Mancato pagamento dello stipendio: cosa fare?

Cosa fare e come comportarsi nel caso di mancato pagamento dello stipendio: regole sui termini entro i quali devono essere pagati

Mancato pagamento dello stipendio: cosa fare?

Esistono limiti di tempo entro i quali devono essere pagati gli stipendi?

Sì. Ogni contratto nazionale di lavoro prevede termini entro i quali gli stipendi devono essere corrisposti dai datori di lavoro ai propri dipendenti e in caso di mancato pagamento degli stessi stipendi, i datori di lavoro sono soggetti a more e interessi da versare ai propri dipendenti sommati allo stipendio.

 

Gli stipendi devono essere versati entro un termine massimo e vi sono leggi che stabiliscono questi stessi termini e sanzioni per i datori di lavoro che non pagano in tempo gli stipendi ai propri dipendenti. Si tratta di leggi pensate proprio per tutelare i lavoratori da eventuali negligenze da parte dei capi e mancato pagamento dello stipendio stesso.

Mancato pagamento dello stipendio: limiti entro bisogna pagare

Se molti datori di lavoro hanno la brutta abitudine di pagare in ritardo gli stipendi ai propri dipendenti, vi sono anche casi in cui i ritardi diventano talmente consistenti da sfociare nel mancato pagamento dello stesso stipendio. I termini entro i quali l datore di lavoro ha l’obbligo di pagare i propri dipendenti non sono uguali per tutti. Molto dipende, infatti, da quello che le singole tipologie di contratti prevedono. I termini entro i quali deve essere pagato lo stipendio sono, infatti, riportati nei propri CCNL di riferimento e variano in base ai contratti collettivi.

Negli stessi contratti sono riportate anche eventuali sanzioni a carico del datore di lavoro che ritardi il pagamento. Chi supera, infatti, i limiti previsti è automaticamente soggetto a mora e di conseguenza oltre a versare lo stipendio al proprio dipendente dovrà aggiungere anche una quota di interessi. Infatti, in caso di mancato pagamento o ritardo della busta paga, la sanzione per il datore di lavoro oscilla tra i 150 e i 900 euro e in di recidiva può aumentare fino a tre volte il suo importo. La sanzione può, in particolare, aumentare:

  1. dai 600 ai 3.600 euro, se la violazione persiste da oltre 6 mesi e riguarda più di 5 dipendenti;
  2. dai 1.200 ai 7.200 euro, se la violazione persiste da oltre 12 mesi e riguarda più di 10 dipendenti.

Mancato pagamento dello stipendio: cosa fare

Ritardo o mancato pagamento dello stipendio sono casi che permettono di:

  1. fare un sollecito;
  2. mettere in mora il datore di lavoro:
  3. presentare le dimissioni per giusta causa e richiedere la Naspi.

Se il ritardo del pagamento dello stipendio è di pochi giorni e di una singola mensilità non è considerato, in realtà, un motivo valido per dimissioni per giusta causa. Decisamente diversa, invece, la situazione se il pagamento arriva dopo un mese o viene del tutto saltato. La legge, infatti, prevede diverse forme di tutela del lavoratore e del suo diritto a ricevere lo stipendio, a partire dal limite massimo entro cui il titolare ha l’obbligo di versare lo stipendio, che è il giorno 10 del mese successivo. Ma ci sono CCNL che prevedono anche un termine differente, fissandolo, per esempio, al quinto giorno del mese successivo a quello lavorato, o al 27esimo giorno.

Nel caso di ritardi nei pagamenti dello stipendio, come precisato dall’Agenzia delle Entrate, il diritto del lavoro o i contratti nazionali prevedono il riconoscimento dei relativi interessi in base alle disposizioni legali in corso e si possono inviare solleciti di pagamento alla stessa azienda per il versamento dello stipendio senza. Il sollecito di pagamento può essere inviato:

  1. tramite raccomandata A/R;
  2. a mano presso un soggetto dell’amministrazione autorizzato a ricevere la posta;
  3. tramite PEC, considerando che ogni azienda e imprenditore deve avere un indirizzo PEC.

Con il sollecito si mette il datore/debitore in mora, portandolo al pagamento degli interessi stabiliti dai contratti collettivi. Se lo stipendio continua a non essere pagato dal datore di lavoro, il lavoratore ha la possibilità di dimettersi per giusta causa, senza obbligo di preavviso, come previsto dal CNNL, ed ottenere lo stato di disoccupazione.



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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