Le ultime sentenze sulla legge 104 che chiarificano le leggi sui permessi nel 2022

Sono numerose le sentenze della magistratura sulla legge 104 e alcune di queste hanno messo in discussione alcune certezze.

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I permessi concessi ai lavoratori in base alla legge 104 rappresentano una delle principali conquiste della legislazione sociale. Al lavoratore con disabilità grave ovvero al familiare che lo assiste sono riconosciuti 3 giorni di permessi di lavoro retribuiti al mese o, in alternativa, 2 ore nell'arco della stessa giornata lavorativa.

Tutto molto chiaro e lineare, se non che i tribunali sono spesso intervenuti per fare chiarezza su una serie di passaggi. Vediamo quindi quali sono le decisioni che hanno fatto maggiormente discutere:

  • Legge 104, sentenze sui permessi nel 2022

  • Altre sentenze dei tribunali sui permessi legge 104

Legge 104, sentenze sui permessi nel 2022

Approfondendo quindi le decisioni della magistratura sui permessi legge 104, secondo la sezione Lavoro della Corte di Cassazione, la fruizione dei permessi non presuppone il rientro in servizio dopo un periodo di assenza per malattia o aspettativa, ma solo l'attualità del rapporto di lavoro.

In pratica l'assenza dal lavoro verificatasi nel giorno in cui il lavoratore avrebbe dovuto far rientro al lavoro, al termine del periodo massimo di conservazione del posto di lavoro non è computabile ai fini del superamento del periodo massimo di comporto.

Quando si parla di sentenze, è chiaro che l'ambito di applicazione è estremamente ampio. Pensiamo ad esempio al caso molto diffuso relativo all'uso fraudolento dei permessi di assistenza alle persone con handicap. L'utilizzazione dei permessi per scopi estranei a quelli presentati dal lavoratore costituisce comportamento grave, tale da determinare nel datore di lavoro la perdita di fiducia nei successivi adempimenti e idoneo a giustificare il recesso.

Sempre la sezione Lavoro della Cassazione ha fissato un altro principio fondamentale: in tema di permessi legge 104 per l'assistenza a persone portatrici di grave handicap, la norma di interpretazione ha chiarito che sia nel settore privato e sia in quello pubblico, i permessi devono essere retribuiti, sicché anche nei giorni di fruizione spetta la corresponsione del compenso previsto.

Quindi, il lavoratore pur non essendo obbligato a prestare assistenza alla persona disabile nelle ore di lavoro, deve comunque garantire un minimo di assistenza. Di conseguenza risponde di truffa chi utilizzi questi permessi per recarsi all'estero, in viaggio personale ovvero non legato a ragioni lavorative.

Altre sentenze dei tribunali sui permessi legge 104

Anche il tribunale di Roma si è espresso sui permessi legge 104. Ricordando che si ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa, la lavoratrice che rivendica di aver fruito dei permessi in misura inferiore a quella spettanti di diritto - spiegano i giudici - deve produrre in atti la relativa richiesta di permesso dalla stessa avanzata e elementi dai quali risulti che tale richiesta sia stata successivamente respinta dalla società, ovvero che tali ore di permesso siano state imputate a ferie.

Sempre per la Corte di Cassazione, la limitazione della computabilità dei permessi opera nei casi in cui debbano cumularsi con il congedo parentale ordinario e con il congedo di malattia del figlio. Si tratta di una ipotesi nelle quali è prevista una indennità minore rispetto a quella vigente per la retribuzione normale. Ne consegue che i permessi, accordati per l'assistenza del genitore portatore di handicap concorrono nella determinazione dei giorni di ferie maturati dal lavoratore che ne ha beneficiato.

I lavoratori disabili, in possesso del certificato di handicap con connotazione di gravità, possono richiedere due tipi di permessi: un permesso pari a due ore giornaliere, oppure tre giorni di permesso mensile.

In tema di permessi mensili riconosciuti al lavoratore dipendente pubblico o privato che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affini entro il secondo grado, sempre secondo la sezione Lavoro della Corte di Cassazione tale diritto costituisce un diritto del lavoratore, anche se in cosiddetto part time verticale, non comprimibile e da riconoscersi in misura identica a quella del lavoratore a tempo pieno.

Ci sono diverse sentenze giudiziarie nella legge 104 e alcune domande sulla certezza.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il