi per i quali si ha l'obbligo di prestare alimenti come coniuge; figli legittimi, naturali o adottivi e, in loro mancanza, i discendenti prossimi; genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; generi e nuore; suoceri; fratelli e sorelle. Infine per parenti o affini entro il terzo grado portatori di handicap, anche se non conviventi.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il