Quali comportamenti sono vietati in ufficio e possono portare al licenziamento per CCNL e leggi 2021

Quali comportamenti sono vietati in ufficio e possono portare al licenziamento per CCNL e leggi 2021

Quali comportamenti sono vietati in uffi

Licenziamento, quali sono i comportamenti vietati?

Tra i comportamenti vietati per cui scatta il licenziamento ci sono abbigliamento incompatibile con l'immagine dell'azienda, assenze ingiustificate, attività lavorative o ludiche che possono provocare o aggravare la malattia, distruzione di mezzi aziendali, falsificazione certificati medici presentati al datore di lavoro, falsificazione delle registrazioni delle presenze, furto o uso personale di beni aziendali, ingiurie o diffamazione, registrazione clandestina di conversazioni tra colleghi o con il superiore, rifiuto di misure di sicurezze.

Il licenziamento è la misura più estrema che un datore può applicare al lavoratore. Si tratta infatti dell'allentamento definitivo del dipendente dal posto di lavoro per un grave motivo ovvero per via di un comportamento vietato. Proprio questo è il discrimine che giustifica l'azione del datore.

A loro volta, i comportamenti vietati hanno una diversa gravità che possono ammettere il licenziamento per giusta causa ovvero in tronco e dunque senza preavviso per il dipendente. Approfondiamo in questo articolo tutti questi aspetti e dunque:

  • Modi possibili per licenziare un lavoratore
  • Licenziamento, quali sono i comportamenti vietati

Modi possibili per licenziare un lavoratore

Il comportamento del lavoratore deve essere tale da determinare la rottura della fiducia e può costituire giusta causa o giustificato motivo soggettivo di licenziamento. Le due ipotesi si differenziano per l'intensità della rottura e per gli effetti che ne conseguono.

La giusta causa consiste in un comportamento talmente grave da non consentire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto.

Come spiegato dalla Corte di Cassazione, il licenziamento per giusta causa è la più grave delle sanzioni che può essere applicata al lavoratore e può considerarsi legittimo se la mancanza di cui il dipendente si è reso responsabile è di una gravità tale che qualsiasi altra sanzione risulti insufficiente a tutelare l'interesse del datore di lavoro. In sintesi, le caratteristiche della giusta causa sono la gravità del fatto che la determina e l'immediatezza nella risoluzione del rapporto. 

A quel punto il datore di lavoro può recedere dal rapporto senza obbligo di dare il preavviso. Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del lavoratore, non così grave però da rendere impossibile la prosecuzione provvisoria del rapporto. In questo caso il datore di lavoro deve dare il preavviso.

Il giustificato motivo soggettivo richiede un inadempimento notevole. Di conseguenza quello di scarsa importanza legittima solo l'applicazione di sanzioni disciplinari di natura conservativa. In sintesi:

  • Comportamento del lavoratore: grave inadempimento di obblighi contrattuali extracontrattuali (giusta causa), notevole inadempimento degli obblighi contrattuali (giustificato motivo soggettivo)
  • Intensità della rottura del vincolo fiduciario: maggiore ma tale da non consentire nemmeno la prosecuzione provvisoria del rapporto (giusta causa), minore (giustificato motivo soggettivo)
  • Conseguenze: recesso immediato (giusta causa), recesso con preavviso (giustificato motivo soggettivo)

Licenziamento, quali sono i comportamenti vietati

In termini pratici, quali sono i comportamenti sono vietati in ufficio e possono portare al licenziamento?

E ancora più nello specifico, quali sono le azioni del lavoratore che comportano differentemente il licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo? A rivelare i casi concreti sono le sentenze dei giudici chiamati a esprimersi sulle questioni poste.

Qui scopriamo che tra i comportamenti della sfera privata che che hanno portato al licenziamento ci sono la detenzione e l'uso di stupefacenti, l'emissione di assegni a vuoto e l'aver subito protesti cambiari, la falsa testimonianza resa in giudizio civile tra il datore di lavoro e altro lavoratore, la gestione abusiva di scommesse e gioco del lotto, il grave dissenso ideologico di un dipendente addetto a mansioni di tendenza, il possesso illegittimo di armi. Ben più numerosi sono i comportamenti del lavoratore in relazione allo svolgimento degli obblighi contrattuali.

Il licenziamento è infatti scattato anche per abbigliamento incompatibile con l'immagine dell'azienda, assenze ingiustificate, attività lavorative o ludiche che possono provocare o aggravare la malattia, distruzione di mezzi aziendali, falsificazione certificati medici presentati al datore di lavoro, falsificazione delle registrazioni delle presenze, furto o uso personale di beni aziendali, ingiurie o diffamazione, registrazione clandestina di conversazioni tra colleghi o con il superiore, rifiuto di misure di sicurezze.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il