Quali acquisti sono esclusi dal cashback 2020-2021. Lista prodotti e servizi esclusi

Sono esclusi dal cashback sia nel 2020 in relazione alla fase sperimentale e sia nel 2021 in riferimento a quella ordinaria pure gli acquisti presso sportelli Atm.

Quali acquisti sono esclusi dal cashback

Cashback, quali sono acquisti, prodotti e servizi esclusi?

Sono numerosi gli acquisti esclusi dal cashback di Stato, scopriamo che rientrano tutte le compere online, a meno che che la spesa è pagata al momento della consegna con una delle modalità previste per il cashback. Fuori dai giochi anche gli acquisti con modalità diversa dalla moneta elettronica ovvero acquisti pagati con bonifico o con assegni. E non sono i soli.

La macchina del cashback di Stato si è messa in moto e quanto pare sta viaggiando spedita. Nonostante le limitazioni che approfondiremo in questo articolo ovvero i servizi e i prodotti che non contribuiscono a formare il tesoretto su cui calcolare il rimborso, il numero dei cittadini che ha aderito a questa iniziativa sembra essere ben superiore rispetto alle aspettative iniziali.

E non dimentichiamo che si tratta della fase sperimentale, quella cioè in vigore fino alla fine dell'anno che precede quella ordinaria attesa solo nel 2021. Il funzionamento sarà il medesimo ovvero saranno rimborsate le spese con strumenti elettronici tracciabili (bancomat, carte di credito o carte di debito), al netto di una serie di esclusione. Approfondiamole ed esaminiamo:

  • Cashback, quali acquisti, prodotti e servizi sono esclusi
  • Oltre l'esclusione di prodotti e servizi dal casback 2020-2021

Cashback, quali acquisti, prodotti e servizi sono esclusi

Andando allora alla ricerca degli acquisti esclusi dal cashback di Stato, scopriamo che rientrano tutte le compere online, a meno che che la spesa è pagata al momento della consegna con una delle modalità previste per il cashback. Ma non si tratta della sola che non permette di accumulare la somma su cui calcolare il rimborso.

Fuori dai giochi anche gli acquisti con modalità diversa dalla moneta elettronica ovvero acquisti pagati con bonifico o con assegni.

Non vanno quindi conteggiati tra le 10 operazioni necessarie con le carte supportate dal cashback per raggiungere il tetto minimo di operazioni richieste gli acquisti per esigenze lavorative, professionali o aziendali come quelli pagati con una carta aziendale.

Restano alla porta anche le operazioni relative a pagamenti ricorrenti, con addebito diretto su carta o su conto corrente, come ad esempio la ricarica del credito telefonico oppure l'abbonamento a una piattaforma per la visione di programma televisivi on demand.

Sono esclusi dal cashback sia nel 2020 in relazione alla fase sperimentale e sia nel 2021 in riferimento a quella ordinaria pure gli acquisti presso sportelli Atm, come la ricarica telefonica allo sportello di poste e banche. Non finisce qui perché nella lista delle esclusioni finiscono anche altre due situazioni ben precise.

La prima sono gli acquisti pagati con carta intestata a una persona che non ha ancora raggiunto la maggiore età poiché esiste anche un vincolo di carattere anagrafico. La seconda sono gli acquisti da persone non residenti in Italia, anche se sono cittadini italiani.

Oltre l'esclusione di prodotti e servizi dal casback 2020-2021

A ogni modo, non tutto sta funzionando alla perfezione se, come spiega Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, il legislatore, nel disporre l'obbligo dello Spid anche per l'amministrazione finanziaria, non avrebbe tenuto conto del lavoro svolto dai professionisti intermediari che assistono contribuenti e imprese nell'assolvimento degli obblighi fiscali.

Allo stesso tempo, sono le sue osservazioni a pochi giorni dall'avvio della fase sperimentale del programma del cashback di Stato, non avrebbe considerato il ritardo che i cittadini e il Paese in generale registrano sul fronte dell'utilizzo delle tecnologie digitali.

A suo dire non tutti i contribuenti hanno la dimestichezza necessaria e un grado di alfabetizzazione digitale tale da affrontare senza difficoltà la gestione dell'app Io e il funzionamento dell'identità digitale Spid.

Insomma, il professionista - aggiunge - finirebbe per essere costretto a richiedere l'autorizzazione a ogni singola operazione a cui dover dare seguito e quindi non sarà posto nella condizione di operare agevolmente per conto dei soggetti contribuenti da cui ha ricevuto delega. In definitiva, per il presidente dell'Associazione nazionale commercialisti, l'obbligatorietà dello Spid per i servizi dell'Agenzia delle entrate sarebbe una soluzione sbagliata.

A suo dire l'identità digitale sia da adottare quale ulteriore canale a disposizione per accedere ai servizi e che occorra quindi continuare a mantenere valido anche l’attuale sistema Fiscoline.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il