Legge 104 a quali parenti spetta. Chi ne ha diritto, fino a quale grado di parentela

Condizione fondamentale per accedere alle facilitazioni della legge 104 è il mancato ricovero a tempo pieno in strutture ospedaliere o simili della persona disabile.

Legge 104 a quali parenti spetta. Chi ne

La legge 104 è il principale riferimento normativo per le persone affette da disabilità. Si tratta della cosiddetta legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. In realtà i benefici e le agevolazioni previsti da questa disposizione normativa coinvolgono anche i familiari.

Più precisamente, come vedremo in questo articolo, esiste una vera e propria tabella con i gradi di parentela e affinità in riferimento al disabile. Il tutto senza dimenticare che sono considerate patologie invalidanti quelle dell'infanzia e dell'età evolutiva per la cui terapia e riabilitazione è necessario il coinvolgimento dei genitori o di chi esercita la potestà.

Ma anche le patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi periodici clinici, ematochimici e strumentali.

Stesso trattamento per le patologie acute o croniche che comportano la perdita permanente o temporanea dell'autonomia personale, comprese le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivante da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche.

Infine, la lista si completa con le patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario. Condizione fondamentale per accedere alle facilitazioni della legge 104 è il mancato ricovero a tempo pieno in strutture ospedaliere o simili della persona disabile.

Analizziamo quindi con maggiore precisione cosa prevede la normativa in corso e quindi

  • Fino a quale grado di parentela si ha diritto alla legge 104
  • Legge 104: chi ha diritto alle facilitazioni fiscali e non

Fino a quale grado di parentela si ha diritto alla legge 104

La legge 104 parla chiaro e prevede la fruibilità delle agevolazioni ovvero dei tre giorni di permesso mensili ai lavoratori che assistono parenti o affini entro il secondo grado disabili, anche non conviventi.

In alcuni casi, come vedremo nella tabella di seguito, anche parente e affini fino al terzo grado sono ammessi ai permessi. Questa agevolazione può si traduce in mezze giornate o frazionata in ore di astensione dal lavoro:

  • Parenti fino al primo grado che possono fruire dei benefici e delle agevolazioni previsti dalle legge 104 e aggiornamenti: genitori/coniuge e figli
  • Affini fino al primo grado che possono fruire dei benefici e delle agevolazioni previsti dalle legge 104 e aggiornamenti: suoceri nuora e genero
  • Parenti fino al secondo grado che possono fruire dei benefici e delle agevolazioni previsti dalle legge 104 e aggiornamenti: nonni/fratelli/ e sorelle nipoti (figli dei figli)
  • Affini fino al secondo grado che possono fruire dei benefici e delle agevolazioni previsti dalle legge 104 e aggiornamenti: cognati
  • Parenti fino al terzo grado che possono fruire dei benefici e delle agevolazioni previsti dalle legge 104 e aggiornamenti: zii/bisnonni e nipoti (figli di fratelli), pronipoti
  • Affini fino al terzo grado che possono fruire dei benefici e delle agevolazioni previsti dalle legge 104 e aggiornamenti: zii acquisiti e nipoti acquisiti

Fino a quale grado di parentela si ha diritto alla legge 104

Dopo aver capito fino a quale grado di parentela si ha diritto alla legge 104 è utile fare una panoramica sulle altre agevolazioni del rapporto di lavoro.

Comprendono infatti anche l'accesso al part time anche temporaneamente e reversibilmente, il telelavoro (suggerito durante i periodi di malattia e di cura dei dipendenti) e l'esenzione dal lavoro notturno.

Ma anche il riconoscimento al dipendente disabile della facoltà di scegliere la propria sede di lavoro sin dal momento dell'assunzione.

Lavoratore gravemente disabile e il familiare che lo assiste hanno quindi diritto a non essere trasferiti ad altra sede lavorativa senza il loro consenso e a scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio. Quest'ultima possibilità è ammessa solo nel caso in cui sia effettivamente possibile.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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