Non è necessario stare con chi si cura durante permessi legge 104 2021 per sentenza Cassazione

Sembra un obbligo e una certezza quello per cui durante i permessi della legge 104 si doveva stare con il proprio assistito obbligatoriamente per legge ma una sentenza della Cassazione cambia tutto

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Quando si è in permesso con legge 104 è necessario stare con proprio assistito?

La risposta della Cassazione ribalta una consuetudine data per certa. Ovvero la presenza non deve essere continuativa. In termini pratici il familiare può allontanarsi per interessi propri o del parente di cui si prende cura purché presti l'assistenza in maniera continuativa rispetto al permesso concesso. Può quindi allontanarsi dall'abitazione del disabile, anche per una breve passeggiata, ma non per andare in vacanza, giocare o dormire tutto il giorno.

Non è necessario e obbligatoria curare o anche semplicmente stare con chi si cura e si assistente durante i permessi della legge 104 nel 2021, dopo che una sentenza della Corte Costituzionale ha ricabiato di nuovo le regole o meglio le interpretazioni di una legge su cui più volte dievrsi gradi della magistratura si sono espressi nelcorso del tempo

Vale quindi, dopo questa decisione, la pena approfondire la questione ricordano che a questa facilitazione possono accedere i soli lavoratori dipendenti, siano essi del comparto pubblico o privato.

Non ci sono differenze sul funzionamento e sulla quantità di tempo a disposizione. Ma è piuttosto importante ricordare che i permessi possono essere richiesti solamente in caso di grave disabilità da parte del familiare assistito entro il secondo grado.

Il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado solo se i genitori o il coniuge della persona con handicap grave abbiano compiuto 65 anni oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti. Vediamo quindi nel dettaglio:

  • È necessario stare con l'assistito o no con permessi legge 104
  • Permessi legge 104, nuova sentenza della Corte di Cassazione

Si deve stare con il propio assistito durante i permessi di cui godono chi ha legge 104 2021?

Ci sono tre condizioni di base per poter chiedere e fruire dei permessi in base alla legge 104. La prima è essere lavoratori dipendenti, al di là se l'orario di lavoro sia part time o full time.

La seconda è la gravità della situazione di handicap da parte della persona che chiede o per la quale si chiedono i permessi, così come riconosciuta dalla commissione dell'Asl.

La terza e non meno importante è il mancato ricovero a tempo pieno in strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa della persona con disabilità grave.

Le eccezioni sono l'interruzione del ricovero a tempo pieno per necessità del disabile in situazione di gravità di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente certificate e il ricovero a tempo pieno di un minore con disabilità in situazione di gravità per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura ospedaliera il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare, ipotesi già prevista per i bambini fino a 3 anni di età.

Rispetto a questa situazione è necessario stare con l'assistito o no con permessi legge 104? La risposta è negativa: la presenza non deve essere continuativa. In termini pratici il familiare può allontanarsi per interessi propri o del parente di cui si prende cura purché presti l'assistenza in maniera continuativa rispetto al permesso concesso (3 giorni al mese o 2 ore se orario di lavoro pari o superiore a 6 ore oppure 1 ora se inferiore a 6 ore per tutti i giorni del mese senza possibilità di cumulare i permessi legge 104).

Può quindi allontanarsi dall'abitazione del disabile, anche per una breve passeggiata, ma non per andare in vacanza, giocare o dormire tutto il giorno.

Ecco cosa dice l'ultima sentenza della Corte di Cassazione sulla legge 104 e lo stare con chi si cura

La conferma di questa impostazione è arrivata con una recentissima sentenza della Corte di Cassazione secondo cui i permessi legge 104 presuppongono lo svolgimento di attività nell'esclusivo interesse del lavoratore.

Di conseguenza andare in vacanza, partecipare ad attività di personale interesse o adottare condotte similari tali da denotare una violazione del principio di buona fede nei rapporti con il datore di lavoro comporta l'abuso del diritto.

Tuttavia l'esclusività - ragionano i giudici della Cassazione - non può impedire a chi la offre di dedicare spazi temporali adeguati alle personali esigenze di vita. Per la Corte bisogna quindi verificare se l’eventuale esercizio di altre attività o la semplice attesa dell'occorrente assistenza possano integrare un uso legittimo del permesso.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il