Nuova sentenza Cassazione 2020 su come difendersi da indagini su spese sospette Guardia di Finanza

Anche in riferimento al Redditometro ovvero quello strumento adottato dal fisco per controllare le spese rispetto alle entrate, spetta al contribuente l'onere della prova.

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Come difendersi da indagini Guardia di finanza su spese sospette?

Non bastano le parole e né la buona fede per dimostrare la correttezza del proprio comportamento fiscale. Servono prove documentali, come ricordato di recente dalla Corte di Cassazione. Nel caso concreto di una donazione, ad esempio, è preferibile che il familiare che offre denaro effettui un bonifico affinché il passaggio sia tracciato e incontestabile. Altrimenti Guardia di finanza e Agenzia delle entrate potrebbero sospettare che quelle somme aggiuntive siano il frutto di attività non dichiarate al fisco ovvero di lavoro in nero.

Il principio di fondo che regola il rapporto tra controllore e controllato è che spetta al contribuente l'onere della prova. Significa che in caso di verifiche da parte dell'Agenzia delle entrate su operazioni sospetti, è in controllato a dimostrare la correttezza del proprio comportamento.

Anche in riferimento al Redditometro ovvero quello strumento adottato dal fisco per controllare il livello di spese rispetto alle entrate. Una nuova decisione della Corte di Cassazione allarga il ventaglio dei modi con cui il contribuente può difendersi.

Sotto osservazione dell'Agenzia delle entrate finiscono le spese per la cura della persona (abbonamenti pay TV, giochi online, cavalli, alberghi, viaggi organizzati e centri benessere) e dei mezzi di trasporto (minicar, natanti e imbarcazioni, mezzi in leasing o noleggio).

Ma anche le spese per istruzione (anche scuole di specializzazione, master, tutoraggio, corsi di preparazione agli esami e canoni di locazione per studenti universitari), investimenti immobiliari e mobiliari netti (fondi d'investimento, certificati di deposito, valuta estera, oro, numismatica), donazioni in denaro a favore di onlus e simili, veterinarie, spese per abitazione (mutui, ristrutturazioni, collaboratori domestici, elettrodomestici, telefonia fissa e mobile).

Senza dimenticare assicurazioni e contributi previdenziali (obbligatori, volontari e complementari) e i costi sostenuti dal contribuente per attività sportive e ricreative in relazione al guadagno annuale così come indicato nella dichiarazione dei redditi. Entriamo allora nei dettagli di questa decisione dei giudici e più precisamente

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Come difendersi da indagini Guardia di finanza su spese sospette

Spetta quindi al contribuente l'onere della prova e dimostrare di non aver evaso le tasse ovvero le norme fiscali in materia di redditi. Il problema sorge però tutte le volte in cui questa dimostrazione non è così semplice da ottenere.

Pensiamo in particolare al caso in cui un parente o un familiare regali una somma di denaro più o meno cospicua che viene utilizzata per acquistare una nuova auto per la ristrutturazione di una parte delle casa. Se le spese sostenute sono in contrasto con le entrate ovvero si registra uno scostamento superiore al 20%, ecco che l'Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza potrebbero insospettirsi.

Per gli uomini del fisco questa differenza eccessiva è già la dimostrazione di un'anomalia. Di conseguenza spetta al contribuente riuscire a difendersi e convincere le Entrate che quei lavori o quell'acquisto sono stati pagati con la somma di denaro regalata da un familiare, ereditata o vinta al gioco.

Non bastano le parole e né la testimonianza verbale di chi ha offerto quei soldi. Servono prove documentali, come ricordato di recente dalla Corte di Cassazione, chiamati a pronunciarsi su un caso simile. Nel caso concreto di una donazione, è preferibile che il familiare che offre denaro effettui un bonifico affinché il passaggio sia tracciato e incontestabile.

Altrimenti Guardia di finanza e Agenzia delle entrate potrebbero sospettare che quelle somme aggiuntive siano il frutto di attività non dichiarate al fisco ovvero di lavoro in nero.

Nuova importante sentenza Cassazione 2020 sulle verifiche fiscali

Il principio dell'onere della prova a carico del contribuente e della necessità di rendere chiaro e trasparente il flusso di denaro ai fini dei controlli fiscali è stato ribadito ancora una volta dalla Corte di Cassazione.

I giudici hanno messo nero su bianco che laddove il contribuente deduca che la spesa sia il frutto di liberalità o di altra provenienza, la relativa prova deve essere fornita con la produzione di documenti dai quali emerga non solo la disponibilità all'interno del nucleo familiare di tali redditi, ma anche l'entità degli stessi e la durata del possesso in capo al contribuente interessato dall'accertamento.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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