Quali clausole in un contratto di lavoro sono vietate, non si possono inserire. Lista 2020 aggiornata

Un patto restrittivo è una clausola in un contratto che vieta a un dipendente di competere con il suo ex datore di lavoro per un certo periodo al termine dell'attività.

Quali clausole in un contratto di lavoro

Quali sono le clausole vietate nel contratto di lavoro?

Le più importanti sono la modifica unilaterale del contratto di lavoro poiché ogni cambiamento deve essere accettato da entrambe le parti e la clausola del licenziamento senza preavviso, a meno che il caso non rientri tra quelli previsti dalla legge. Ma sono numerose le circostanze da valutare.

Ogni azienda possiede informazioni che considera parte integrante e preziosa per il suo successo. Limitare l'uso di queste informazioni da parte dei dipendenti dopo la fine del loro rapporto di lavoro può essere vitale per la protezione della tua azienda o dei contatti con i clienti.

Un ex dipendente che conosce la tua tecnologia, informazioni strategiche o clienti o clienti può essere una risorsa interessante per un concorrente che cerca di invadere lo stesso mercato. Si tratta di una clausola che può essere inserita nel contratto di lavoro? E quali sono le clausole in un contratto di lavoro sono vietate?

Un datore di lavoro può cercare di proteggere l'uso di queste informazioni sia durante il rapporto di lavoro che dopo la fine del rapporto di lavoro mediante l'introduzione di cosiddette clausole restrittive. Molti datori di lavoro prevedono queste clausole nei contratti di assunzione di personale qualificato all'inizio del rapporto di lavoro.

La presenza di tali clausole nel contratto sin dall'inizio può aiutare a scoraggiare i dipendenti dal passare ai concorrenti e può mettere in guardia potenziali nuovi datori di lavoro.

Un patto restrittivo è una clausola in un contratto che vieta a un dipendente di competere con il suo ex datore di lavoro per un certo periodo al termine dell'attività, o impedisce all'ex dipendente di trattare o entrare in contatto con i clienti dell'azienda sfruttando la conoscenza acquisita durante il suo precedente impiego.

L'azione legale in questo settore può richiedere una notevole quantità di tempo e denaro, quindi è importante che i lavoratori comprendano i loro diritti. Vediamo quindi

  • Quali sono le clausole vietate nel contratto di lavoro
  • Possibile stabilire una durata minima del lavoro

Quali sono le clausole vietate nel contratto di lavoro

Nei rapporti di lavoro tutti i dettagli tra le parti ovvero oneri e onori vanno specificati in anticipo così da non incorrere in incomprensioni o, peggio, in tentativi di raggiro. Ecco quindi che sono vietate le clausole vessatorie che impongono la modifica unilaterale del contratto di lavoro poiché ogni cambiamento deve essere accettato da entrambe le parti: dipendente e datore di lavoro.

Allo stesso tempo è vietata la clausola del licenziamento senza preavviso, a meno che il caso non rientri tra quelli previsti dalla legge. In alcune circostanze il licenziamento senza preavviso è infatti sempre vietato. Ad esempio se il fatto è stato commesso ma non è così grave da portare al licenziamento oppure se il dipendente non ha commesso il fatto del quale è stato incolpato.

Ma anche se l'azienda non ha correttamente rispettato il procedimento disciplinare oppure se il fatto alla base del licenziamento non si è verificato o l'azienda non è stata in grado di dimostrarlo in giudizio. La procedura corretta prevede che il datore consegni una lettera di contestazione disciplinare nella quale indichi il fatto contestato e ritenuto una gravissima infrazione.

Quindi la concessione al lavoratore del tempo previsto dal Ccnl (Contratto collettivo nazionale di lavoro) applicato, che è generalmente di 5 giorni, per fornire la propria versione.

Infine la consegna al lavoratore della lettera di licenziamento in cui specifica le ragioni alla base alla base dell'allontanamento. Da queste regole non può sottrarsi e non può inserire nel contratto di lavoro clausole differenti.

Possibile stabilire una durata minima del lavoro

La normativa in vigore ammette invece che azienda e dipendente stabiliscano un periodo di tempo minimo entro il quale si impegnano a proseguire il rapporto di lavoro con l'obiettivo di garantire continuità lavorativa.

Si chiama clausola di stabilità nel rapporto di lavoro o patto di stabilità del rapporto di lavoro ed è inserita nel contratto di lavoro sottoscritto dalle parti. Il datore di lavoro conserva comunque la facoltà di licenziare il lavoratore per giusta causa.

Ad esempio per rivelazione a terzi di segreti aziendali, per furto di consistente valore in azienda, per correzione della data sul certificato medico al fine di allungare il periodo di malattia, per rifiuto di riprendere il lavoro dopo la malattia se la visita fiscale dell'Inps ha attestato la guarigione.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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