Patto di non concorrenza: corrispettivo e tassazione

Un quadro completo sul patto di non concorrenza. Ecco le linee guida principali sul contratto tra impresa e lavoratore subordinato e parasubordinato.

Patto di non concorrenza: corrispettivo e tassazione

Cos’è il patto di non concorrenza?

Si tratta di un contratto stipulato tra il datore di lavoro e il dipendente, una sorta di accordo volontario, per alcuni versi facoltativo, che spesso si redige dopo o prima del contratto lavorativo. L’obbiettivo del patto di non concorrenza, si traduce nel porre dei limiti sull’attività che il lavoratore potrà svolgere nel periodo successivo, quando sopraggiunge la fine del rapporto di lavoro.

Il patto di non concorrenza è disciplinato dall’articolo 2125 del Codice Civile. Tale contratto prevede in sostanza, che il dipendente qualora termini il rapporto di lavoro, rispetti il datore di lavoro, impegnandosi a non abbracciare un’attività che possa risultare essere in concorrenza con quella posta in essere dal datore di lavoro stesso.

Patto di non concorrenza: corrispettivo e tassazione

In modo molto semplice iniziamo nel dire che il Patto di non concorrenza è nullo qualora sia restrittivo o limitativo, al tal punto da diminuire la sfera professionale del lavoratore, fino a danneggiare la forza reddituale. Resta da considerare l'aspetto monetario, cioè il corrispettivo che dovrà ricevere l'ex dipendente. Calcolato valutando la qualifica professionale del lavoratore, la quantità delle attività stabilite come concorrenti, la durata, e infine il vincolo territoriale.

In presenza di compensi simbolici il patto è valido? Assolutamente no, in presenza di compensi simbolici o non proporzionati alla privazione richiesta al lavoratore, oppure se non determina i confini territoriali di non concorrenza il patto è nullo.

Cosa succede se il lavoratore viola il patto di non concorrenza? Il datore di lavoro può avviare ricorso ai sensi dell’articolo 700 del Codice di Procedura Civile. Una volta dimostrando il danno recato dal lavoratore, può richiedere al giudice un’immediata ordinanza per la cessazione dell’attività di concorrenza. Inoltre, il datore di lavoro può ottenere non solo una penale per l’inosservanza del patto, ma anche l'intero compenso pattuito e versato.

Quando dura il patto di non concorrenza? Il contratto stipulato regolarmente nel caso in cui non sia specificata una diversa durata, dovrà essere rispettato per 5 anni dai dirigenti, mentre per tutte le altre opzioni il vincolo è di tre anni, questo è quanto previsto dall’articolo 2125 del Codice Civile.

Cosa succede se il contratto del patto di non concorrenza riporta una durata superiore? Se il periodo specificato dal contratto fosse maggiore di quanto stabilito dall’articolo 2125 del Codice Civile, il periodo inerente la validità del contratto sarà ridotto sino a rientrare nei limiti normativi consentiti per legge.

Perché nasce il patto di non concorrenza? Il datore di lavoro lo utilizza per tutelarsi contro una probabile concorrenza sleale che potrebbe ricevere dal suo dipendente, una volta cessato il contratto lavorativo.

Si può evitare di firmare il patto di non concorrenza? Si tratta di un contratto facoltativo nel quale il lavoratore tutela il datore di lavoratore fornendo la garanzia di “non avviare o fare” delle attività concorrenziali. Il contratto si conclude con un corrispettivo in denaro versato dal datore di lavoro al lavoratore.

Cosa stabilisce il Codice civile sul patto di non concorrenza? L’articolo che disciplina tale contratto è il 2125 del Codice civile. La nullità del contratto viene posta nei seguenti casi, quali:

  • qualora il contratto non viene redatto in forma scritta;
  • qualora il contratto non prevede e si concluda con un corrispettivo in denaro per l’ex-dipendente;
  • qualora non vi siano indicato in modo specifico il vincolo riferito alle limitazioni di oggetto, tempo e luogo.

Autore: Antonella Tortora
pubblicato il