Licenziamento per malattia: quando è legittimo?

Quando può scattare il licenziamento per malattia e i due casi in cui diventa legittimo: quali sono e cosa prevedono

Licenziamento per malattia: quando è legittimo?

E’ possibile licenziare un lavoratore per malattia?

Non sempre. La legge italiana non prevede il licenziamento in caso di malattia del dipendente, al contrario, ne tutela lo stato di salute e la ripresa. Tuttavia, esistono dei casi in cui un eventuale licenziamento per malattia può essere considerato legittimo. Ma si tratta di pochissime eccezioni.

 

L’ordinamento italiano rivolge particolare attenzione alla salute e agli eventuali problemi che ne derivano, infatti, l'art. 32 della Costituzione definisce la salute come diritto fondamentale dell'individuo e come interesse della collettività. Con particolare riferimento ai rapporti di lavoro, l'art. 2110 del codice civile prevede che, in caso di malattia, infortunio, gravidanza o puerperio, il rapporto di lavoro possa essere sospeso e che il datore di lavoro non posso assolutamente licenziare il lavoratore malato. Sono tuttavia previsti casi rarissimi in cui il licenziamento per malattia del lavoratore può essere considerato legittimo.

Licenziamento per malattia: casi in cui è considerato legittimo

Sono, in particolare, due i casi in cui il licenziamento per malattia può essere considerato legittimo e si verificano:

  1. quando l'assenza del dipendente malato dal lavoro supera la durata massima prevista dal contratto collettivo;
  2. quando l'assenza del dipendente malato dal lavoro, pur se sia inferiore al periodo di tempo limite, comporta un grave pregiudizio per l'organizzazione dell'azienda.

Il codice civile italiano non prevede la possibilità di licenziamento del lavoratore malato a causa della sua malattia e dell'assenza protratta, ma stabilisce la legittimità del licenziamento del dipendente malato, anche durante il periodo in cui è a casa, per altre ragioni non legate alla malattia come:

  1. una crisi aziendale o la ristrutturazione interna, e in tal caso si parla di licenziamento per giustificato motivo oggettivo);
  2. una grave colpa commessa dal lavoratore stesso, e in tal caso di parla di licenziamento disciplinare, come nel caso del dipendente in malattia che non è a casa al momento delle visite fiscali del medico Inps.

L'assenza per malattia può protrarsi per un periodo massimo solitamente stabilito dai contratti collettivi e solo superato questo termine il licenziamento potrebbe diventare legittimo. L'unico caso in cui il dipendente può superare il periodo stabilito è quando la malattia si è verificata a causa del datore di lavoro, colpevole di non aver garantito un ambiente salubre e privo di rischi per il dipendente.

Assenza dal lavoro per malattia: limiti fissati dalla legge

Stando a quanto stabilito dalla legge, la durata di assenza dal lavoro per malattia per gli impiegati è:

  1. di 3 mesi quando l'anzianità di servizio non supera i dieci anni;
  2. di 6 mesi quando l'anzianità di servizio supera i dieci anni.

Per gli operai, invece, la durata del periodo di malattia è stabilita dalla contrattazione collettiva e può essere interrotto per effetto della richiesta del lavoratore di godere delle ferie maturate. Scaduto il periodo di malattia fissato, il datore di lavoro può licenziare il dipendente senza provare l'esistenza di una giusta causa o un giustificato motivo, ma è vietato licenziare il dipendente se supera il tempo stabilito per la malattia se la stessa è stata provocata o aggravata dalla nocività insita nelle modalità di esercizio delle mansioni o comunque esistente nell'ambiente di lavoro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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