Mal di testa, la cefalea cronica diventa malattia sociale con nuova legge 2020

L'aspetto centrale da comprendere è che l'attenzione non è sul semplice mal di testa passeggero, anche se pure quest'ultimo rischia di diventare insopportabile quando è costante e acuto.

Mal di testa, la cefalea cronica diventa

Il percorso è stato lungo e a un certo punto è sembrato non vedere il traguardo. Con fatica e incertezza la nuova legge che riconosce la cefalea cronica come malattia sociale ha comunque visto la luce e per le tantissime persone che ne soffrono si tratta della grande svolta tanto attesa.

Di rilevante non c'è solo la qualifica di malattia invalidante per il mal di testa cronica con tutte le facilitazioni che comporta. Ma anche l'autorizzazione a sperimentare nuove cura per combattere questa patologia. Non subito ma comunque in tempi ragionevolmente brevi.

Tutti i dettagli sono rinviati a un doppio ulteriore passaggio: l'accordo tra le parti in sede di Conferenza Stato Regioni e successivo decreto del Ministero della Salute. Analizziamo quindi tutti i dettagli e più precisamente

  • Cefalea cronica è con nuova legge malattia sociale
  • Perché è importante la nuova legge sul mal di testa

Cefalea cronica è con nuova legge malattia sociale

L'aspetto centrale da comprendere è che l'attenzione non è sul semplice mal di testa passeggero, anche se pure quest'ultimo rischia di diventare insopportabile quando è costante e acuto.

Con la cefalea cronica si fa riferimento a una patologia invalidante e talmente difficile da resistere che non sono affatto rari i casi di chi ha cercato di sbarazzarsene nel peggiore dei modi con gesti estremi. Non solo, ma a guidare dal tasso di diffusione di questa patologia diventa chiaro quanto questa legge era attesa.

Nonostante il grande parlare e l'attesa piuttosto lunga, il nuovo testo di legge sul riconoscimento del mal di testa come malattia sociale è composto da un semplice articolo, ma in cui è specificato un aspetto importante: le tipologie di cefalea cronica riconosciute.

Sulla base del testo di legge approvato, la cefalea primaria cronica è riconosciuta come malattia sociale a una condizione ben precisa.

Deve essere certificata da almeno un anno in seguito a diagnosi effettuata da uno specialista del settore in un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee. Insomma, non basta un camice bianco generico ma occorre molta attenzione nell'iter da seguire per l'attestazione dell'effetto invalidante.

Più esattamente sono 6 le forme di mal di testa invalidanti: emicrania cronica e ad alta frequenza, cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici, cefalea a grappolo cronica, emicrania parossistica cronica, cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione, emicrania continua.

Come abbiamo accennato, il nuovo testo di legge non guarda solo al presente con il riconoscimento di facilitazioni per chi soffre di mal di testa cronico. Lo sguardo è rivolto anche al futuro poiché sono incoraggiati progetti di sperimentazione di nuovi metodi per quella che viene definita la presa in carico delle persone affette da cefalea.

Perché è importante la nuova legge sul mal di testa

Come spiegato dalla deputata Arianna Lazzarini che ha seguito l'iter della legge sin dalle prime mosse fino all'approvazione finale, l'Italia diventa il primo Paese in Europa ad adottare un provvedimento come questo.

A suo dire si tratta di un primo punto di partenza e di attenzione verso i circa 7 milioni di italiani che soffrono di mal di testa, con una prevalenza di donne soprattutto nella fascia d'età tra 20 e 50 anni. Secondo la parlamentare questo è un segnale che accende i riflettori su questa malattia affinché coloro che ne soffrono non si sentano messi da parte ovvero malati di serie b da non prendere troppo sul serio.

Eppure solo chi realmente soffre di cefalea cronica riesce a comprendere fino in fono la portata di questa nuova legge.

Per l'ex consigliere regionale del Veneto sono state date una speranza e una nuova dignità di vita perché questa - argomenta in seguito all'approvazione della nuova legge che in realtà è l'unificazione di due testi differenti a dimostrazione della sensibilità diffusa sulla questione - è una malattia invisibile che oggi esce dal cono d'ombra in cui è sempre stata.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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