Per avere legge 104 entro quanto al massimo posso essere distante da chi curare per leggi 2021

Un lavoratore può accedere ai permessi per assistere familiari con handicap anche nel caso in cui il disabile da assistere usufruisca dei permessi lavorativi per se stesso.

Per avere legge 104 entro quanto al mass

Legge 104, quanto posso essere distante da chi curare?

La distanza chilometrica per fruire dei diritti connessi alla legge 104 è di 150 chilometri. Oltre tale distanza, il lavoratore deve attestare con un titolo di viaggio o altra documentazione il raggiungimento del luogo di residenza dell'assistito.

Per poter usufruire della legge 104 e in particolare dei permessi, è fondamentale che la persona disabile da assistere sia in situazione di gravità. Il lavoratore dipendente ha diritto di assentarsi dal lavoro per 3 giorni al mese, anche frazionabili a ore, o per 2 ore al giorno tutti i giorni. Se l'attività lavorativa giornaliera è inferiore alle 6 ore, il permesso orario giornaliero si riduce a 1 ora.

Anche all'interno dello stesso mese, i lavoratori possono passare dalla fruizione a giorni a quella oraria giornaliera. Ma solo in caso di esigenze improvvise, non prevedibili all'atto della richiesta di permessi. Prevista anche una ulteriore modalità di fruizione dei permessi, consentendo al lavoratore di assentarsi anche per 18 ore al mese. L

a distanza chilometrica per fruire dei diritti connessi alla legge 104 è di 150 chilometri. Oltre tale distanza, il lavoratore deve attestare con un titolo di viaggio o altra documentazione il raggiungimento del luogo di residenza dell'assistito. Approfondiamo meglio:

  • Legge 104, quanto posso essere distante da chi curare

  • Situazioni particolari per accedere agli aiuti legge 104

Legge 104, quanto posso essere distante da chi curare

Andando oltre i permessi legge 104 per l'assistenza di un familiare disabile, ai genitori biologici, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità minori di tre anni spettano in alternativa tre giorni di permesso mensili, anche frazionabili in ore o il prolungamento del congedo parentale con diritto per tutto il periodo a un'indennità pari al 30% della retribuzione.

Disposizioni alla mano, i giorni fruiti a titolo di congedo parentale ordinario e di prolungamento del congedo parentale non possono superare in totale i 3 anni, da godere entro il compimento del dodicesimo anno di vita del bambino. I genitori adottivi e affidatari possono fruire del prolungamento del congedo parentale per un periodo fino a 3 anni, comprensivo del periodo di congedo parentale ordinario, nei primi 12 anni dalla data di ingresso in famiglia del minore riconosciuto disabile in situazione di gravità, indipendentemente dall'età del bambino all'atto dell'adozione o affidamento e comunque non oltre il compimento della maggiore età.

Da segnalare quindi che un lavoratore può accedere ai permessi per assistere familiari con handicap anche nel caso in cui il disabile da assistere usufruisca dei permessi lavorativi per se stesso. Come precisato dall'Inps, è però indispensabile che il lavoratore disabile, pur beneficiando dei propri permessi, abbia una effettiva necessità di essere assistito da parte del familiare lavoratore convivente.

Allo stesso tempo, nel giorno in cui il lavoratore usufruisce del permesso per assistere il familiare disabile, quest'ultimo non deve prestare attività lavorativa. Infine, nel nucleo familiare non deve essere presente un altro familiare non lavoratore in condizione di prestare assistenza.

Situazioni particolari per accedere agli aiuti legge 104

In ogni caso, possono accedere al beneficio dei permessi legge 104 il genitore del disabile, il coniuge del disabile, il convivente more uxorio, il coniuge unito civilmente, il parente o l'affine, lavoratore dipendente, entro il secondo grado.

Quindi i parenti e gli affini di terzo grado possono fruire dei permessi lavorativi solo quando i genitori o il coniuge del disabile siano deceduti o mancanti o quando i genitori o il coniuge del disabile abbiano compiuto i 65 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti.

Attenzione quindi ai casi che fanno eccezione all’ottenimento del permesso. Si tratta dell'interruzione del ricovero a tempo pieno per necessità del soggetto disabile di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente certificate.

Dopodiché il ricovero a tempo pieno di un soggetto disabile in stato vegetativo persistente o in situazione terminale. Infine il ricovero a tempo pieno di un soggetto disabile per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il