Licenziamento per malattia quando non è valido e si può impugnare e fare ricorso. I casi 2021

Licenziamento per malattia quando non è valido e si può impugnare e fare ricorso. I casi 2021

Licenziamento per malattia quando non è

Lavoratore malato, quando il licenziamento è illegittimo?

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha individuato un caso ben preciso di licenziamento illegittimo per malattia. Accade quando il lavoratore dimostra che l'intervallo tra il superamento del periodo di comporto e la comunicazione del licenziamento ha superato i limiti di adeguatezza e ragionevolezza, che fanno pensare all'esistenza di una volontà del datore di lavoro di rinunciare alla facoltà di recedere dal rapporto.

Il concetto chiave da conoscere per sapere quando non è valido il licenziamento per malattia e quindi è possibile fare ricorso è quello del periodo di comporto. Indipendentemente dal Contratto collettivo nazionale di lavoro applicato - terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici - si tratta di quei giorni in cui il datore di lavoro non può allontanare il proprio dipendente se è malato.

Va da sé che non può essere necessariamente troppo breve poiché non tutte le patologie sono le stesse e alcune di loro hanno bisogno di un decorso maggiore prima di lasciarsele alle spalle. Per capirci, i tempi di guarigione da una leggera influenza non sono accostabili a quelli necessari per il pieno recupero da una gamma rotta.

D'altra parte, il periodo di comporto non può essere troppo lungo perché si rivelerebbe un danno per il datore e per lo stesso Istituto nazionale di previdenza sociale chiamato a pagare l'indennità.

Fino a che il periodo di comporto non è terminato, sia le disposizioni generali sul lavoro e sia quelle particolari contenute nei vari Ccnl vietano a un'azienda di licenziare il lavoratore.

In pratica finché dura la malattia, il dipendente è tutelato, non può essere allontanato, conserva il posto di lavoro e mantiene lo stesso stipendio. Anche se è scontato, facciamo presente che è fondamentale che la malattia sia vera e certificata. In caso contrario le conseguenze per il dipendente sono sia di carattere disciplinare e sia penali per via dell'accusa di truffa. Ma vediamo adesso

  • Lavoratore malato, quando il licenziamento è illegittimo
  • Tempi legali di comunicazione licenziamento per malattia

Lavoratore malato, quando il licenziamento è illegittimo

Per capire quando il licenziamento per malattia del lavoratore è illegittimo occorre fare un passo indietro e capire innanzitutto quando l'allontanamento del lavoro è ammesso. Ebbene norme alla mano, è possibile in tre casi:

Ed è proprio in quest'ultimo caso che si verificano i principali casi di licenziamento legati alla malattia, come la simulazione di una malattia inesistente oppure il rifiuto di sottoporsi a una visita fiscale.

Sono comunque esclusi dai controlli i lavoratori la cui assenza è giustificata da patologie particolarmente gravi per cui sono necessarie terapie salvavita, infortuni sul lavoro, malattie professionali, stati patologici relativi alla situazione di invalidità riconosciuta, gravidanza a rischio.

Naturalmente è possibile nel caso di superamento del periodo di comporto. Per quanto riguarda il calcolo, la durata prende in considerazione il periodo massimo di assenza per una sola e ininterrotta malattia oppure per più eventi di malattia quando le varie assenze non raggiungono il quantitativo richiesto per il comporto secco.

In tutti i casi la somma dei periodi di malattia non può superare una soglia prefissata. In questo contesto una recente sentenza della Corte di Cassazione ha individuato un caso ben preciso di licenziamento illegittimo per malattia.

Accade quando il lavoratore dimostra che l'intervallo tra il superamento del periodo di comporto e la comunicazione del licenziamento ha superato i limiti di adeguatezza e ragionevolezza, che fanno pensare all'esistenza di una volontà del datore di lavoro di rinunciare alla facoltà di recedere dal rapporto.

Il datore di lavoro può infatti procedere al licenziamento anche a distanza di alcuni giorni dal ritorno in sede del dipendente, ma deve prendere una decisione definitiva sulla sua permanenza in tempi stretti.

Tempi legali di comunicazione licenziamento per malattia

La comunicazione del licenziamento per superamento del periodo di comporto deve avvenire con tempestività, anche se le norme del lavoro non fissano un intervallo preciso.

La ripresa non implica la rinuncia al diritto di licenziamento, purché l'intervallo temporale tra la riammissione e il licenziamento non sia troppo ampio. L'inerzia viene equiparata alla rinuncia al recesso.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il