Le ultime sentenze Cassazione più importanti su licenziamenti illegittimi

Da conoscere assolutamente per dipendenti e aziende nuove regole e chiarimenti decisi da ultime sentenze Corte Cassazione avvenute nel 2020-2021 ma anche negli anni precedenti

Le ultime sentenze Cassazione più import

Il licenziamento continua a rimanere un tema molto delicato nel mercato del lavoro italiano. Non è un caso che la Corte di Cassazione sia più volte intervenuta per definire il perimetro di applicazione di tale misura. Il confine tra licenziamento legittimo e quello illegittimo può infatti essere molto sottile e può bastare una interpretazione errata delle disposizioni legislative per far sorgere controversie tra datori e lavoratori.

Ma se c'è un motivo supplementare per cui i giudici si sono più volte espressi sui licenziamenti illegittimi è anche per via dei cambiamenti normativi, piccoli o grandi che sia. Passiamo allora in rassegna le pronunce più rilevanti nel biennio 2020-2021 e più esattamente vediamo in questo articolo:

  • Licenziamenti illegittimi, le ultime sentenze della Cassazione

  • Decisioni più importanti dei giudici sui licenziamenti illegittimi

Licenziamenti illegittimi, le ultime sentenze della Cassazione

Andando quindi alla ricerca delle ultime sentenze più importanti su licenziamenti illegittimi nel 2020-2021, secondo la Suprema Corte, il regime della responsabilità solidale del committente con l'appaltatore di servizi opera con riguardo agli emolumenti, al cui pagamento il datore di lavoro risulti tenuto in favore dei propri dipendenti, aventi natura strettamente retributiva e concernenti il periodo del rapporto lavorativo coinvolto dall'appalto. Va quindi esclusa l'applicabilità del regime alle somme liquidate a titolo di risarcimento del danno da licenziamento illegittimo.

Sono numerosi i dettagli normativi legati ai licenziamenti illegittimi su cui i giudici si sono pronunciati. Per la Corte di Cassazione, in tema di imposte sui redditi da lavoro dipendente, le somme percepite dal contribuente a titolo risarcitorio sono soggette a tassazione solo se, ed entro i limiti in cui, siano volte a reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi mentre non sono assoggettabili a tassazione quelle intese a riparare un pregiudizio di natura diversa.

Un'altra importante sentenza ha stabilito che nell'ammissione al passivo di un fallimento per crediti da lavoro, ove il curatore intenda sciogliersi dal rapporto di lavoro, deve farlo nel rispetto delle norme limitative dei licenziamenti individuali e collettivi.

La necessità di tutelare gli interessi della procedura fallimentare non esclude l'obbligo del curatore di rispettare le norme per la risoluzione dei rapporti di lavoro. Quindi in caso di licenziamento illegittimo scatta in risarcimento dei danni calibrato sulla retribuzione globale di fatto, dal giorno del licenziamento a quello della reintegra, anche se il rapporto era già sospeso e non era possibile effettuare la prestazione.

Decisioni più importanti dei giudici sui licenziamenti illegittimi

C'è un altro passaggio importante sottolineato dalla Suprema Corte in riferimento ai licenziamenti illegittimi: se una sentenza di condanna al risarcimento del danno viene impugnata dal soccombente soltanto nella parte in cui se ne afferma sussistere la responsabilità, incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice del gravame il quale, senza modificare le statuizioni sulla responsabilità, modifichi la quantificazione del danno.

Nono sono davvero mancate le prese di posizione in materia degli Ermellini. In tema di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, l'ultima retribuzione globale di fatto, cui dev'essere commisurata l'indennità risarcitoria in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo dichiarato illegittimo, deve essere parametrata al tipo di danno subito dal lavoratore, id est la prosecuzione della missione presso l'utilizzatore, nel caso di indebita interruzione della stessa, ovvero la prosecuzione della disponibilità del lavoratore, nel caso in cui la cessazione del rapporto con l'utilizzatore non sia imputabile all'agenzia. Ne consegue che il risarcimento corrisponderà, nel primo caso, alla retribuzione percepita presso l'utilizzatore e, nel secondo caso, all’indennità di disponibilità percepita dal lavoratore al momento del licenziamento.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il