Per chi non c'è la Naspi nel 2021-2022 in caso di licenziamento? E in quali casi può essere sostituita da altro

Quali sono i casi in cui la Naspi per la disoccupazione non spetta anche per licenziamento: cosa prevedono norme in vigore e chiarimenti

Per chi non c'è la Naspi nel 2021-2022 i

Per chi non c’è la Naspi nei casi di licenziamento?

Non hanno diritto, per legge, a percepire la Naspi, indennità per la disoccupazione, specifiche categorie di lavoratori come dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni, lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale, lavoratori che percepiscono l’assegno ordinario di invalidità, operai agricoli, lavoratori pronti ad andare in pensione di vecchiaia o anticipata.
 

Per chi non c’è la Naspi nel 2021-2022 in caso di licenziamento? La Naspi è l’indennità di disoccupazione che può essere richiesta da tutti coloro che restano involontariamente senza lavoro. Si tratta, cioè, di chi viene licenziato ma spetta anche a chi non viene licenziato direttamente ma perde la propria occupazione a causa di dimissioni ma per giusta causa. 

Tuttavia, non sempre in caso di licenziamento spetta la Naspi. Vediamo in quali casi di licenziamento non spetta e quali eventuali altre indennità possono sostituirla.

  • Naspi per chi non spetta in caso di licenziamento
  • Quali indennità possono sostituire la Naspi a chi non spetta

Naspi per chi non spetta in caso di licenziamento

Possono, per legge, presentare domanda per avere la Naspi per la disoccupazione le seguenti categorie di lavoratori che perdono involontariamente il lavoro come:

  • lavoratori assunti con contratto di apprendistato;
  • lavori dipendenti privati assunti sia con contratto a tempo determinato e sia con contratto a tempo indeterminato;
  • soci lavoratori di cooperative;
  • lavoratori del settore artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • lavoratori dipendenti a termine delle pubbliche amministrazioni.

L'indennità di disoccupazione Naspi spetta nel 2021-2022 nei casi di licenziamento, essendo considerata perdita involontaria del lavoro, e anche nei casi di licenziamento per giusta causa, anche quando il licenziamento è per motivi disciplinari perchè si tratta comunque di un provvedimento che prevede il recesso dal contratto di lavoro unilaterale.

La Naspi spetta, inoltre, nei casi di:

  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dinanzi all’Ispettorato territoriale del lavoro, nell’ambito della procedura di conciliazione prevista dalla legge per licenziamento per motivi economici;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro a causa del rifiuto del dipendente di essere trasferito in una sede di lavoro ad oltre 50 km dalla propria residenza o raggiungibile in oltre 80 minuti circa con i mezzi pubblici.

Tuttavia, precisiamo, che la Naspi non spetta pur in caso di licenziamento nel 2021-2022 per:

  • dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale;
  • lavoratori che percepiscono l’assegno ordinario di invalidità, a meno che non vi rinuncino e scelgano la Naspi;
  • lavoratori che hanno raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata;
  • operai agricoli sia a tempo determinato e sia a tempo indeterminato.

Quali indennità possono sostituire la Naspi a chi non spetta

Nei casi in cui la Naspi anche in caso di licenziamento non è prevista, non è sempre detto che vi siano altre indennità per sostituirla. In particolare, al posto della Naspi, per esempio, gli operai agricoli spetta una indennità di disoccupazione agricola, che può essere richiesta da operai agricoli con contratto di lavoro a tempo determinato in agricoltura e in alcuni casi che hanno anche un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

In particolare, la disoccupazione agricola spetta a:

  • operai agricoli a tempo determinato, anche conosciuti come braccianti agricoli, questi possono essere assunti per almeno 100 o 151 giornate lavorative annuali, in questo caso vi è l’obbligo di stipulare un contratto scritto, o per periodi inferiori, nel secondo caso non vi è obbligo di contratto scritto.  Come vedremo in seguito non tutti hanno diritto alla disoccupazione agricola;
  • piccoli coloni;
  • piccoli coltivatori diretti che integrano le 51 giornale lavorative annue con versamenti volontari;
  • compartecipanti familiari;
  • operai agricoli a tempo indeterminato che lavorano solo per una parte dell’anno e risultano disoccupati nella restante parte dell’anno. 

Per avere diritto alla disoccupazione agricola bisogna soddisfare i seguenti requisiti:

  • essere iscritto negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli;
  • aver maturato almeno due anni di anzianità nell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria.

La Naspi non è sostituita da altro, invece, per i dipendenti pubblici assunti con contratto a tempo indeterminato e il motivo è presto detto: a differenza dei dipendenti del settore privato, i dipendenti pubblici delle pubbliche amministrazioni difficilmente vengono licenziati, motivo per il quale non servono tutele per il licenziamento di questi lavoratori.

E’ altrettanto improbabile che il dipendente pubblico venga licenziato per fallimento, cessazione o chiusura aziendale, come può accade nel privato, motivo per cui non serve alcuna tutela contro la disoccupazione per dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni. 
 

Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il