Permessi legge 104 non è necessario stare con proprio assistito. Nuova sentenza Cassazione 2020

L'ultima decisione della Corte di Cassazione rimette in discussione una certezza che sembrava acquisita ovvero quella dell'obbligo di stare fianco a fianco dell'assistito.

Permessi legge 104 non è necessario star

È necessario stare con l'assistito o no con permessi legge 104?

La presenza non deve essere continuativa. In termini pratici il familiare può allontanarsi per interessi propri o del parente di cui si prende cura purché presti l'assistenza in maniera continuativa rispetto al permesso concesso. Può quindi allontanarsi dall'abitazione del disabile, anche per una breve passeggiata, ma non per andare in vacanza, giocare o dormire tutto il giorno.

Trascorrono gli anni, ma la questione se è necessario stare con il proprio assistito quando si fruisce dei permessi legge 104 continua a rimanere di stretta attualità. Lo è perché i giudici danno una interpretazione diversa delle disposizioni sulla base dei casi particolari che via via sono chiamati ad affrontare.

L'ultima decisione della Corte di Cassazione rimette in discussione una certezza che sembrava acquisita ovvero quella dell'obbligo di stare fianco a fianco dell'assistito nelle ore o nei giorni di utilizzo dei permessi lavoro richiesti con la legge 104.

Vale quindi la pena approfondire la questione ricordano che a questa facilitazione possono accedere i soli lavoratori dipendenti, siano essi del comparto pubblico o privato.

Non ci sono differenze sul funzionamento e sulla quantità di tempo a disposizione. Ma è piuttosto importante ricordare che i permessi possono essere richiesti solamente in caso di grave disabilità da parte del familiare assistito entro il secondo grado.

Il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado solo se i genitori o il coniuge della persona con handicap grave abbiano compiuto 65 anni oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti. Vediamo quindi nel dettaglio:

  • È necessario stare con l'assistito o no con permessi legge 104
  • Permessi legge 104, nuova sentenza della Corte di Cassazione

È necessario stare con l'assistito o no con permessi legge 104

Ci sono tre condizioni di base per poter chiedere e fruire dei permessi in base alla legge 104. La prima è essere lavoratori dipendenti, al di là se l'orario di lavoro sia part time o full time.

La seconda è la gravità della situazione di handicap da parte della persona che chiede o per la quale si chiedono i permessi, così come riconosciuta dalla commissione dell'Asl.

La terza e non meno importante è il mancato ricovero a tempo pieno in strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa della persona con disabilità grave.

Le eccezioni sono l'interruzione del ricovero a tempo pieno per necessità del disabile in situazione di gravità di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente certificate e il ricovero a tempo pieno di un minore con disabilità in situazione di gravità per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura ospedaliera il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare, ipotesi già prevista per i bambini fino a 3 anni di età.

Rispetto a questa situazione è necessario stare con l'assistito o no con permessi legge 104? La risposta è negativa: la presenza non deve essere continuativa. In termini pratici il familiare può allontanarsi per interessi propri o del parente di cui si prende cura purché presti l'assistenza in maniera continuativa rispetto al permesso concesso (3 giorni al mese o 2 ore se orario di lavoro pari o superiore a 6 ore oppure 1 ora se inferiore a 6 ore per tutti i giorni del mese senza possibilità di cumulare i permessi legge 104).

Può quindi allontanarsi dall'abitazione del disabile, anche per una breve passeggiata, ma non per andare in vacanza, giocare o dormire tutto il giorno.

Permessi legge 104, nuova sentenza della Corte di Cassazione

La conferma di questa impostazione è arrivata con una recentissima sentenza della Corte di Cassazione secondo cui i permessi legge 104 presuppongono lo svolgimento di attività nell'esclusivo interesse del lavoratore.

Di conseguenza andare in vacanza, partecipare ad attività di personale interesse o adottare condotte similari tali da denotare una violazione del principio di buona fede nei rapporti con il datore di lavoro comporta l'abuso del diritto.

Tuttavia l'esclusività - ragionano i giudici della Cassazione - non può impedire a chi la offre di dedicare spazi temporali adeguati alle personali esigenze di vita. Per la Corte bisogna quindi verificare se l’eventuale esercizio di altre attività o la semplice attesa dell'occorrente assistenza possano integrare un uso legittimo del permesso.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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